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Le clarisse tornano al monastero di santa Rosa | FOTO

Dieci monache di clausura di nuovo a Viterbo dopo 8 anni. Negli ultimi mesi diverse visite in città, anche per il trasporto della macchina. E il futuro delle francescane alcantarine?

Le clarisse tornano al monastero di santa Rosa. Dopo 8 anni in quella che, stando almeno a questioni di proprietà, nei fatti è sempre rimasta casa loro. Al massimo tra qualche mese, le porte del complesso che custodisce il corpo della patrona di Viterbo potrebbero aprirsi alle monache urbaniste che attualmente vivono nel monastero di santa Cecilia a Città di Castello, luogo che l'ordine lascerebbe dopo oltre sei secoli.

Le religiose che dalla cittadina in provincia di Perugia si trasferirebbero a Viterbo sarebbero dieci, tra cui la badessa Carmela Salvato. Alcune di loro sono già venute nel capoluogo per la festa di santa Rosa. Il 3 settembre scorso, come documentato con foto esclusive da ViterboToday, in quattro, tra cui la badessa, erano nel santuario ad accogliere, tra gli altri, i facchini al termine del giro delle sette chiese prima del ritiro e del trasporto della macchina. Accanto a loro suor Francesca Pizzaia, madre superiora delle francescane alcantarine che da fine 2015 custodiscono corpo, cuore e monastero di santa Rosa.

Dall'inizio dell'anno, però, le visite delle clarisse a Viterbo sono state diverse. La Federazione santa Chiara d'Assisi delle urbaniste d'Italia ha scelto come sede per il loro consiglio federale, che si è riunito lo scorso gennaio, proprio il monastero di santa Rosa, dove una rappresentanza ha soggiornato per quattro giorni apprezzando, tra le altre cose, gli interventi di restauro e valorizzazione del complesso portati avanti negli ultimi anni e l'apertura al pubblico, anche per convegni, della parte più antica. Ma la loro attenzione si è concentrata soprattutto sull'ala più claustrale, che nel monastero ancora sopravvive. Già in occasione del consiglio federale era stata affrontata la questione di un trasferimento delle religiose nel capoluogo.

GALLERY | Clarisse a Viterbo per la festa di santa Rosa

Più recente e soprattutto più mirata al trasferimento è stata un'altra visita. Poco più di un mese fa, a fine settembre, a margine della convocazione annuale delle badesse delle urbaniste d'Italia che si è tenuta a Roma. A Viterbo le clarisse hanno incontrato anche il vescovo Orazio Francesco Piazza per poi riunirsi in assemblea trattando proprio il tema della riapertura di una loro comunità nel monastero di santa Rosa. In entrambe le occasioni le monache hanno sottolineato come il complesso viterbese sia "un centro vivo di spiritualità grazie al carisma di santa Rosa e alla presenza della suore francescane alcantarine". Sono state sempre queste ultime ad accogliere le urbaniste ogni qualvolta sono venute in città.

Le clarisse sono state a Viterbo dal 1235 a fine 2015 quando, rimaste solo in tre e ormai anziane, hanno dovuto lasciare il capoluogo. Ma il legame non si è mai interrotto. Nel 2017 proprio a Santa Rosa sono stati costituiti, addirittura, l'archivio generale e la biblioteca della Federazione santa Chiara d'Assisi delle monache urbaniste d'Italia. Il monastero stesso sarebbe sempre rimasto di loro proprietà ma negli ultimi otto anni, come voluto dalla Santa sede, ha avuto un frate francescano come gerente che ha affidato la struttura alle suore francescane alcantarine. Un affido, però, temporaneo.

Il ritorno delle clarisse, che verrebbero trasferite da Città di Castello in un'ottica di riorganizzazione dell'ordine, apre ovviamente conseguenti questioni sulla permanenza delle alcantarine. Cinque consorelle la cui situazione è ancor più delicata e su cui ci sarebbero ancor meno certezze. Ma, stante la piena autonomia degli ordini religiosi in casi come questi, potrebbe essere stato trovato un "compromesso", vale a dire la convivenza tra i due gruppi di consorelle. Proprio come auspicato e promosso dal vescovo Orazio Francesco Piazza, che negli ultimi mesi non ha mai mancato di far sentire la voce della diocesi e di aver fatto tutto ciò che era nelle sue competenze e possibilità per far restare le alcantarine a Santa Rosa. 

"Solo" un parere quello del vescovo, ma di certo non di poco conto né peso. Piazza è sempre stato chiaro: "Le alcantarine - ha detto in un incontro con la stampa a margine della festa patronale - sono una ricchezza irrinunciabile per Viterbo e devono restare per il bene della Chiesa locale, a cui in questi anni hanno dato una svolta fondamentale e significativa". La convivenza tra francescane e clarisse, che vivono la loro fede ed esistenza in forme totalmente diverse, sarebbe possibile grazie a quell'ala più claustrale del monastero che verrebbe dedicata proprio alle urbaniste.

L'ultima incognita riguarda il futuro di suor Francesca Pizzaia che, come da prassi per le madri superiore, dopo un periodo di tempo, deve lasciare il suo posto a una successora. E, di conseguenza, in questo caso la città di Viterbo, dove in questi anni si è fatta apprezzare per la sua travolgente vitalità e umanità e i suoi rassicuranti e rasserenanti sorrisi e abbracci. Per suor Francesca il tempo è scaduto lo scorso anno, ma le è stata concessa una proroga. Fino a ottobre 2023, però, che ormai è agli sgoccioli.

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