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Domenica, 25 Febbraio 2024
SORGENTI INCONTAMINATE?

Arsenico, dai Cimini può arrivare acqua non contaminata ma l'assedio francese a Talete non si ferma

Comitati per l'acqua pubblica e istituzioni studiano una soluzione alla questione dell'arsenico, ma i francesi vogliono il bacino idrico viterbese

Arsenico, forse una luce in fondo all’interminabile tunnel in cui la Tuscia è sprofondata dal lontano 2011. L’Università della Tuscia ha infatti condotto degli studi su alcune sorgenti nella zona del comprensorio dei Monti Cimini e, a quanto pare, ci sono tracce della presenza di sorgenti di ottima qualità.  La novità è emersa nel corso dell’evento organizzato dal comitato “Non ce la beviamo”, da sempre in prima linea per l’acqua pubblica. 

Il tema dell’arsenico è tornato prepotentemente in voga a seguito dell’ordinanza di non potabilità emanata da Luca Giampieri, sindaco di Civita Castellana, dopo il superamento dei livelli consentiti del semimetallo nell'acqua civitonica. A Ronciglione, invece, c’è un altro problema, quello dell’uranio. E, come 12 anni fa, si rivedono i fantasmi di quell’allarme sulle acque viterbesi, maledette dalla morfologia di un territorio tanto meraviglioso quanto complesso dal punto di vista idrogeologico. “Un acqua senza arsenico nel Viterbese - fa sapere  Vincenzo Piscopo, geologo e docente dell’Unitus - è letteralmente impossibile. La cosa fondamentale è non superare i limiti consentiti dai rilevamenti”. Proprio a questo proposito, Piscopo ha eseguito, sulle sorgenti sotterranee dei Cimini e di Vico, delle analisi chimiche in collaborazione con Enea, Istituto superiore Sanità e Arpa Lazio. Ad esporre i risultati è direttamente il professore: “Assistiamo a comportamenti diversi tra le due zone esaminate, questo perché la costituzione geologica del territorio condiziona il tipo di acqua”. Tuttavia, sembrano esserci buone notizie: “Dai campionamenti effettuati sulle sorgenti dei Cimini, i livelli di arsenico sono di 3,8 milligrammi a litro ma è presente anche l’uranio. Una delle sorgenti a Soriano eroga 7 litri al secondo di acqua di ottima qualità. Il problema è capire quanta se ne può pompare, nel Lazio il punto non è quantificare la risorsa idrica ma verificarne la qualità”. 

Dunque, dalle zone cimine o nel resto della Tuscia potrebbe giungere una soluzione alla piaga dell’arsenico. Qualora dovesse essere appurata la presenza di acque non contaminate, buone anche per l’utilizzo umano, si potrebbe pensare ad un intervento per incanalare queste risorse verso le reti idriche della provincia. Ma chi dovrebbe farlo? Talete, la società pubblica che gestisce gli impianti viterbesi, come noto, è moribonda e, per stessa ammissione del presidente della Provincia Romoli, potrebbe portare i libri in tribunale già a febbraio per chiudere i battenti definitivamente. Ergo: Talete non ha il becco di un quattrino per sostenere un investimento che, per quanto risolutorio, ha comunque dei costi importanti e necessita di un’equipe specializzata. Il rischio, quindi, è quello di una clamorosa beffa: trovare dell’acqua buona ma non poterla utilizzare.

La politica, in realtà, non sta facendo molto per aiutare Talete. No alla ricapitalizzazione, no al fallimento, no ad una ripatrimonializzazione, no a tutto. Sì solo ad una cosa: la privatizzazione. Ebbene sì, perché mentre l’azienda idrica è prossima al crac continuano a volteggiare sopra di lei i falchi francesi di Suez, la multinazionale che da diversi anni possiede le reti idriche di Toscana, Umbria, Campania e Molise. Suez, come noto, detiene il 23% di Acea, società partecipata dal Comune di Roma che gestisce le utenze non solo della Capitale ma anche di altre città laziali ed italiane. In totale, sono 9 milioni gli abitanti ad oggi serviti dal colosso transalpino, che ora vuole con forza Talete e le acque viterbesi. L’obiettivo è rilevare il 40% della società ormai vicina al baratro ed appropriarsi di tutte le sue infrastrutture a prezzi stracciati per poi applicare un regime tariffario privato a tutti gli effetti. Una strategia di mercato praticamente perfetta. Ma Suez sarebbe poi così interessata a ricercare delle sorgenti incontaminate? Questo è un dubbio che, probabilmente, non potrà essere sciolto se non quando Talete avrà tracciato il proprio destino. Nel frattempo, il Comune di Viterbo si è fatto portavoce degli studi effettuati, con il sindaco Chiara Frontini che è scesa in campo per divulgarli al fine di sensibilizzare altri colleghi della provincia a portarli avanti per avere analisi e statistiche accurate. Nella speranza che non si tratti di uno sforzo vano.

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