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TUSCIA RADIOATTIVA

Deposito nucleare, spunta il fronte del sì ma Confagricoltura si schiera: "Siamo pronti a vendere l'anima per 4 soldi?"

Diversi viterbesi sono a favore del deposito di scorie radioattive, Confagricoltura li critica duramente

Deposito di rifiuti radioattivi nella Tuscia, c’è chi dice sì. Dopo la pubblicazione da parte di Sogin della Cnai - la carta contenente le 51 località ritenute idonee a ospitare il maxibunker nucleare, tra cui figurano le 21 nel Viterbese - si è alzata una vera e propria levata di scudi da parte della politica, delle associazioni di categoria e dei cittadini. Ma, adesso, è spuntato anche il fronte dei favorevole. In buona sostanza, quelli secondo cui il deposito sarebbe una grandissima occasione in termini economici. 

Un’eventuale (e altamente possibile, dato che il 41% dei siti selezionati da Sogin si trova nella Tuscia) edificazione del deposito nazionale di scorie nucleari, con annesso parco scientifico e tecnologico, genererebbe - secondo Sogin - oltre 4mila posti di lavoro annui nel corso dei lavori. Questo tenendo a mente che il cantiere dovrebbe durare almeno quattro anni. Inoltre, in fase di esercizio, la media di addetti stimata si aggira intorno alle 7/8mila unità. Infine, sono previste anche le famigerate opere di compensazioni che la nostra provincia ben conosce grazie al caso di Arlena di Castro. Benefici fiscali, contributi economici, realizzazione di infrastrutture e via discorrendo.

Come detto, per alcuni cittadini, tutto questo rappresenterebbe una ghiotta occasione da non lasciarsi sfuggire. Sui social, assieme ai tanti commenti contrari, ci sono anche quelli favorevoli al deposito made in Viterbo. “Il deposito di scorie nucleari - si legge in uno di questi - è una grande opportunità economica e di sviluppo tecnico scientifico per il territorio. Farci una battaglia ideologica, solo per l'eventuale futuro consenso di votanti disinformati, è un grave errore strategico se si vuole veramente il bene della Tuscia”.

Oppure: “Occupazione e indotto economico a fronte di un rischio nullo o quasi, in quanto si tratta di stoccare materiali inerti a bassa radioattività, non avendo centrali nucleari i rifiuti sono per lo più quelli ospedalieri prodotti dalle unità di radiologia. Nessuno credo che protesti per avere ospedali vicino casa, è bene sapere che producono anche questo tipo di scarti e che da qualche parte bisogna metterli”. Insomma, esistono anche quelli a cui l’idea non dispiace affatto. 

Ma Confagricoltura, una delle più grandi organizzazioni agricole italiane, si dice fortemente contraria. E il suo numero uno viterbese, Remo Parenti, si rivolge proprio a tutti i favorevoli a un deposito di scorie nella Tuscia: “Se dite che non c'è nessun pericolo, che sono stoccate come meglio non si può, perché non farlo a Roma? Perché scegliere il Viterbese? Se non c'è pericolo, una località vale l'altra. Diventano inutili persino la Sogin e la Cnapi. Ci sarà senz'altro qualche sindaco più furbo e intelligente di Chiara Frontini (contraria anch’essa, ndr) che vorrà prendere al volo questa opportunità”.

Parenti prosegue: “Noto tantissima disinformazione e approssimazione, commenti di persone che pensano o fingono di sapere e non sanno nulla. Per esempio, questi signori sanno che in questo deposito finiranno anche rifiuti ad alta intensità radioattiva, con tempo di dimezzamento di 15mila anni e che tali rifiuti servirebbe stoccarli almeno a 800/900 metri di profondità, magari a Tuscania, in prossimità di una faglia che ha già rilasciato 5.0 gradi Richter con ipocentro a due km di profondità?”.

Un rischio geologico, quello paventato da Parenti, che, seppure sotto altri punti di vista rispetto a quello sismico, è stato reso noto anche dai 15 esperti viterbesi secondo cui sarebbe presente un’importante falda freatica, sfruttata a uso idropotabile dalla comunità sull’intero territorio, che sconsiglierebbe a priori l’utilizzo delle zone viterbesi proposte, con casi addirittura di possibile interferenza diretta con captazioni pubbliche.

Il leader di Confragricoltura è un fiume in piena: “La discarica di immondizie di tutto il Lazio, gli impianti eolici e fotovoltaici come in nessuna parte d'Italia, più l'eventuale deposito, sono una vera e propria aggressione a un territorio a sola vocazione turistica e agricola”.

Altro che opportunità, Parenti sostiene tutto l’opposto: “Io e la totalità o quasi dei miei colleghi presidenti di organizzazioni non percepiamo affatto questa opportunità di cui qualcuno parla. Non cerchiamo consensi, vediamo invece un possibile aumento di casi di cancro già elevatissimi per la presenza di radon e arsenico, le 900 torri eoliche in progettazione non credo attirerebbero turismo e, in quanto alla discarica, essa rappresenta una costante minaccia per circa 10mila ettari di fertile campagna che, in caso di incendio quanto mai possibile in una discarica, verrebbero irrimediabilmente inquinati dalla diossina di ricaduta. Oltre al percolamento nelle falde posizionate a 50 metri di profondità e all'aria irrespirabile”.

A tal proposito, arriva anche un consiglio da parte di Parenti: “Consiglio al Comune di Viterbo un’analisi delle falde e dei corsi d'acqua circostanti alla discarica di Monterazzano, credo avremmo dati sorprendenti”. Una provincia, la Tuscia, che secondo il sindacalista sarebbe letteralmente assediata.

E sull’aspetto economico si scatena e annuncia le barricate: “Ma veramente siamo pronti a venderci l'anima e quella delle future generazioni per quattro soldi? Che razza di disinformazione c'è in giro? Chi lavora ad essa per tranquillizzare e preparare l'opinione pubblica viterbese? Si sappia, comunque, che il mondo agricolo non accetterà questo schifo ed è pronto a mobilitarsi al di là delle sigle e delle bandiere. Il danno e il pericolo più grosso è per noi ed è giusto che noi si stia davanti a tutti”.

Oggi, alle 16,30, Confagricoltura ha organizzato nella propria sede una riunione per discutere del tema con affiliati, imprenditori, esponenti politici e amministratori. Ma l’impressione è che questo sia solo l’inizio di una battaglia che si prospetta ancora molto, molto lunga.

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