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Sabato, 13 Aprile 2024
I SEPARATISTI / Tarquinia

È Enrico Michetti il regista della secessione di Tarquinia e Monte Romano dalla Tuscia, ma Montalto frena

L’operazione “Porta d’Italia” ha la regia di Michetti, avvocato e professore di diritto pubblico nonché ex candidato sindaco di Roma

Il progetto per la secessione di 12 Comuni dalle province di Viterbo e Roma spiegato nel dettaglio da Enrico Michetti, che esce allo scoperto come regista dell’operazione. L’avvocato romano, professore di diritto pubblico all’Università di Cassino, presidente della  fondazione Gazzetta Amministrativa della Repubblica italiana nonchè ex candidato sindaco di Roma, ha sviscerato tutti i pro e i contro del progetto. Venerdì 1 marzo, a Fiumicino, si è infatti svolta la conferenza stampa di presentazione di “Porta d’Italia”, la sesta provincia del Lazio che potrebbe nascere sulla spinta dei sindaci dei comuni costieri.

Grande protagonista dell’incontro, sicuramente, Agostino Prete, presidente del comitato spontaneo Porta d’Italia. “La provincia che abbiamo in mente - ha detto - è quella che determina la centralità del cittadino, con una burocrazia più semplice, efficiente  e di prossimità. Una provincia che valorizzi e sfrutti le caratteristiche dei territori”. Ad ascoltarlo c’erano, tra gli altri, il sindaco di Fiumicino Mario Baccini, il sindaco di Tarquinia Alessandro Giulivi e proprio Michetti. Baccini, che si ritroverebbe ad essere il sindaco capoluogo di questa nuova provincia, ha rivelato che, tra tutti i sindaci, sono state discusse già le tematiche principali: “Già da diversi mesi, tra  i sindaci di vari comuni del Lazio abbiamo discusso delle posizioni socio economiche, strutturali e sanitarie del nostro territorio per  fare il punto della situazione e  capire se la nostra autonomia fosse un valore aggiunto oppure un problema”. La risposta è scontata: “L’autonomia decisionale di cui vogliamo disporre non è contro Roma, che è la Capitale d’Italia e come tale è impegnata nel suo ruolo non di poco conto. Riguarda piuttosto  un’autogestione dei nostri territori, delle  risorse di cui disponiamo, secondo quanto previsto dalla normativa”. Già, perché qui entra in gioco il ruolo di Michetti, considerato da molti come uno dei più grandi esperti amministrativisti d’Italia. È lui ad aver curato nel minimo dettaglio l’aspetto burocratico di questa secessione. Secondo il piano, entro il mese di marzo l’iniziativa dovrà essere portata nei vari Consigli comunali, dove sarà deliberata l’adesione a questa nuova  provincia. Una volta che tutti i comuni aderenti avranno deliberato, i documenti saranno inviati al Parlamento, il quale dovrà decidere, attraverso un’iniziativa legislativa, la costituzione di “Porta d’Italia”. Il cronoprogramma c’è, l’idea pure. “È il momento storico giusto - ha osservato il sindaco di Fiumicino - per osare ed avviare un progetto ambizioso che ci permetterà di ottenere i servizi minimi che oggi ci sono preclusi, una prefettura, un policlinico, scuole e strade”.

Michetti, alla conferenza, ha esposto ai presenti uno studio approfondito condotto da lui stesso, oltre da tecnici e architetti, sulle vocazioni naturali del territorio che va da Fiumicino a Tarquinia passando per Trevignano e l’entroterra e sui vantaggi che comporterebbe la nuova provincia. “Una provincia che ha un carattere fondamentale: l’omogeneità. Una provincia naturale per le sue caratteristiche, con un protagonismo diffuso, la porta naturale d’accesso del Paese”, esordisce l’ex candidato sindaco della Capitale. “La proposta rappresenta un punto di svolta per il territorio, un’opportunità per rilanciare l’economia locale e migliorare la qualità della vita dei cittadini, promuovendo al contempo una maggiore coesione sociale e culturale”. La parola chiave è “protagonismo diffuso”, un modello che si contrappone a quello tradizionale di provincia, fondato sulla disparità tra il centro e le aree periferiche. Anche il nome della provincia è idea di Michetti, in quanto è lui a proporre che quest’entità territoriale porti il nome della nazione, simboleggiando così “il suo ruolo centrale e la sua importanza strategica”. 

Scendendo nei particolari tecnici, la proposta michettiana si basa sulla decentralizzazione degli uffici e dei servizi, così da seguire il baricentro abitativo del territorio. Il tutto per fare in modo che le strutture come le Asl, le scuole, le università e gli uffici pubblici siano equamente distribuiti a seconda delle esigenze dei cittadini. Inoltre, Michetti sostiene che Porta d’Italia andrà a migliorare la qualità della vita con nuovi posti di lavoro, una gestione ottimale e univoca dei principali servizi pubblici (tra cui trasporto e acqua) e un’attenzione maggiore all’ambiente nell’ottica di uno sviluppo sostenibile. 

Al momento, questa operazione sembra aver trovato il favore di importanti comuni come Fiumicino, Civitavecchia e Tarquinia. Figurano tra gli interessati anche Santa Marinella, Lasispoli, Monte Romano, Trevignano, Anguillara, Tolfa e Allumiere. Nelle ultime settimane, però, due comuni hanno fatto un passo indietro. Montalto di Castro e Cerveteri, litorale nord e centrale, non sono più così convinte di andare fino in fondo con la secessione. Il sindaco montaltese Emanuela Socciarelli sostiene che dovranno essere i suoi cittadini a decidere, magari attraverso un referendum, mentre la prima cittadina di Cerveteri ha rivelato di non aver partecipato  agli ultimi incontri. Ora che il progetto è stato svelato al grande pubblico, sarà importante osservare i prossimi sviluppi in vista dell’approdo della questione in Parlamento, dove potrebbe aprirsi un lungo dibattito.

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