Sabato, 20 Luglio 2024
NUOVI IMPIANTI / Latera

Sciame sismico nell'alta Tuscia, in arrivo la decisione sull'impianto geotermico a Latera

Mentre la terra torna a tremare vicino al lago di Bolsena, stanno per scadere i tempi utili per il via libera alla geotermia nel Viterbese

Il mondo scientifico è diviso sul tema. C’è chi sostiene che la geotermia abbia dei legami con l’attività sismica, mentre altri lo smentiscono seccamente e affermano che dallo sfruttamento del calore del sottosuolo la Tuscia possa trarne solo profitti. Ma quando la terra torna a tremare, soprattutto vicino al lago di Bolsena, i cittadini fanno fatica a non pensare alla correlazione tra geotermico e terremoti. Anche se, perlomeno nel nostro paese, non ci sono ancora evidenze scientifiche. Al contrario, all’estero, ad esempio in Belgio, si sono verificati dei casi di sismicità indotta e innescata, una delle conseguenze più dannose dello sfruttamento industriale della geotermia profonda in zone caratterizzate dalla fragilità geologica dovuta a importanti sconvolgimenti tettonici e vulcanici e da un patrimonio edilizio storico molto vulnerabile. Fragilità geologica e patrimonio edilizio vulnerabile, da ricordare bene questi due aspetti. 

Nella Tuscia, in particolare nell’area nord, ai confini con l’Umbria e la Toscana, ci sono due campi geotermici abbastanza importanti. Uno è quello di Torre Alfina, ad Acquapendente, l’altro è quello di Latera. Entrambi sono stati coinvolti, in passato, in due progetti industriali, purtroppo terminati in maniera negativa per la provincia e i suoi cittadini. Nel 1973, nel pozzo Enel di Torre Alfina, durante una perforazione si verificó un’esplosione a causa di un giacimento di Co2 ad alta pressione che fece esplodere il pozzo, creando anche delle crepe sul suolo. A Latera, invece, sempre l’Enel a cavallo tra gli anni ‘90 e quelli 2000 aprì una centrale geotermica. L’esperienza fu quasi tragica: le forti emissioni nell’atmosfera di gas nocivi come l’H2S e l’NH3 raggiungono i paesi vicini al lago di Bolsena fino a Montefiascone. Nel 1999, poi, secondo le cronache dell’epoca, il 21 luglio si scatenò anche un’eruzione di gas che produsse una nube tossica. Alla fine, dopo interrogazioni parlamentari e le proteste dei cittadini, Enel decise di sospendere la produzione.

Tuttavia, i siti di Torre Alfina e Latera sono ancora oggi nel mirino delle società specializzate nel campo geotermico. La Itw Lkw aveva presentato un progetto per costruire un impianto tra Acquapendente e Castel Giorgio ma, l’8 febbraio 2021, il Consiglio di Stato, con sentenza numero 1399, ha accolto l’appello con il quale la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il MATTM, il MiBACT, la Regione Lazio, la Provincia di Viterbo, e i Comuni di Acquapendente, Castel Giorgio, Castel Viscardo e Orvieto, appoggiati da molte associazioni, hanno impugnato la sentenza della III Sezione del TAR del Lazio (n. 13589 del 27 novembre 2019) che aveva accolto l’istanza della Itw Lkw Geotermia Italia. Dunque, Torre Alfina non vedrà mai la struttura. 

Non vale ancora lo stesso per Latera, dove Enel ha riproposto la riapertura del sito “per produrre 14 megawatt usando 4 pozzi, anziché i 22 del passato”. Un’ipotesi che spaventa sia i cittadini che gli amministratori locali, i quali conservano ancora vivido nella mente il ricordo del 2000: “Enel ha smaltito appena un quarto della vecchia struttura, non possiamo rischiare si torni indietro”, dice il sindaco Francesco Di Biagi. In base ai dati forniti da Enel Green Power, “Nuova Latera” (nome dell’impianto) emetterà in un anno oltre 7 chili di mercurio e circa mezzo chilo di arsenico. Attualmente siamo nella fase precedente a quella della valutazione, con il Ministero che continua a vagliare gli atti. Questa settimana, peraltro, scadono i tempi per la richiesta d’integrazioni e non sembrano esserci nemmeno le controdeduzioni sulla documentazione pubblicata dal Ministero. Lo scorso 16 novembre, il dicastero alla Cultura ha chiesto ad Enel di comunicare alcune integrazioni riguardanti, tra le tante, l’impatto sul territorio e sul paesaggio circostante.

Di Biagi, primo cittadino di Latera, alcuni anni fa fece una confessione: “Quando quella centrale geotermica era attiva, le scosse erano più frequenti”. Una convinzione che vale anche per gli abitanti di Latera, i quali negli ultimi anni hanno assistito a diversi eventi sismici, compreso quello di mercoledì sera. Non appena è stata avvertita la scossa, di magnitudo 3.1, sui social si sono rivisti quei commenti che correlano l’attività sismica a quella geologica. Peraltro, il terremoto di Onano è molto simile a quello avvenuto lo scorso 28 settembre a San Lorenzo Nuovo: il primo si è verificato a 2 km dal centro abitato e 9 di profondità, mentre il secondo a 6 km di profondità. E, praticamente, alla stessa ora: le 21:27. 

Ma, al netto delle convinzioni popolari, la geotermia è veramente rischiosa per la Tuscia? Dicevamo della fragilità geologica e patrimonio edilizio vulnerabile quali aspetti da tenere in considerazione. A tal riguardo, Giuseppe Mastrolorenzo, vulcanologo e primo ricercatore dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ha evidenziato come il terremoto massimo atteso nell’Alta Tuscia può avvicinarsi al 6° grado della scala Richter che, data la modesta profondità ipocentrale e visto il patrimonio edilizio, potrebbe produrre gravi danni con effetti anche superiori al 9° grado di quella Mercalli. Oltre al rischio elevato di inquinamento (come accaduto in passato sia a Latera che ad Acquapendente), esiste anche un reale rischio sismico, in un’area dove recenti sciami - quelli del 28 settembre 2023 e di mercoledì - potrebbero confermare la sismicità del territorio intorno al lago di Bolsena anche in assenza di stimoli esterni come la geotermia. Gli impianti, in particolare quello proposto da Enel, possono funzionare in modo soddisfacente se sono installati in località a bassa sismicità, dove la geologia è nota e sotto controllo, ma diventano pericolosi in zone la conformazione di Latera e Valentano, dove due caldere, ognuna con la sua situazione geologica resa complessa dalle passate intense attività vulcaniche e dai successivi crolli, si sovrappongono. Tutto ciò su un substrato fratturato da movimenti tettonici durante la creazione degli Appennini. L’impianto Enel, tra l’altro, è previsto proprio nel punto in cui le caldere si sovrappongono. 

Rischi, dunque, ce ne sarebbero. E, a questo punto, non resta che aspettare cosa deciderà il Ministero dell’Ambiente, se bloccare il progetto o andare avanti con l’iter di valutazione.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Sciame sismico nell'alta Tuscia, in arrivo la decisione sull'impianto geotermico a Latera
ViterboToday è in caricamento