Domenica, 14 Luglio 2024
LA NUOVA DISCARICA / Arlena di Castro

Discarica di Arlena, il Tar vuole aspettare l'approvazione del vincolo paesaggistico sull'area: cosa succede ora

Sembra esserci una possibilità affinché la discarica di Arlena di Castro non veda la luce: le motivazioni tecniche

Il Tar, al quale si erano rivolti Provincia di Viterbo e Comuni di Tarquinia, Tuscania e Tessennano nel loro ricorso contro l’autorizzazione alla nuova discarica di Arlena di Castro, vuole attendere il termine dell’iter per l’apposizione del vincolo paesaggistico sull’area interessata prima di giudicare. È questa la versione dei legali degli enti locali. Perciò, il tribunale amministrativo si pronuncerà solo al termine dell’iter, fissato entro il prossimo 3 aprile 2024, data della nuova udienza.

Arlena di Castro

La società Med Sea Litter, come noto, nel 2021 aveva presentato alla Regione un progetto per la realizzazione di un impianto dove ospitare rifiuti provenienti dal mare. “Il sistema impiantistico proposto ad Arlena - ha detto lo scorso 30 giugno Salvatore Fazio, consulente dell’azienda - è stato definito ‘miniera urbana’, un fenomeno forte in America che consente di riciclare e rendere riutilizzabile alcuni rifiuti”. In particolare la plastica: “Tratteremo rifiuti di mare, fiumi, laghi e spiaggia, imballaggi e plastiche da raccolta differenziata e rifiuti che provengono da pretrattamenti di tipo meccanico”. Questo perchè tutto quel che un tempo veniva buttato, oggi, ha un valore nel mercato. La piattaforma di Med Sea Litter sarà al servizio esclusivamente della Tuscia: “Il progetto è bacinizzato nella provincia di Viterbo e consentirà la creazione di un’economia circolare, perché i rifiuti riciclati e trattati saranno venduti alle aziende operanti nel settore di Civita Castellana, Tuscania e Sutri”. 

INQUINAMENTO E IMPATTO AMBIENTALE

Ma, secondo i Comuni, ci sono due elementi che in qualche modo andrebbero a condizionare negativamente il territorio. In primis l’inquinamento, dovuto in particolare dall’elevato traffico di mezzi pesanti che circoleranno nelle strade dei comuni limitrofi per raggiungere la discarica. Poi l’impatto ambientale, tema sollevato anche dalla Soprintendenza, che ha dato parere contrario. Secondo Fazio, però, non ci sarà alcun inquinamento: “I camion in transito saranno solo sei al giorno”. Parere che non convince in alcun modo i sindaci Alessandro Giulivi, Fabio Bartolacci ed Ermanno Nicolai. Il trio, esattamente come Alessandro Romoli, presidente della Provincia, è contrario all’opera perché ritiene che la Tuscia abbia già fatto ampiamente la sua parte quanto a siti dove custodire rifiuti. Non va infatti dimenticato che, a pochi chilometri di distanza da Arlena, insiste la discarica Le Fornaci di Monterazzano, ad oggi unica attiva nel Lazio, che ospita centinaia di tonnellate di spazzatura proveniente da tutte le cinque province della regione.

IL PRECEDENTE DI CIVITAVECCHIA

Inoltre, c’è anche un precedente amministrativo, come spiegato a luglio dalla consigliera regionale Valentina Paterna, presidente della commissione Ambiente: “Il Tar del Lazio ha obbligato gli uffici regionali ad annullare la conferenza dei servizi sul progetto per realizzazione di un impianto per un allevamento ittico nel Comune di Civitavecchia. Impianto – spiega la consigliera – autorizzato senza invitare alla conferenza dei servizi il Comune limitrofo di Tarquinia”. Una sentenza che ha visto bocciare la procedura, individuata dagli uffici regionali, di convocare una conferenza dei servizi senza far partecipare i comuni limitrofi che, come recita il dispositivo emesso dal Tar, “perderebbero la possibilità di ‘azzerare o limitare le potenzialità dannose sottese all’impianto oggetto della procedura”. È dunque illegittimo, per i possibili effetti ambientali dannosi, non invitare alla conferenza dei servizi i comuni limitrofi all’impianto in discussione. Cosa accaduta in questo caso, come riporta a chiare lettere ad esempio il sindaco di Tuscania, Fabio Bartolacci: “Non siamo stati invitati alle due sedute della conferenza dei servizi sul procedimento di valutazione di impatto ambientale. La nostra richiesta di prendervi parte, formalizzata in un’apposita lettera inviata ai vertici regionali, Presidente e Assessore all’Ambiente, è caduta nel vuoto. Completamente ignorata”. 

