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RIFIUTI RADIOATTIVI

Deposito scorie nucleari, Trino ritira l'autocandidatura e la Tuscia torna a tremare

Nel Viterbese individuate 21 aree idonee. Il presidente della Provincia Alessandro Romoli: "Scelta di Trino può avere pesanti ripercussioni per noi, continuiamo la battaglia"

Scorie nucleari, la Tuscia torna a tremare. Il comune di Trino, in provincia di Vercelli, fa dietrofront e ritira l'autocandidatura presentata a gennaio per ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Non si sa dove "tombare" in sicurezza per tre secoli 95mila metri cubi di scorie, di cui 17mila a media e alta attività. Pende una procedura di infrazione Ue e il ministero riparte dalla mappa di Sogin dei 51 siti potenzialmente idonei in sei regioni. Anche nel Lazio e sono tutti nel Viterbese: ben 21 aree.

La lista delle 21 zone scelte per il deposito nazionale

"È con grandissimo dispiacere - afferma il presidente della Provincia Alessandro Romoli, tra gli amministratori da sempre in prima linea contro il deposito - che ho appreso della decisione del comune di Trino. Una scelta che inevitabilmente potrebbe avere pesanti ripercussioni per la Tuscia. La nostra battaglia per salvaguardare il territorio continua. Contiamo sul fatto che il governo possa rimettere mano alla questione individuando delle aree alternative alla provincia di Viterbo, ma nel frattempo come ente continueremo a portare avanti iniziative concrete per scongiurare questo scenario nefasto".

Romoli non ha paura di apparire come un disco rotto. "L'ho sostenuto tantissime volte e lo ripeto adesso con ancora più forza: la Tuscia non può e non deve ospitare questo impianto per lo stoccaggio di rifiuti radioattivi. Sia perché il nostro è un territorio dalla forte vocazione agricola, naturalistica e turistica che non può in nessun modo essere compromessa da tale impianto. Sia per le condizioni geomorfologiche della nostra terra che non la rendono idonea soprattutto dal punto di vista della sicurezza ambientale". 

In questa battaglia la Provincia non è sola. "Abbiamo dalla nostra parte - sottolinea Romoli - tutti i sindaci del territorio, amministratori, scienziati, ricercatori, geologi, comitati civici e cittadini. Ognuno dei quali, per diverse e approfondite motivazioni, ha ribadito il proprio rifiuto alla realizzazione nella Tuscia del deposito nazionale unico dei rifiuti radioattivi. La nostra voce deve essere ascoltata, perché è inaccettabile pensare che in uno stato democratico come l'Italia si possa imporre ai cittadini dall'alto, e per motivazioni ancora a noi sconosciute da parte di Sogin, una decisione così pesante che nessuno vuole". 

"La nostra battaglia - conclude Romoli - continua. La porteremo in tutte le sedi opportune e ci avvarremo di ogni strumento che la legge ci fornisce per far sì che la Tuscia continui a essere un territorio libero dalle scorie radioattive. Oggi, domani, sempre".

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