Sabato, 20 Luglio 2024
PARLA IL PAPÀ DI DIES NATALIS

Nuova macchina, Ascenzi racconta Dies natalis: "Ispirata al primo trasporto del corpo di Rosa, sei mesi per costruirla"

L'ideatore della nuova macchina di santa Rosa analizza e illustra tutti i dettagli di Dies natalis

Dies Natalis, svelata ieri di fronte al pubblico al teatro dell'Unione, è la nuova Macchina di santa Rosa. Un bozzetto, quello ideato dall’architetto Raffaele Ascenzi, che rappresenta una svolta in termini estetici, con un ritorno al passato che però porta anche una ventata di innovazione. Un'opera che cambia non solo la sua forma ma che ha cambiato anche il suo autore, il quale ammette di aver rivoluzionato il suo modo di pensare e lavorare per crearla. Via le forme sinuose di Gloria, che dava l'idea di svilupparsi su diversi piani, spazio alle geometrie più rigide ma perfettamente incastrate tra loro. 

"È una macchina che ha colpito me - afferma Ascenzi - perché ho sempre detto che avrei fatto un progetto e lo avrei presentato soltanto se questo fosse stato all’altezza di Gloria, che era straordinaria per come è stata realizzata da Vincenzo Fiorillo e portata in maniera impeccabile dai facchini". A quanto pare, missione riuscita. Dies natalis ha stregato la commissione, che l'ha eletta la migliore tra le 17 macchine presentate. "Mi sono detto che o siamo al livello di Gloria oppure salutiamo il gioco, ci ritiriamo e vediamo che cosa offre la città. Invece, insieme a degli amici che sono anche collaboratori tecnici, ci siamo riusciti ancora. Il mio grazie va soprattutto a loro, che hanno contribuito a fare tutto ciò. Da solo non ne sarei stato in grado".

I due collaboratori di Ascenzi sono Antonella Servi e Luca Occhialini: "Con una costanza incredibile - dice l'architetto - hanno seguito questa idea, realizzandola nel mio studio. È una macchina complessa. La struttura, oltre che dal punto di vista dell'idea, ha un'esecuzione a livello formale molto complessa e dunque servivano alte tecnologie e competenze che solo pochi cervelli e poche mani hanno in questa città". 

Raffaele Ascenzi con Dies Natalis-3

Dies natalis simboleggia un ritorno al passato. A centinaia di anni fa. Ascenzi ha infatti preso ispirazione da un evento radicato nella storia viterbese. "Noi viterbesi - spiega - ripetiamo ogni anni questa funzione proprio grazie al primo trasporto del corpo, la traslazione avvenuta il 4 settembre 1258. Da lì ho preso gli spunti per fare questa macchina. Riferendomi a questa idea ho generato la composizione, dove infatti il corpo si vede all'inizio, privo di vita, per poi ascendere al cielo". Per ideare questo "campanile che cammina", l'architetto ha modificato il suo modus operandi. "Non più sculture e pitture ma sculture che riportano un'architettura. Ci ho messo 40 anni per capirlo, entrambe le mie macchine seguivano la linea di Zucchi ma ho capito che probabilmente, per celebrare questi anni del Giubileo e del decennale del riconoscimento Unesco, era bene riproporre la storia antecedente a Volo d'angeli". 

Raffaele Ascenzi (al centro) con Antonella Servi, Luca Occhialini e due modelle che hanno impersonato le statue-2

La prima grande novità è il posizionamento della statua della santa: "Ho deciso di riportare la santa dentro al campanile, non in cima". Rosa, infatti, sarà al centro della macchina, prima con il corpo adagiato sul letto e poi intenta a guardare in alto, pronta ad ascendere. E Dies natalis è alta, sfiora i limiti consentiti. "Certo che, a differenza di quelle che si sono susseguite prima di Volo d'angeli, con la tecnologia di oggi possiamo arrivare a un'altezza 30 metri, superando del doppio le macchine del passato”. Alta, ma pure larga. "Sarà un bel compito per il capofacchino Sandro Rossi, perché è molto voluminosa e riempirà tutta la via, soprattutto il Corso che è notoriamente la parte più stretta". Ma niente paura per la sicurezza. "Adesso faremo dei rilievi con delle strumentazioni impeccabili per vedere tutto e calcolare tutte le grondaie e gli eventuali ostacoli. La macchina passerà. Sarà una sfida ulteriore".

La seconda novità assoluta riguarda, invece, la tecnologia 3d che Ascenzi e i suoi collaboratori hanno utilizzato per riprodurre le statue sia maschili che femminili. Modelli umani (e viterbesi) hanno impersonato tutte le figure all’interno della macchina: "Ci sono Maria Rita, la nostra santa Rosa, poi Iris e Valeria tra i piangenti, Alberto Mezzetti, dei ragazzini per i bambini". 

Infine, Ascenzi svela anche quanto ci vorrà per assemblare la sua ultima creazione. "Finalmente si fa un concorso d'estate per avere uno scambio tra la macchina che va e quella viene, col rispetto che si deve all'appaltatore. Dico questo perché con Fiorillo, Gloria è stata costruita in 100 giorni, mentre per questa macchina ci vorranno sei mesi".

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