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SEDUTA INFUOCATA

Frontini ruggisce: “Ora che siamo arrivati noi non esistono altre soluzioni ad evitare il fallimento di Talete?”. Romoli : “Presentateci soluzioni, altrimenti fallirà”

Nella seduta fiume del Consiglio le posizioni non cambiano: Viterbo dice no alla privatizzazione, Romoli e Genova spiegano che non c’è più tempo da perdere e che si rischia una privatizzazione al 100%

Una seduta intensa, iniziata non stamani ma ieri, quando è uscita la notizia dei controlli della Guardia di Finanza negli uffici di Talete. Volano stracci, accuse e visioni diametralmente opposte su come debba essere gestita la società, che non sembra trovare pace. Tutto questo in Consiglio comunale, per l’occasione gremito in quanto aperto al pubblico.

C’erano spettatori, ma non solo. Anche altri sindaci, come Alessandro Giulivi di Tarquinia, Igino Vestri di Vasanello, Luca Profili di Bagnoregio. Poi i due grandi protagonisti, ossia Alessandro Romoli e Salvatore Genova, amministratore unico della Spa. Infine, presenti anche alcuni esperti, tra i quali Enrico Michetti, consulente di Giulivi.

Il punto all’ordine del giorno era questo: “Iniziative e informativa che il sindaco e l’amministrazione comunale intende intraprendere sulla partecipata Talete SpA e più in generale sul servizio idrico integrato, alla luce dell’abnorme aumento dei costi energetici che stanno aggravando notevolmente la già precaria condizione della società Talete”. E allora, se le posizioni di Frontini (“privatizzazione ultima spiaggia”) sono note, anche l’opposizione si schiera nuovamente. Il Pd ritiene che sia l’unica opzione per evitare il fallimento, mentre Lega e FdI vogliono scongiurare licenziamenti dei dipendenti, il dissesto e l’aumento delle bollette. In poche parole, vogliono sapere quale sarà il futuro di Talete. Luisa Ciambella, invece, propone una soluzione inedita: la ripubblicizzazione.

Il primo a parlare è Genova: “Personalmente vedo tre uniche soluzioni: o l’aumento di capitale, o un aiuto dalle banche o l’ingresso del socio privato. Il primo mi par di capire che non è possibile, dato che nessun comune si è fatto avanti formalmente. Il secondo lo abbiamo chiesto a Monte dei Paschi di Siena, ma ci è stato detto di no. Noi abbiamo percorso tutte le linee di finanziamento possibili, Pnrr compreso. In proposito, la regione ci ha comunicato di essere stati ammessi al finanziamento di tre progetti”. Tuttavia, Genova cambia tono quando si parla di futuro, soprattutto quello prossimo: “A fronte dei problemi, che potrebbero diventare insormontabili, mi sento anche di valutare l’extracosto. Non rientriamo tra le società energivore e questo è un paradosso, siamo in un momento molto difficile e gli show non servono a nulla. Il codice civile ci impone di richiamare tutti i soci alla responsabilità”. Una cosa è certa, per il dirigente: “Non abbiamo molto tempo a disposizione, queste divisioni possono pregiudicare il futuro dell’azienda”. 

Qualcuno, come Luisa Ciambella, chiederà in seguito di sapere per quale ragione Monte dei Paschi abbia detto no alla richiesta di Genova, ma quest’ultimo se ne sarà andato da qualche minuto da Palazzo dei Priori. Nessun accenno, infine, alla notizia dei controlli da parte delle fiamme gialle in sede, comunque confermata dall’amministratore unico di Talete.