I LEGALI: “ATTENDERE L’APPOSIZIONE DEL VINCOLO”

Stando al precedente di Civitavecchia, c’è la possibilità che i giudici del Tar decidano di rinviare il procedimento alla conferenza dei servizi, che stavolta verrebbe convocata al completo. Eppure, secondo i legali dei comuni che hanno presentato ricorso, c’è una speranza aggiuntiva: “La nuova data, il 3 aprile 2024, è stata fissata in base all'esigenza di attendere che si perfezioni il procedimento appositivo del vincolo paesaggistico sull'area di intervento. Il che fa ben sperare riguardo al buon esito del giudizio, visto che, altrimenti, non avrebbe senso attendere la conclusione del predetto procedimento”. Essendo stati proposti (dai Comuni, ma anche da altri ricorrenti nelle cause connesse) motivi aggiunti contro l'AIA (autorizzazione integrata ambientale rilasciata dalla Regione, ndr), lo scorso sei dicembre, data dell’udienza, il presidente della V sezione ha ritenuto necessario rinviare la discussione in aula. Il ricorso per motivi aggiunti proposto dal Comune di Tarquinia, promosso dal sindaco Alessandro Giulivi, fa leva proprio sull'apposizione del vincolo paesaggistico prima dell'adozione dell'AIA. 

IL VINCOLO

L’area prescelta si trova vicina al lago di Bolsena, in una porzione di territorio tra le più belle della Tuscia e ricca di siti archeologici d’interesse come le necropoli etrusche. Inoltre, in quella zona, nella vicina Canino, vengono prodotte eccellenze agroalimentari come il famoso olio Dop e l’asparago Igp. Inoltre, quella località in parte è qualificata come “Paesaggio agrario di continuità” e, in parte, come “Paesaggio naturale di continuità” dove, secondo le norme del Ptpr, non è prevista la realizzazione di “discariche, impianti per lo stoccaggio, per il recupero, per il trattamento o la smaltimento dei rifiuti”. Motivi per i quali la Soprintendenza, chiamata ad esprimersi, ha ritenuto il progetto “non compatibile con il contesto territoriale di riferimento’ e quindi esprime ‘parere negativo alla sua realizzazione”.

IL COMITATO E LE ACCUSE AL SINDACO

Nel frattempo, ad Arlena è nato anche un comitato contro la discarica. Alcuni esponenti, oltre ad accusarlo di aver “nascosto la verità”, sostengono che il sindaco, Publio Cascianelli, si sarebbe fatto, per così dire, “ammaliare” dai ricchissimi benefici fiscali, dalle royalties e dai pagamenti Imu che la Med Sea Litter andrebbe a corrispondere al Comune di Arlena per un totale di 15 milioni. “Tutto questo - sempre per Salvatore Fazio - si chiama contributo ambientale, è previsto dalla legge. Chi sostiene che con questi soldi ‘compreremo’ il benestare della politica oppure pagheremo eventuali danni ambientali dice una fesseria”. Ed effettivamente è tutto legale. I cittadini sollevano, più che altro, questioni di opportunità. 

LA PIÙ GRANDE DISCARICA DEL LAZIO

Andando un po’ a ripercorrere quello che è stato finora l’iter burocratico dell’impianto targato Med Sea Litter, emerge che quella di Arlena, in località Banditaccia, sarebbe la più grande discarica autorizzata nel lazio dal post-Malagrotta: 860mila metri cubi di struttura (con annessa buca dove stipare i rifiuti), 60mila metri cubi di capienza per 22milioni di euro il costo totale. La piattaforma avrà la capacità di trattare circa 60mila tonnellate di rifiuti all’anno, di cui il 57% sarà costituito da scarti non riciclabili che dovranno essere smaltiti, per un totale di 34mila tonnellate all’anno. 60mila tonnellate di rifiuti non ordinari ma speciali (EER 19.12.12). Un colosso che, qualora dovesse essere realmente apposto il vincolo paesaggistico (come si augurano i sindaci di Tarquinia, Tuscania e Tessennano, oltre al comitato dei cittadini), potrebbe non vedere mai la luce.  I ricorsi, però, non sono stati richiesti con la sospensiva, perciò la Regione potrebbe anche nel mentre dare l’okay al Paur (provvedimento autorizzatorio unico regionale, ndr) per poi congelare il percorso che porterebbe al via libera una volta approvato il vincolo paesaggistico. Insomma, la vicenda è complessa e spinosa dal punto di vista legale e tecnico, ma una risoluzione potrebbe essere vicina.   

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