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PALE E PANNELLI

Nella Tuscia oltre 150 pale eoliche grandi come la torre Eiffel e mille ettari di pannelli solari. I sindaci: “La Regione dica basta”

Dati impressionanti sulla diffusione di impianti rinnovabili nel territorio viterbese, sindaci e associazioni ambientaliste chiedono lo stop a nuovi progetti

Il Lazio, nel 2023, ha centrato gli obiettivi relativi alla decarbonizzazione che erano stati fissati entro il 2030. Il traguardo dell’innovazione energetica è stato tagliato,  dunque, con ben sette anni di anticipo. Un risultato ottimo dal punto di vista della modernizzazione che, però, si poggia completamente sulla provincia di Viterbo. Il 78% degli impianti rinnovabili laziali, infatti, sorge nella Tuscia. Una percentuale altissima, considerando che Latina è ferma al 13%, Roma al 6%, Frosinone all’1,65% e Rieti addirittura allo 0%. In poche parole, lo sforzo dell’intera regione sta tutto sulle spalle del territorio viterbese. Ieri, in Consiglio regionale, la XII commissione ha affrontato questo tema focalizzandosi sulle possibili ricadute negative per i comuni locali. Dall’incontro è uscita una richiesta unanime da parte di sindaci e associazioni: “Il presidente Rocca intervenga e ci tuteli come promesso in campagna elettorale”. 

Le aree con la più alta concentrazione di impianti sono quelle del lago di Bolsena e il triangolo Tuscania-Tarquinia-Montalto. Ma lentamente ci si sta spostando anche in tutto il resto del territorio. Roberto Mancini, portavoce Ambiente della Tuscia, sottolinea la mancanza di vincoli e propone alla Regione un intervento: “Le distanze minime tra gli impianti spesso non vengono rispettate. Questo perché manca una lista di quali siano aree idonee e non idonee, l’unica certezza  è che tutte diventano idonee. Parliamo di 3 km di distanza per l’eolico e almeno 500 metri per i fotovoltaici. La Regione dovrebbe stabilire questa regola con una legge apposita”. Altrimenti, come spiega Georg Wagner di Blu Bolsena lago d’Europa e consigliere scientifico del biodistretto, ci troveremo in un paradosso: “La tutela dell’ambiente serve a mitigare gli effetti del cambiamento climatico, è quindi un controsenso farlo distruggendo l’ambiente”. Secondo i comitati e le associazioni, di fatti, i rischi per l’ecosostenibilità sono molteplici: dall’eliminazione della fauna e della flora al degrado dei suoli, dall’inquinamento del mare a quello del cielo. 

I sindaci della Tuscia in Regione alla Pisana-2

Entrando più nel dettaglio, sparse sui vari paesi del Viterbese ci sono centinaia di pale eoliche di altezza pari a 250 metri. Praticamente la stessa della torre Eiffel, cinque volte quella del duomo di Orvieto e otto volte quella della Macchina di santa Rosa. E, come se ciò non bastasse, proprio la Tuscia è stata scelta per sperimentare le nuove pale, alte 300 metri. Mentre gli ettari di terreno occupati dai pannelli solari ammontano a quasi mille, 958 per l’esattezza. Detto in termini pratici, gli impianti in corso di realizzazione a Viterbo rientrano nella top ten dei piu grandi d’Europa realizzati su terre agricoli pressoche pianeggiante. A snocciolare nel particolare questi numeri è Luigi Pavale dell’associazione Amici della Terra: “Dal 2008 ad oggi, in 15 anni sono stati presentati piu di 500 progetti d’autorizzazione nella nostra provincia. Dal 2018 ad oggi, in soli 4 anni e mezzo, ne sono stati presentati 120 per impianti fotovoltaici da 5,42 gigawatt di potenza totale più 20 eolici con 138 torri. Ad oggi, le pale sono 150 per 1,17 gigawatt di potenza. Se tutti progetti venissero autorizzati, la Tuscia ospiterebbe una potenza da 6,6 gigawatt quando il piano regionale ne condivide 5,37 entro il 2030”. Questo significa che, solo con i parchi rinnovabili viterbesi, si può coprire l’intero fabbisogno regionale. Una sproporzione pazzesca che, naturalmente, incide sul consumo di suolo: “Dal 2006 al 2021 - prosegue Pavale - il consumo suolo nella Tuscia è pari a 16,77 chilometri quadri. Il tutto in una zona che ospita 8 riserve naturali. Non ci sarà alcuna ricaduta a livello occupazionale locale, in futuro ci sono solo emigrazione e disoccupazione”. 

Questo quadro preoccupa molto Margherita Eichberg, Soprintendente dell’Etruria Meridionale: “Siamo di fronte ad una nuova ondata impianti, sia a terra che off-shore, apparentemente senza controllo. Dal 2018 assistiamo alle stesse logiche d’inizio anni 2000. Le parti della provincia più interessate sono il viatico del mare e quello del mare, dove trovano posto opere ciclopiche e distese di pannelli fotovoltaici nei campi. È un’espansione estensiva ai danni del latifondo agricolo, la quale renderà molto facile l’insorgere di produzioni industriali con tecncologia aggressiva in zone interessanti dal punto di vista culturale”.  Eichberg chiede alle istituzioni, sia alla Regione che al Ministero, una cosa soltanto: “L’applicazione di criteri chiari ed inequivocabili. Attualmente le normative consentono alle aziende proponenti di potersi muovere con ampia libertà, è invece necessario porre dei paletti”. 

Ma se sono l’area di Bolsena e quella del litorale le fasce più coinvolte dalla proliferazione di pale e pannelli, comincia ad essere degna di nota anche la posizione del capoluogo. Il sindaco Chiara Frontini ha infatti spiegato un dettaglio non trascurabile: “Solo nel comune di Viterbo sono in approvazione circa 590 megawatt di impianti. Per capirci, un impianto casalingo medio ruota intorno ai 3 kilowatt, questo significa che i progetti presentati a Viterbo sono pari a circa 200mila impianti casalinghi”. La prima cittadina lancia quindi l’allarme: “La Tuscia è l’ottava provincia d’italia per Pil agricolo, la prima del Lazio. Questo assalto avrà un impatto non solo sul paesaggio ma anche sull’economia, sul turismo e sull’agricoltura”. La vera anomalia, fa notare Frontini, è che tutta questa energia non resterà sul territorio: “Al di là delle compensazioni, se ci fosse una ricaduta, magari si potrebbe anche ragionare. Invece finisce tutto in rete, nel sistema nazionale, e ai viterbesi non resta nulla”. Le norme delle comunità energetiche sono complesse e dalla politica viterbese si leva un coro unanime: sburocratizzare. I sindaci, infatti, hanno chiesto chiaramente al presidente regionale Francesco Rocca di scendere in campo e battersi contro ulteriori richieste delle aziende del settore energetico. Come fare? Una traccia la fornisce proprio Chiara Frontini: “Per aprire una finestra in centro il parere della Soprintendenza è fondamentale, ma per 10 pale è solo consultivo. È su questo punto che bisogna agire”. 

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