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COLD CASE / Gradoli

Il giallo di Gradoli in una serie tv: dopo 15 anni è ancora mistero sulla scomparsa di Tatiana ed Elena Ceoban

Il caso degli "amanti diabolici" in una serie true crime per raccontare la storia di Tatiana ed Elena, uccise nel 2009 senza che i corpi siano mai stati ritrovati

Il giallo di Gradoli, a distanza di 15 anni, sarà trattato in una serie Tv. Pino Romualdi, giornalista e storico inviato di “Chi l’ha Visto?” (programma che trattó più volte il caso all’epoca dei fatti), ha infatti reso noto che la sua nuova trasmissione “Faking It - Bugie criminali”, in onda su Nove, approfondirà nuovamente la storia di Tatiana ed Elena Ceoban, scomparse dal paesino sulle sponde del lago di Bolsena nel 2009 e mai più ritrovate, nella puntata che andrà in onda il 12 marzo. 

Non è la prima volta che il giallo di Gradoli viene adattato in una serie televisiva. E non potrebbe essere altrimenti, vista l’assoluta particolarità del caso: per la magistratura non ci sono dubbi che le due donne siano state uccise, ma i corpi non sono mai stati ritrovati in tutti questi 15 anni. Ad alimentare l’interesse sulla vicenda, poi, ci sono una serie di dettagli più o meno morbosi, come la relazione parallela tra il marito di Tatiana, Paolo Esposito, e sua sorella Ala Ceoban, “documentata” da un filmino hard girato dai due. Anche per questo elemento, i due vennero ribattezzati “gli amanti diabolici”.

La storia risale al 30 maggio 2009, quando Tatiana e sua figlia Elena scomparvero nel nulla. I giornali locali, però, ne diedero notizia solo alcuni giorni dopo, il 6 giugno, quando a distanza di una settimana delle due non c’era ancora traccia e Paolo Esposito aveva deciso di chiamare la suocera, residente a Bologna, per sapere se avesse notizie della figlia e di sua nipote. Ma nemmeno lei sapeva dove si trovassero. Alla fine, l’uomo denunciò la scomparsa delle due donne e i carabinieri di Gradoli cominciarono le ricerche. Tatiana, detta Tania, aveva 36 anni ed arrivó in Italia nel 1999, l’anno successivo conobbe Paolo, col quale andò a convivere in una villa in via Cannicelle. Successivamente Elena - figlia di una precedente relazione - raggiunse la madre nella Tuscia e poi, nel 2003, nacque Erika. 

Paolo Esposito con Elena Ceoban (a sx) ed Erika (al centro)-2

La mattina del 30 maggio 2009, Tatiana ed Elena uscirono di casa per andare la prima al lavoro e la seconda a scuola. È l’ultimo giorno in cui sono state viste vive. Alle 13:30 Elena ritorna nella villetta, mentre sua madre viene ripresa mezz’ora dopo dalle telecamere di un negozio a Viterbo mentre acquista una videocamera che sarebbe servita a filmare la recita della piccola Erika. Secondo le indagini, alle 18 anche Tatiana avrebbe fatto ritorno a casa, come proverebbe la videocamera sul tavolo e la testimonianza di un autista che dirà di aver visto una donna scendere in prossimità della villa. Da lì in poi, quel che sia successo resta avvolto da un alone di mistero.

Inizialmente, stando anche a quanto raccontato da Esposito - il quale confermerà di aver trovato Elena a casa che lei gli avrebbe detto che quella sera sarebbe partita insieme alla madre - si pensó ad un allontanamento volontario. Il marito, inoltre, disse che la compagna aveva fissato una visita a Roma, circostanza poi smentita, e che verosimilmente lei aveva deciso di tornarsene in Moldavia o portare la figlia grande dal padre: "Elena voleva conoscere il padre - dichiarò Paolo in un'intervista a “Chi l'ha visto?” -. Penso che stiano da qualche parte in Russia e stanno bene". Versione, questa, che non convinse affatto la madre di Tatiana, la quale disse che sua figlia non si sarebbe mai allontanata lasciando la piccola Erika, di soli sei anni, a Gradoli. Nel mentre, la Procura di Viterbo aveva aperto un fascicolo per sequestro di persona contro ignoti, notificando a Paolo un avviso di garanzia come persona informata sui fatti. 

