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FESTA DELLA LIBERAZIONE

"I nostri parlamentari che disertano il 25 aprile non sono patrioti, dubitiamo della loro lealtà verso la Costituzione"

Il presidente dell'Anpi di Viterbo, Enrico Mezzetti, durante le celebrazioni per l'anniversario della Liberazione: "L'antifascismo sia pratica quotidiana, tutti i giorni dovrebbe essere 25 aprile". Corteo, corone a Mariano Buratti e caduti e interventi al Sacrario

"Il 25 aprile è il Natale laico del paese, è la ricorrenza più importante della nostra storia. Costituzione e antifascismo sono e devono essere pratica quotidiana, non celebrazione occasionale: tutti i giorni dovrebbe essere il 25 aprile". Enrico Mezzetti, presidente provinciale dell'Anpi di Viterbo, durante le celebrazioni per il 79esimo anniversario della Liberazione dell'Italia dall'occupazione nazista e dal fascismo.

La mattinata è iniziata con il corteo che da porta Romana è arrivato al Sacrario. Oltre ai partecipanti e a tanti giovani, che tenevano in mano cartelli e striscioni come "Viterbo antifascista, contro i fascismi di ieri e oggi", presenti il prefetto Gennaro Capo, il vicepresidente del consiglio regionale Enrico Panunzi, rappresentanti dell'amministrazione comunale di Viterbo, il questore Fausto Vinci e i vertici delle forze armate e dell'ordine. Al liceo Mariano Buratti e al Sacrario la deposizione delle corone al partigiano viterbese e ai caduti civili e militari.

GALLERY | Festa della Liberazione: le celebrazioni a Viterbo

Nel suo intervento il presidente dell'Anpi Mezzetti ha sottolineato il "sistematico disertare le celebrazioni del 25 aprile dei nostri parlamentari. Non sono patrioti - ha affermato - e non possiamo non dubitare della loro lealtà verso la nostra patria e Costituzione, democratica e antifascista".

Prima del discorso di Mezzetti, quello della sindaca Chiara Frontini e del presidente della Provincia Alessandro Romoli. "Cos'è lo spirito del 25 aprile? - si è chiesta la prima cittadina - È l'antitesi all'indifferenza. Uomini e donne che hanno scelto di non essere indifferenti, che hanno combattuto e sono morti perché il futuro del proprio popolo era affar loro e non solo di altri. 79 anni fa c'era la guerra, la dittatura che limitava le libertà personali. Era necessario, allora, mettere l'uomo al centro del sistema, i suoi diritti e i suoi doveri. Oggi ci sono nuove guerre, c'è la rivoluzione digitale, ma soprattutto c'è un pianeta che soffre e risorse che scarseggiano. E allora l'antitesi alla nostra indifferenza, attualizzata al 2024, sia rivolta all'ambiente e agli ecosistemi perché proprio come allora, quando la libertà mancava come l'aria, oggi dobbiamo preservare l'aria per non rischiare di perdere la libertà".

Il presidente Romoli, invece, ha detto: "Dopo 79 anni molte ferite ancora sanguinano. Ma oggi siamo qui perché riconosciamo il valore assoluto della libertà e della democrazia, la cui forza è nel ricordo. Difendere la Costituzione è un nostro dovere, come è un nostro dovere portare avanti i valori della libertà".

L'intervento del presidente dell'Anpi Enrico Mezzetti

"Liberiamoci dalla guerra, dai fascismi, dalla disumanità con la Costituzione. Parole purtroppo inascoltate ma più che mai attuali. Il 25 aprile è il Natale laico del paese, è la ricorrenza più importante della nostra storia insieme al 2 giugno. È il giorno della liberazione dalla dittatura e dalla guerra fascista, dall'occupazione straniera. È il giorno di nascita della democrazia italiana. È il giorno in cui il mondo del lavoro, il popolo, i giovani e le donne diventano protagonisti. Dopo vent'anni di 'credere, obbedire e combattere' ci sono stati donne e uomini che hanno smesso di obbedire e hanno scelto loro in cosa credere e per cosa combattere. Nessuno ha fatto una Resistenza se non per propria scelta, nessun partigiano lo ha fatto per obbedire a un ordine. 

È anche il giorno di dignità nazionale, perché senza la Resistenza l'Italia sarebbe divenuta un'espressione geografica. Un povero paese umiliato: avevamo perso la guerra in modo ignominoso, e non capisco come si possa ancora esaltare quel percorso e ancora c'è qualche nostalgico. Una cosa inaudita. Se non avessimo avuto la Resistenza, non avremmo potuto scrivere da soli la nostra Costituzione ma l'avremmo ricevuta dalle potenze occupanti". Mezzetti cita lo storico Alessandro Portelli: "Dubito che una Costituzione regalata dai vincitori avrebbe avuto quell'incipit fulminante 'L'Italia è una repubblica democratica'".

"Costituzione e antifascismo sono e devono essere pratica quotidiana, non celebrazione occasionale: tutti i giorni dovrebbe essere il 25 aprile. Oggi avvertiamo l'urgenza di manifestare, di tornare in piazza per battere autoritarismo e oppressione, razzismo e manganelli, precarietà, sfruttamento e devastazione ambientale, per invocare la pace in Ucraina, in Palestina e per fermare l'orrore di Gaza. L'Anpi non si stanca di invocare la pace. 

È tornato di moda il concetto di nazione, ma l'idea di nazionalismo è quando di più rischioso la storia del secolo scorso abbia presentato: il nazionalismo porta alla guerra. Noi al termine nazione preferiamo il termine patria: chi si riconosce nei valori incarnati dal 25 aprile è un patriota, e quei parlamentari della nostra circoscrizione che sistematicamente disertano le celebrazioni del 25 aprile e della festa della Repubblica non sono patrioti e non possiamo non dubitare della loro lealtà verso la nostra patria e Costituzione, democratica e antifascita, nata dalla Resistenza. La nazione prepara il nazionalismo e il nazionalismo porta alla chiusura, all'erezione di muri, all'identificazioni dell'altro come nemico. È il preludio dell'ideologia dell'odio che è il preludio all'ideologia della violenza.

L'Anpi e la Costituzione non sono di una parte, sono di tutti. Ma fascisti e nostalgici vogliono applicarci le etichette. La nostra bussola, lo scudo che ci protegge e ci indica il percorso da seguire è la Carta costituzionale. La Costituzione ha introdotto una cesura nella storia d'Italia perché è nata dalla sconfitta del fascismo ed è stata fatta contro il fascismo. La Costituzione rappresenta una radicale discontinuità con quel passato".

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