È stato poi il turno di Romoli, che ha parlato di fronte ad un aula in religioso silenzio annunciando una preoccupante comunicazione: “Ci troviamo in uno stato di pre-dissesto finanziario, con perdite stimane attorno i 10 milioni. Ricordo che dobbiamo rispondere puntualmente alla normativa sulle società per azioni, poi c’è il tema riflesso dei crediti vantati dai singoli comuni, che ammontano i circa 14 milioni (per quello di Viterbo 3). Questo vuol dire che, in questo momento, sono a rischio anche i bilanci delle amministrazioni comunali”. Il presidente della Provincia, subito dopo, ha ricordato l’iter della procedura per la privatizzazione: “L’opera è stata avviata dall’Ato all’unanimità nell’aprile 2021, quello di giugno è stato solo l’ultimo passaggio. I 9 milioni per i depuratori sono un risultato importante, ma non basta. Nessuno vuole ricapitalizzare e non esiste nemmeno un ente che possa finanziare la spesa corrente, neppure Cassa Depositi e Prestiti. In questo scenario, stiamo pressando la Regione per accorpare l’Ato 1 all’Ato 2, dato che la solidità di Roma puó assorbire le nostre debolezze. Per correttezza devo dire che l’Ato romano è governato anche da Acea nella parte complementare”. Romoli, per la prima volta, nomina Acea, ma descrive per la prima volta anche cosa potrebbe accadere qualora Talete dovesse conclamare il dissesto: “Dicembre è alle porte, la situazione che si profila non è buona. Abbiamo cercato sul mercato un socio privato, lasciando comunque le porte aperte ad ogni altra soluzione, avviando responsabilmente il fallimento di una società di cui tutti siamo soci. In caso di dissesto, saremo costretti a dover recedere la concessione a Talete ed affidarla al 100% ad un altro operatore. Ebbene, questa sarebbe la privatizzazione dell’acqua”. Proprio mentre Romoli arringava in Consiglio, è giunta la voce della scelta dell’ingegner Daniele di far saltare la consulta d’ambito. In contemporanea, Romoli rendeva noto che, in queste condizioni, anche l’ingresso in societá dei comuni commissariati dovrà essere congelato”. Infine, l’ultimo appello alla responsabilità: “Dobbiamo accantonare i colori politici e fare fronte comune, altrimenti sappiamo a cosa andremo incontro”. 

Dopo Romoli ha preso la parola Alessandro Giulivi, sindaco di Tarquinia tra i firmatari, insieme a Frontini, del ricorso: “Dovremmo chiederci com’era Talete prima delle emergenze pandemiche ed energetiche. Al resto dovrà pensarci lo Stato”. Quasi una sentenza, come a voler addossare tutte le responsabilità a chi, negli anni passati, sedeva nei posti di comando dell’azienda, oggi in crisi nera. “Lo Stato dovrà metterci le mani, noi dobbiamo soltanto pensare a come evitare che ai nostri cittadini non venga più l’acqua dai rubinetti. Mettiamoci seduti e rivediamo io concetto che è alla base di Talete, fermo restando che, quello che succederà, lo vedremo dopo”. Insomma, Giulivi sembra non curarsi dell’appello di Genova, il quale sostiene che non ci sia più tempo.

L’altro sindaco ad intervenire è stato Vestri, di Vasanello, altro firmatario del ricorso: “Io ho sempre respinto con forza sia la privatizzazione che il cambio dello statuto. Come posso giustificare ai miei cittadini che, entrando in Talete, le bollette aumenteranno del 250%?”. 

La seduta è lunga e tirata, non mancano gli scontri verbali tra maggioranza ed opposizione e, addirittura, alcune volte ad intervenire è il pubblico presente in Sala d’Ercole con applausi ed esclamazioni, si sente pure qualche fischio. A ricevere l’ovazione è Paola Celletti, storica promotrice dell’acqua pubblica: “L’impressione - ha detto - è che si stia cercando la privatizzazione a tutti i costi. Dare il 40% ad un privato significa comunque privatizzare, perché una percentuale di quote simile è determinante per dettare la linea politica da seguire, in poche parole la regaleremmo senza colpo ferire”. 

