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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
IL TERRIBILE DUBBIO / Ronciglione

Inquinamento lago di Vico, Consiglio di stato contro i comuni di Ronciglione e Caprarola. Inquietante sospetto sulla Chemical city...

Con un'apposita sentenza, il Consiglio di stato ha obbligato la Regione ad intervenire

Arriva una presa di posizione forte sull'inquinamento del lago di Vico: per il Consiglio di Stato, la Regione deve intervenire al posto dei Comuni interessati. Questo recita, in buona sostanza, la sentenza emessa dai giudici, i quali hanno dato ragioni a ClientEarth e Lipu, le due associazioni ambientaliste che avevano fatto ricorso. La Pisana dovrà proteggere il bacino idrico dall'inquinamento in particolare per quanto concerne le acque destinate al consumo umano. Il dispositivo è datato 12 ottobre e la Regione ha tempo 60 giorni per ottemperare all'ordine.

Nel dettaglio, la Regione dovrà de facto sostituire i Comuni di Ronciglione e Caprarola, attivandosi per utilizzare ogni strumento normativo per limitare il più possibile l'arrivo in acqua dei fertilizzanti utilizzati soprattutto nelle colture intensive delle nocciole, di cui la zona è ricchissima. Secondo le due associazioni ambientaliste, infatti, nè la Pisana nè tantomeno gli enti locali dei due paesi avrebbero rispettato le norme comunitarie e nazionali, non facendo nulla per evitare un ulteriore inquinamento del lago. Per questo motivo, nel maggio 2023, Lipu e ClientEarth hanno presentato ricorso e, a ottobre, è arrivata la sentenza in loro ragione.

In attesa che dagli uffici della Pisana vengano redatte le opportune contromisure, in rete inizia a circolare un'inquietante ipotesi per il momento smentita categoricamente dalla scienza, dagli enti di controllo e dalle autorità. Secondo questa teoria, dietro al disastro ambientale nel lago di Vico ci sarebbe niente meno che la Chemical City, il misterioso deposito militare proprio sopra il cratere vulcanico utilizzato per ospitare armi chimiche. Come detto, ma è bene ribadirlo, nessuna istituzione politica o scientifica ha confermato questa tesi, ma tra gli abitanti la voce sta girando in rete, dove alcuni cittadini la stanno condividendo. 

Chemical City-2
Alla base del propagarsi di arsenico ed altri metalli come l'uranio nelle acque della zona, stando alle asserzioni, ci sarebbe proprio la base militare. Lì, per diversi anni sono stati custoditi - come documentato da alcune inchieste giornalistiche - in malo modo, quantitativi importanti di armi chimiche. Come raccontato nel 2020 da Antonella Litta, dell'Isde, "il 2 marzo 2010, presso la Provincia di Viterbo, nella riunione convocata sul tema ‘Attività di contrasto al degrado della qualità delle acque del lago di Vico’ fu data comunicazione che nei sedimenti lacustri vicani era stata riscontrata una elevatissima concentrazione di arsenico, noto elemento tossico e cancerogeno, utilizzato anche nella preparazione di armi chimiche, con valori di 647 mg/kg SS (valore soglia 20 mg/kg SS), oltre che elevate concentrazioni anche di Cadmio – 12 mg/kg SS (valore soglia 2 mg/kg SS) – e Nichel – 566 mg/kg SS (valore soglia 120 mg/kg SS)”. Arsenico, proprio quel semi-metallo che da più di dieci anni tormenta le acque della Tuscia, più volte considerate dall'Ue fuori dai parametri e dunque non potabili. Sempre per Litta, una "possibile dispersione di sostanze tossiche/cancerogene potrebbe ancora persistere". L'ombra, il terribile sospetto, è che qualcosa di brutto e potenzialmente devastante possa essere già successo. Anche se, come detto, non c'è alcuna evidenza scientifica che possa farlo pensare ad oggi. 

