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Giovedì, 23 Maggio 2024
LA SPIEGAZIONE

AUMENTI TALETE | Come hanno votato i sindaci della Tuscia? La maggioranza è favorevole al +12% in bolletta

I sindaci che hanno detto "sì" agli aumenti delle bollette e qelli contrari

35 sì e 3 no. Così si è conclusa la votazione sugli aumenti delle bollette Talete. No, questa non sarà una lista con i nomi di tutti i sindaci che hanno votato a favore dei rincari da far pagare ai cittadini. Anche se, giustamente, questi ultimi sui social chiedono di saperlo. Piuttosto, si tratterà di uno spiegone nel quale sarà descritto il frastagliato quadro politico ed ideologico della Tuscia in merito alle tariffe idriche.

I FAVOREVOLI

Ieri, in sostanza, 35 sindaci hanno detto sì a due aumenti in bolletta: uno del 12% sotto forma di conguaglio per il 2022 ed uno dell’8% a partire dal nuovo anno. Ebbene, questa sorpresa si è resa necessaria - a detta dei 35 - per evitare il fallimento di Talete. Una manovra obbligata ma senz’altro dolorosa. All’assemblea di ieri, la linea del sacrificio è passata: da Acquapendente a Villa San Giovanni, la maggioranza (seppur risicata) dei votanti ha votato sì. Una sfilza di comuni che vanno da Tessennano, il più piccolo, a Civita Castellana, il più grande. Dal mare, ossia Montalto e i comuni del Lago di Bolsena, a quelli della montagna come Canepina e Vallerano. Una sorta di alleanza trasversale che parte dal Pd ed arriva fino a Fratelli d’Italia. 

I CONTRARI

Se l’elenco dei favorevoli è una pergamena, i contrari si contano sulle dita di una mano: Tuscania, Sutri e Grotte di Castro. “Talete - ha detto Fabio Bartolacci, sindaco di Tuscania  - ha problemi cronici e gli aumenti non sono la soluzione al problema. Stiamo ancora cercando, da dieci anni, di trovare una giustificazione al limite del baratro. Dobbiamo dircelo chiaramente, la Regione doveva intervenire quando era il momento. La soluzione unica per questa società è l’Ato unico, altrimenti, tra qualche mese, saremo ancora qua. I 100 milioni di euro che doveva mettere la Regione, che bella favola. Oggi Talete non è sana e l’aumento non la farà diventare sana. Se non c’è una pianificazione seria di quello che vogliamo fare, il fallimento è vicino. La morosità è il problema, Talete non è in grado di incassare, aumentiamo la tariffa e aumenterà pure la morosità. Arriveremo a far pagare l’acqua più di gas e corrente”.

CHI NON HA VOTATO

Infine ci sono i sindaci che, ieri, non hanno votato sui rincari delle tariffe. Chi per protesta, chi per altri motivi. Tra di loro ci sono Viterbo e Tarquinia, primo e terzo azionista di Talete. All’appello, in totale, mancavano più di venti sindaci, non solo Chiara Frontini ed Alessandro Giulivi ma anche quelli di Orte, Ronciglione, Bagnoregio, Monterosi,  Vitorchiano, Soriano, Vignanello, Gallese, Carbognano e Caprarola su tutti. 

COME FUNZIONA TALETE

Ma il funzionamento burocratico ed amministrativo di Talete, se vogliamo, è paragonabile a quello di un vero e proprio mostro giuridico a tre teste. Infatti, nonostante la maggioranza risicata, le tariffe diverranno più salate anche per i cittadini il cui rappresentante ha votato no. E fin qui, direte voi, si chiama democrazia. Il dettaglio è che, sull’aumento delle bollette, hanno votato anche i sindaci di quei comuni che non fanno parte di Talete come, solo per fare un esempio, Bassano Romano, il cui primo cittadino si è espresso favorevolmente anche alla privatizzazione della società. Una stortura, questa, che dovrebbe essere presto risolta. Dal prossimo anno, infatti, tutti i comuni della Tuscia dovranno per forza di cose riunirsi sotto un unico gestore per volere della Regione Lazio.

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