Domenica, 14 Luglio 2024
RIVOLTA DEI TRATTORI

Gli agricoltori invadono Roma, ma a Viterbo c’è una lotta intestina per spodestare i sindacati di categoria

Alcuni grandi produttori della Tuscia vogliono rovesciare il sistema attuale e scalzare i sindacati tradizionali, il tutto soffiando sul fuoco della rivolta dei trattori

Oggi pomeriggio gli agricoltori invaderanno la Capitale per un corteo organizzato dai comitati riuniti agricoli (Cra). Sono attese circa 15mila presenze e, alla marcia su Roma dei trattori, dovrebbe prendere parte anche il gruppo che per due settimane ha “occupato” il casello di Orte. La falange guidata da Tonino Monfeli, infatti, ha aderito agli Agricoltori Traditi, l’ala più estrema della protesta. Nella Tuscia, però, la situazione è piuttosto frastagliata in virtù delle spaccature emerse tra i nuclei di Orte, Tarquinia e Viterbo. E, se i presidi sono stati smobilitati, la lotta adesso ha assunto una dimensione diversa. Dall’occupazione delle strade si è passati alla guerra intestina, nel tentativo di scalzare i sindacati tradizionali che fino allo scoppio del dissenso erano considerati il vero punto di riferimento del mondo agricolo.

La galassia dei trattori è sostanzialmente divisa. Da una parte quelli di Riscatto Agricolo, che hanno incontrato il ministro Lollobrigida ed hanno promesso di cessare con le proteste una volta che il Parlamento avrà approvato le misure contenute nel decreto Milleproroghe. Nello specifico, dal Masaf hanno aperto allo stralcio dell'Irpef per i redditi fino a 10mila euro, dimezzando l’imposta per quelli da 10mila a 15mila, all’instaurazione di un tavolo permanente sulla Pac e a maggiori controlli sui prodotti importati. Sebbene non manchino gli scettici, all’interno di RA, perlomeno nella Tuscia, le parole di Lollobrigida sono state giudicate positivamente. Al contrario, gli Agricoltori Traditi non hanno digerito l’incontro con il ministro (al quale non hanno partecipato) e, anzi, lo hanno criticato duramente annunciando che le loro manifestazioni non cesseranno.

La frattura nel fronte degli agricoltori si è fatta sentire anche nel Viterbese, dove i tre principali gruppi sono andati in ordine sparso. A Orte, Monfeli con i suoi seguaci sposano la linea dura dei Cra, mentre Tarquinia e buona parte dei manifestanti del capoluogo si sono uniti a Riscatto Agricolo. Per i primi il governo Meloni è responsabile tanto quanto l’Ue, per i secondi ad avere maggiori responsabilità è Bruxelles. Tuttavia, qualcosa mette tutti d’accordo: i sindacati tradizionali (Coldiretti e Cia in particolare) non sono più rappresentativi. E a soffiare sul fuoco di questo sentimento ci sono le associazioni minori, che vogliono fare le scarpe alle organizzazioni più strutturate.

Nella Tuscia, ad esempio, sono molto forti le sigle di Confagricoltura e Asta, che però si sono approcciate in maniera diversa alla rivolta dei trattori. Remo Parenti, numero uno della Confagricoltura viterbese e reatina, ha più volte invitato a non scadere in atteggiamenti estremisti - come la messa al rogo delle bandiere Coldiretti - e a mantenere l’unità. Fernando Monfeli, leader di Asta, ha invece sostenuto sin dall’inizio la protesta e, già negli anni scorsi, si era più volte scontrato con l’associazione gialloverde. Le fila di Asta e Confagricoltura potrebbero rimpolparsi a seguito di questa stagione di grandi contestazioni, facendo crescere il loro peso all’interno del tavolo sindacale.

Ma ci sono anche altri soggetti a caldeggiare il clamoroso ribaltone ai danni di Coldiretti e Cia nella Tuscia. Alcuni grandi imprenditori locali, in particolare quelli della zona dei Cimini, ora che la posizione dei sindacati tradizionali traballa, sono pronti a chiedere la riorganizzazione delle strutture. Qualora la richiesta non dovesse essere accolta è possibile che avvenga una fuga di massa da parte degli iscritti. Con tutte le conseguenze del caso.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Gli agricoltori invadono Roma, ma a Viterbo c’è una lotta intestina per spodestare i sindacati di categoria
ViterboToday è in caricamento