Infine, all’ora di pranzo, arriva il turno di Luisa Ciambella: “Se talete fallirà - ha detto - i responsabili avranno nomi e cognomi, sono rimasta colpita dall’intervista che ha rilasciato Genova, soprattutto dal passaggio in cui dice di sperare che la Gdf possa fare chiarezza e dirgli cosa sia successo negli anni precedenti. Ma non era stato chiamato lui per farlo?”, si domanda. Poi si rivolge a Frontini: “Abbia la forza di andare avanti in questo percorso, lo faccia per i cittadini”. In conclusione del suo intervento, Ciambella lancia la sua proposta: “La ripubblicizzazione della società è una soluzione, almeno la società sarà sana. C’è una proposta di legge d’iniziativa popolare che parla di tariffa unica regionale, noi subiamo costi manutenzione alti, non vedo perché non applicarla”. 

Dopo l’interruzione per il pranzo, il Consiglio è ripartito nel pomeriggio. Tutti gli occhi erano su Frontini, che è intervenuta proprio sul finire dell’assemblea, con un discorso che, sicuramente, farà discutere nei prossimi giorni. “Servono responsabilità e trasparenza nelle scelte. Qualcuno ha detto che questa è la mia partita, non è affatto vero, questa è la partita di tutti i viterbesi che, votando il nostro programma, hanno scelto di di dire basta ai balletti degli amministratori e alle tanti altri eventi che, in questi anni, hanno contraddistinto la gestione di Talete. Nel febbraio 2019, nel 2020 e a gennaio 2021, il Consiglio comunale di Viterbo si è espresso, all’unanimità, contro la privatizzazione”. Frontini non fa nomi, ma il riferimento a Giovanni Arena è piuttosto palese: “La posizione del Comune, quindi, è stata sempre la stessa, se qualcuno, poi, ha votato contrariamente in sede decisionale, ne ha la responsabilità, politica e non solo. Già nel 2019, alla precedente amministrazione si chiedeva di affrontare i problemi di Talete prima che fosse troppo tardi. È evidente che non sia stato fatto”.

Frontini imbastisce l’allocuzione in maniera aspra: “Il Comune di Viterbo è Talete, dato che è socio di maggioranza. Se entra il privato, con una quota superiore, di chi è la società? Questa è la nostra preoccupazione. Noi vogliamo rispettare gli impegni e questo Comune si guardi alle spalle quando parla di sbagli, noi non abbiamo e non avremo alcuna responsabilità. Abbiamo ereditato una situazione terribile e non accettiamo che, proprio ora che siamo arrivati noi, ci si venga a dire che è troppo tardi e non ci sono altre soluzioni. Crisi economica e crisi finanziaria sono due cose ben distinte, il conto economico è in difficoltà per problemi legati al caro bollette, ma voglio capire come Talete non possa essere considerata società energivora quando ha il 18% di incidenza energetica sul totale del valore aziendale”.

E, quando sono quasi le 15:30, arriva il giudizio finale: “La soluzione al caro bollette non ce l’ha nè il privato nè il Comune, solo lo Stato. Se la crisi non viene risolta dall’alto, allora non fallirà solo Talete ma altre migliaia di aziende. Le cause di questa situazione hanno radici lontane, la pressione della morosità ad esempio è iniziata nel 2012. Noi intendiamo affrontare con trasparenza e responsabilità, senza fare politica su Talete. Anzi, vogliamo solo rispettare quello che, più volte, è stato ribadito all’unanimità da questo stesso consiglio, nonostante qualcuno oggi abbia cambiato idea”. 

Insomma, nulla è cambiato. Resta il no, a questo punto irrevocabile, all’ingresso del socio privato in Talete. Ed ora, con la Finanza a spulciare i bilanci degli anni precedenti, potrebbero saltare fuori ulteriori novità. Di nuovo, Frontini ha parlato ancora di Arera, facendo sapere che è in programma un nuovo appuntamento per strappare i tanto agognati 40 milioni. Ma se il tempo stringe, come sostengono Romoli e Genova, potrebbero non bastare, esattamente come potrebbero risultare vani i progetti del Pnrr da 180 milioni. 

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