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Venerdì, 24 Maggio 2024
IL PUNTO

I sindaci al bivio: aumentare le bollette o far fallire Talete? Oggi il voto cruciale, tre possibili scenari

I primi cittadini sono chiamati a decidere se aumentare le bollette dell'acqua ai cittadini o far affondare Talete, ecco tre ipotesi di cosa potrebbe accadere a palazzo Gentili

Certamente molti di loro stanotte non avranno dormito sonni tranquilli. E c’è da scommetterci, dato che oggi i sindaci della Tuscia saranno chiamati ad esprimersi su un tema rovente: scegliere chi salvare tra i cittadini e Talete, l’azienda pubblica che gestisce il servizio idrico nel Viterbese. Non sarà facile ma va fatto, anche perché ormai la politica viterbese, nella vicenda che riguarda la crisi della partecipata, è finita in un cul-de-sac. 

AUMENTO DELLE BOLLETTE O FALLIMENTO

L’Ato, l’ambito territoriale ottimale, è da mesi in un vicolo cieco. Nel dettaglio, stamattina l’assemblea dei sindaci dovrà votare il piano di adeguamento tariffario. Sostanzialmente, questo provvedimento vuole introdurre un aumento delle bollette Talete del 12% sotto forma di conguaglio per il 2022 e dell’8% per il 2023. L’aumento corposo, quello del 12%, dovrà essere però vagliato e approvato da Arera, cosa molto improbabile dato che l’autorità di regolazione difficilmente autorizza aumenti sopra il 6%. Una scelta, quella dei rincari in tariffa, per certi versi obbligata secondo Giancarlo Daniele, ventennale tecnico della società: “Le bollette, per garantire la sopravvivenza di Talete, avrebbero dovuto crescere molto di più negli ultimi anni. Ad oggi, la tariffa ha coperto 20mln di morosità ma portato a futuro 25mln di incassi che ora non ci sono. Senza morosità, gli aumenti avrebbero permesso di prendere quei 25 milioni. Dal punto di vista economico abbiamo i costi coperti, ma manca il finanziamento. Per farvi capire, se oggi un Comune in credito facesse istanza di fallimento, probabilmente verrebbe accolta. La situazione debitoria ha creato un delta potente e noi dobbiamo sviluppare una proposta tariffaria che consenta di portare in attivo quest’anno i futuri costi energetici, perché nel 2023 prenderemo in carico tutti i comuni e bisognerà spostare i costi energetici a futuro”. Insomma, per l’ingegnere, senza aumenti la società muore. C’entrano cause presenti e soprattutto passate, ma non tutti i sindaci sono di questo parere.

LA POSIZIONE DI VITERBO

Il Comune di Viterbo ha già deciso che non voterà. Un’astensione nei fatti ma un voto contrario nella sostanza, a certificare ancora una volta la posizione inamovibile di Chiara Frontini. Prima di parlare di aumenti, lei vuole vedere un piano di risanamento perché, altrimenti, sostiene si rischierà di far pagare ai cittadini non il prezzo di una soluzione ma quello di un palliativo. Ed altri sindaci potrebbero schierarsi dalla sua parte, su tutti Alessandro Giulivi di Tarquinia, Maurizio Testa di Monte Romano, Igino Vestri di Vasanello e Roberto Camilli di Soriano. Questi quelli che quasi certamente cercheranno di mandare all’aria il provvedimento, mentre il sindaco di Tuscania, Fabio Bartolacci, e quello di San Lorenzo, Massimo Bambini, potrebbero accodarsi all’ultimo.

TRE SCENARI

Gli scenari più accreditati, sulla carta, sono tre. Il primo: oggi l’assemblea, nonostante l’incertezza, darà l’okay al piano, scongiurando il fallimento di Talete e continuando la strada intrapresa, a questo punto verso la privatizzazione del 40%. Nella seconda ipotesi, invece, i numeri non ci saranno e l’Ato sarà costretto a rescindere immediatamente il contratto con Talete, oltre che rivolgersi ad un soggetto privato per continuare ad erogare il servizio. Nella terza opzione, infine, dall’assemblea non arriverà il via libera e Salvatore Genova convocherà una riunione straordinaria per chiedere ai comuni la ricapitalizzazione. A meno che non si dimetta.

LE DIMISSIONI DI GENOVA

Salvatore Genova, amministratore unico di Talete, ieri ha annunciato che, se i sindaci dovessero ammutinarsi e non votare l’aumento delle bollette, potrebbe dimettersi. L’eventuale rinuncia all’incarico (che resterebbe vacante nel bel mezzo di una tempesta) da parte dell’ingegnere, aprirebbe una crisi dalla quale uscire sarebbe davvero complicato. Già un anno e mezzo fa, quando Genova prese le redini della società, trovare un tecnico disposto ad accollarsi le sorti di Talete fu difficilissimo. Figuriamoci oggi, con la società sull’orlo del fallimento. E domani, fuori da Palazzo Gentili, ci sarà pure la contestazione dei comitati per l’acqua pubblica. Come se non bastasse il clima di tensione, già arrivata alle stelle.

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