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RIGURGITO NEGAZIONISTA / Caprarola

Post shock del sindaco dem di Caprarola e dell'ex presidente della Provincia Nardini sulle foibe: "Furono opera dei fascisti"

Sul proprio profilo Facebook Angelo Borgna, primo cittadino di Caprarola, ha condiviso un post negazionista rilanciato anche dall'ex presidente della Provincia, Ugo Nardini

Appena due giorni fa, il 10 febbraio, Viterbo e la Tuscia hanno ricordato - come nel resto d’Italia - tutte le vittime delle foibe. Domenica, in occasione del corteo che si è svolto come da tradizione nel capoluogo, da tutte le autorità sono arrivati messaggi contro il negazionismo, quell’odioso fenomeno portato avanti da chi, ancora oggi, tenta di mistificare quanto accaduto alle comunità italiane nei territori jugoslavi. Il massacro perpetrato dai partigiani titini è stato ormai riconosciuto in maniera bipartisan da destra a sinistra, tanto che il presidente Sergio Mattarella ha detto a chiare lettere: “Tentare di negare o minimizzare quanto accadde è un affronto alle vittime e un danno alla coscienza dell'Italia”. Ma nel Viterbese, a quanto pare, a distanza di ottant’anni dalla tragedia emergono ignobili rigurgiti negazionisti. Il presidente della Provincia, Alessandro Romoli, ha dichiarato di essere stato contattato da un sedicente comitato antifascista che, tramite una lettera, gli avrebbe chiesto di non partecipare alla cerimonia del 10 febbraio. Un fatto prontamente stigmatizzato da Romoli che, tuttavia, pare non essere isolato. Quanto accaduto a Caprarola va infatti oltre ed è ben più grave della missiva inviata da un comitato.

Il post negazionista condiviso dal sindaco di Caprarola sul suo profilo Facebook-2

Il sindaco del paese, Angelo Borgna, eletto tra le fila del Partito democratico nonché noto esponente della sinistra viterbese, si è reso protagonista di un gesto scioccante. Sul suo profilo Facebook, il primo cittadino ha condiviso un post dal chiarissimo tenore negazionista. “I primi e maggiori infoibatori - si legge nel testo a caratteri cubitali - furono i fascisti repubblichini. Il primo ‘storico’ foibologo fu un infoibatore e torturatore dei più feroci, Luigi Papo. Chi parla e addirittura spende i nostri soldi con sceneggiati bugiardi, studi i documenti storici”. Oltre alla didascalia c’è anche il testo di una presunta canzone patriottica pisinese che viene descritto così: “Quando i fascisti insegnavano ai bambini italiani che gli slavi andavano infoibati”. Il post di Borgna è stato condiviso anche da un altro politico sempre di sinistra, Ugo Nardini, ex presidente della Provincia di Viterbo e sindaco di Acquapendente dal 1988 al 1993 prima in quota Partito Comunista e successivamente Pds. 

Il post negazionista condiviso dal sindaco di Caprarola sul suo profilo Facebook-3

Un episodio deprecabile e deplorevole che conferma quanto i rigurgiti negazionisti siano purtroppo attuali. In questa circostanza, però, a portare avanti le teorie giustificazioniste (quelle secondo cui l’eccidio dei titini ai danni degli italiani non fosse altro che una sorta di vendetta per l’occupazione fascista) sono un sindaco ed un ex politico che ha ricoperto ruoli istituzionali. Ed è per questo che siamo di fronte ad un evento gravissimo. Negare o cercare di ridurre la pulizia etnica portata avanti dai partigiani comunisti in Istria, Dalmazia e Venezia Giulia pone Borgna e Nardini al di fuori dell’arco democratico, dato che tutte le forze politiche hanno condannato fermamente i massacri delle foibe senza alcuna esitazione. 

A tal riguardo è bene citare il discorso del Capo dello Stato: "Un muro di silenzio e di oblio, un misto di imbarazzo, di opportunismo politico e talvolta di grave superficialità, si formò intorno alle terribili sofferenze di migliaia di italiani, massacrati nelle foibe o inghiottiti nei campi di concentramento, sospinti in massa ad abbandonare le loro case, i loro averi, i loro ricordi, le loro speranze, le terre dove avevano vissuto, di fronte alla minaccia dell'imprigionamento se non dell'eliminazione fisica". Lo stesso muro di oblio costruito da Borgna e Nardini con quelle dichiarazioni condivise sui social, che sfregiano non solo le vittime ma anche le loro famiglie. "La ferocia che si scatenò contro gli italiani in quelle zone - ha detto ancora Mattarella - non può essere derubricata sotto la voce di atti, comunque ignobili, di vendetta o giustizia sommaria contro i fascisti occupanti”. Esattamente il contrario di quanto affermato dai due politici viterbesi. Anche perché nelle cavità carsiche non finirono solo fascisti, come ricorda puntualmente il Quirinale: "Le sparizioni nelle foibe o dopo l'internamento nei campi di prigionia, le uccisioni, le torture commesse contro gli italiani in quelle zone, infatti, colpirono funzionari e militari, sacerdoti, intellettuali, impiegati e semplici cittadini che non avevano nulla da spartire con la dittatura di Mussolini. E persino partigiani e antifascisti, la cui unica colpa era quella di essere italiani, di battersi o anche soltanto di aspirare a un futuro di democrazia e di libertà per loro e per i loro figli, di ostacolare l'annessione di quei territori sotto la dittatura comunista". 

Peraltro, l’11 febbraio, alla commemorazione in ricordo dei martiri delle foibe svoltasi a Viterbo ha partecipato, per la prima volta, Silvia Stocco Moretti, esule di Dignano d’Istria e residente a Gallese che ha voluto presenziare per dare voce ai 15 viterbesi periti sotto i colpi del comunismo slavo. Evidentemente, il suo esempio non ha attecchito nelle menti di Borgna e Nardini, che hanno tentato - in maniera senz’altro goffa e maldestra - di riscrivere la storia. Per il primo, ancora in carica, il centrodestra chiederà le dimissioni da sindaco. Atto che a questo punto appare quantomai opportuno di fronte ai fatti. 

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