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Domenica, 16 Giugno 2024
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Il duomo di Viterbo fa scuola: "Il suo restauro è stato innovativo"

Al Salone del restauro di Ferrara si parla del miglioramento sismico della principale chiesa della città come esempio di minimo intervento utile

Il restauro del duomo di San Lorenzo approda al Salone del restauro di Ferrara. "Un caso di studio che potrebbe fare scuola per l'approccio e la soluzione contenuta verrà descritto il 12 maggio prossimo nella sala convegni della manifestazione", sottolinea la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio.

Il duomo di San Lorenzo a Viterbo. Diagnosi e consolidamento di un danneggiamento non convenzionale è il titolo. "Il danno individuato che presentava l'edificio - spiega l'ingegnere Michele Candela - era assolutamente atipico, non convenzionale e ha richiesto un approccio innovativo". Il documentario Il restauro strutturale del duomo di Viterbo ne mostrerà tutta l’eccezionalità. Al termine ci sarà la presentazione del volume di Candela: Temi di restauro strutturale, anni 2002-2022.

L’evento, in presenza a ingresso libero ma su prenotazione obbligatoria, sarà valido al fine del conseguimento dei crediti formativi per l’ordine degli ingegneri. Per la Soprintendenza parteciperanno la soprintendente Margherita Eichberg e l’architetta Federica Cerroni.

Restauro del duomo di Viterbo

Nel 2018-2019 la Soprintendenza rileva delle lesioni intorno alla chiave delle arcate che separavano la navata centrale da quelle laterali. Soprattutto sul lato sinistro della navata centrale. Un danneggiamento anomalo, in quanto asimmetrico e con direzione e orientamento verticali. Tali tipo di fessurazioni, di solito, rimandano a un possibile cedimento fondale di tipo orizzontale ma l'ipotesi contrastava con le condizioni geologiche del sito. Le indagini hanno chiarito le cause delle lesioni alle variazioni climatiche cicliche annuali. É stato necessario, pertanto, un intervento di consolidamento e miglioramento sismico minimale, con la realizzazione di due coppie di tiranti, posti ortogonalmente alla facciata principale del duomo, inseriti a scomparsa nelle murature.

"I lavori - ricorda la Soprintendenza -, durati sette mesi e di costo contenuto, sono stati eseguiti dalla ditta Piacenti di Prato, che si è servita di tecnologia Bossong per gli incatenamenti e dalla società Italiana Tagli per le perforazioni, in due casi lunghe addirittura 38 metri".

L’intervento è stato presentato già alla fine del 2021 a palazzo papale, nella sala delle biblioteche del Cedido. All’incontro, dal titolo Il consolidamento del duomo di Viterbo: danneggiamenti e minimo intervento, ha partecipato lo stesso vescovo di Viterbo Lino Fumagalli.

La storia del duomo di Viterbo

Il duomo di Viterbo, restaurato in forma medievale all’indomani del bombardamento dell’ultima guerra, reca visibili le tracce delle sue stratificazioni. “Simbolo e un vanto per la città e per l’intera Tuscia - lo definisce la soprintendente Eichberg -. Un capolavoro di arte costruttiva lapidea". Per l'ingegner Candela, invece, è "uno dei massimi esempi di architettura ecclesiastica medioevale presenti nell’Italia centrale".

Chiesa romanica a tre navate con abside terminale della fine del XII secolo, il duomo di Viterbo è intitolato a san Lorenzo. Ospita le spoglie di due pontefici: papa Alessandro VI e papa Giovanni XXI, cui è dedicata una tomba onorifica conservata all’interno della cattedrale.

Eletta a chiesa principale della città nel 1181 e a sede vescovile da papa Celestino III nel 1192 (quando è stato realizzato il transetto), assumerà sempre più importanza, anche grazie alla decisione di papa Alessandro IV di spostare la curia papale da Roma a Viterbo nel 1256 e alla costruzione dell’adiacente palazzo dei papi nel 1266, fino a essere riconosciuta basilica minore nel 1940 da papa Pio XII. Sorge sul luogo di una chiesetta dedicata allo stesso santo, attestata sin dall’850, che è nata a sua volta sui resti di un tempio pagano dedicato a Ercole.

Peculiare la compresenza di elementi di vario stile e datazione: l’imponente struttura romanica del XII secolo, la facciata di stile rinascimentale voluta dal cardinal Gambara nel 1570 che accoglie due splendidi rosoni di stampo medievale, l’abside della planimetria medievale ricostruita dopo la seconda guerra mondiale. Impossibile non notare il campanile bi-cromo del 1379, contemporaneo alla torre con bifore risalente al 1369, realizzato con la raccolta delle indulgenze fornite da papa Urbano V. Nella verifica dell’edificio sono state incluse le strutture del tetto ligneo, indagate con esami specifici.

A metà del ‘500 l’abside medievale è stata distrutta per realizzare la cappella del coro, decorata in stile barocco con affreschi del Passeri raffiguranti san Lorenzo e le personificazioni delle virtù. Il presbiterio è stato ricostruito dopo i bombardamenti del ‘44, quando è stata eliminata la volta danneggiata e ripristinato l’aspetto medievale rimettendo in luce il bel soffitto a capriate.

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