Le ricerche dei carabinieri si rivelano da subito infruttuose. Nessuna traccia di Tatiana ed Elena in porti, aeroporti, stazioni dei treni. Nessun biglietto con nomi corrispondenti acquistato. Nessuno sa che fine abbiano fatto. Così prende sempre più quota la pista dell’omicidio, in virtù del fatto che la cella a cui si era agganciato il cellulare di Tatiana l’ultima volta corrispondeva a quella vicino alla casa di Gradoli, e così viene sequestrata la villa di via Cannicelle, dove gli inquirenti si trovano di fronte ad una scoperta che chiarisce cosa sia accaduto realmente: i passaporti ci sono, ma vengono anche trovate 23 tracce di sangue che i Ris confermano essere di Tatiana sul pomello di una tenda che nel frattempo non c’è più, sul radiatore e sulla porta. In più, sul muro della cucina, delle strane abrasioni fanno pensare che qualcuno abbia raschiato la parete per far scomparire qualcosa, probabilmente altri schizzi di sangue. Ma il cerchio si era già stretto intorno a Paolo e ad un’altra persona, la sorella di Tatiana, Ala.

Paolo Esposito con Ala (a sx) e Tatiana Ceoban-2

Ala Ceoban, sorella di Tatiana, era giunta in Italia poco dopo la nascita di Erika, nel 2003. La ragazza - all’epoca 18enne - aveva vissuto nella casa di Gradoli per circa tre anni, fino al 2006. Paolo ne rimase rapito dalla bellezza e tra i due nacque una relazione extra-coniugale che peró venne scoperta da Tatiana, la quale rinvenne in un dvd un filmino hard registrato dai due nel mezzo di un rapporto sessuale. Da quel momento, la donna scelse di rompere col compagno, nonostante la convivenza sotto lo stesso tetto. Questo filmino erotico venne poi consegnato da Tatiana al suo avvocato, Luigi Sini, che aveva raccolto le sue ultime confidenze: "Mi disse che uno dei motivi di lite era stato il fatto che Tatiana aveva scoperto che Paolo aveva una relazione con sua sorella", disse il legale a “Chi l’ha visto?”. Sini aggiunse: "Tatiana diceva che Paolo voleva che andasse via con Elena e che le lasciasse la figlia Erika".

Durante le analisi degli oltre 11mila sms scambiati fra Paolo e Ala in tre mesi del 2007 gli inquirenti scoprono ulteriori dettagli sulla relazione dei due, arrivando ad ipotizzare il movente: eliminare Tatiana per programmare insieme il loro futuro. Anche Elena, però, considerata abbastanza grande per porsi interrogativi sulla sorte di sua madre, doveva essere eliminata. La mattina del 30 maggio 2009, dalle 8:04 alle 8:08, Paolo e Ala si sentono al telefono quattro volte e per tre volte Esposito si muove da Gradoli ad Acquapendente. Elena torna a casa alle 13:30, sua madre circa cinque ore più tardi. Quello che accadrà in quella giornata resta, appunto, un giallo, ma la ricostruzione degli inquirenti è la seguente: Elena viene subito uccisa al rientro nella villetta in maniera non cruenta, forse strangolata (ecco perché non c’è il suo sangue), mentre Tatiana viene aggredita fisicamente, lasciando sparsi sulla scena del crimine diversi indizi. I due corpi vengono fatti sparire - non è chiaro come - e la casa viene ripulita. 

La villetta di via Cannicelle a Gradoli, teatro dei fatti del 30 maggio 2009-2

Sia Paolo che Ala non si sono mai dichiarati colpevoli del duplice omicidio, nonostante il primo sia stato condannato all’ergastolo - che sta ancora scontando nel carcere di Mammagialla - e la seconda abbia già scontato la propria pena. A far cadere la pista dell’allontanamento volontario, poi, c’è anche il diario segreto scritto da Tatiana, nel quale la donna spiega di aver scoperto, oltre al filmino hard, anche altri video pedopornografici nel computer di Paolo. Lei, si capisce dalle pagine del diario, non avrebbe mai lasciato la figlioletta Erika da sola a Gradoli, piuttosto se la sarebbe portata con sé lontano da quell’uomo che le aveva inflitto enormi sofferenze nell’anima. In più, i carabinieri non hanno mai creduto alla versione di Esposito perché la denuncia della scomparsa delle due donne è arrivata ad una settimana da quel maledetto 30 maggio, quando c’era stato tutto il tempo di far sparire i corpi, mai più ritrovati. 

Intervistato nel 2018 da Franca Leosini nel programma Rai “Storie Maledette”, Esposito, alla domanda su quale fine abbiano fatto Elena e Tatiana, ha risposto: “Me lo domando anche io. L’idea che mi sono fatto è che sono scomparse e nessuno le ha cercate né le sta cercando”. In tutti questi anni, Paolo non ha mai detto dove siano stati occultati i corpi delle due donne, cercati in lungo e in largo nel lago di Bolsena, in quello di Mezzano, nelle campagne circostanti alla villetta di via Cannicelle e pure sull’Amiata. Questo il giallo di Gradoli, un delitto misterioso condito da particolari inquietanti che ha scosso e continua a scuotere la Tuscia.

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