Le osservazioni della dottoressa hanno fatto drizzare le antenne anche ad una parte della politica. Sinistra Italiana, lo scorso marzo, ha portato in Parlamento un'interrogazione per sapere a quale punto fosse la bonifica dell'area e, il sindaco ronciglionese Mario Mengoni, a riguardo ha fatto sapere che si è conclusa la prima parte dei lavori, con il primo lotto completamente bonificato. Ora resta da capire quanto tempo ci vorrà ancora prima che le operazioni si concludano una volta per tutte. 

Come ormai noto da anni, la Chemical City (ribattezzata così dai soldati inglesi che la scoprirono sul finire della guerra, quando le forze della RAF volavano sui cieli viterbesi a caccia di nascondigli nazisti) è un immenso bunker edificato attorno la metà degli anni '30, quando il Duce decise di far entrare anche l'Italia in quel pericoloso limbo delle armi chimiche e batteriologiche. Il magazzino, contenente materiali altamente tossici come l'iprite mescolata all'arsenico, l'admsite e il fosgeno, è rimasto attivo anche dopo la guerra e nessun cittadino ne conosceva l'esistenza. Questo fino al gennaio 1996, quando accadde qualcosa di incredibile: Umberto Aboaf stava andando in bici nel verde dell'odierna riserva naturale quando, ad un certo punto, una nuvoletta tossica non lo ha inghiottito. Il ciclista è stato colpito da un gas aggressivo che, per più di 70 anni, è stato nascosto nei serbatoi della Chemical City. Il gas era il fosgene, che può essere anche mortale a seconda del dosaggio. Fortunatamente Aboaf riuscì a salvarsi, ma non si riprese più mentalmente da quell'orribile incidente. È lui l'ultima vittima delle armi chimiche in Europa. 
Lago di Vico (Foto di Chiara Ernandes)

Da quella tragedia sfiorata, Ronciglione e la Tuscia scoprirono l'esistenza di quel mastodontico stabilimento militare, venendo a conoscenza anche di quel che ne era contenuto all'interno. All'inizio del terzo millenio ci fu una prima bonifica ma, ancora nel 2011, dai centri di controllo di Civitavecchia è stata segnalata la possibile presenza di sostanze nocive. Per questo le operazioni di pulizia sono proseguite negli anni fino ad arrivare ai giorni nostri. Nel frattempo, il Viterbese ha dovuto fare i conti con la questione arsenico, che ha portato ad una serie di infinite ordinanze di non potabilità delle acque. La colpa delle sventurate vicende del territorio - che secondo le fonti ufficiali è da imputare alla conformazione morfologica e geologica della Tuscia - per alcuni sarebbe proprio di quell'arsenale segreto, occultato nel verde sulle rive del lago cimino. Le autorità militari, infatti, avrebbero evidenziato concentrazioni di arsenico e altri metalli pesanti superiori alle soglie di contaminazione in determinati punti del perimetro. Un sospetto sinistro che gli esperti sono chiamati a fugare una volta per tutte.  
 

L'emergenza sanitaria nel lago di Vico, ormai, è preoccupante per tutti. Anche per Claudio Marotta, capogruppo di Verdi e Sinistra in Consiglio regionale, che riconduce il tutto all'agricoltura: "Chiediamo chiarimenti sulle misure che la Regione Lazio intende adottare per tutelare la risorsa idrica del Lago di Vico: è necessario, infatti, sviluppare un piano di gestione del fenomeno di proliferazione delle alghe. È importante per la salvaguardia dell'ecosistema e per la tutela del consumo umano. Il deterioramento della qualità dell'acqua del Lago di Vico è stato certificato già da anni. I fertilizzanti industriali utilizzati nelle aree agricole hanno favorito, infatti, lo sviluppo delle alghe rosse, che tolgono ossigeno al lago e rilasciano sostanze chimiche nocive inquinanti". Due versioni totalmente diverse. Per alcuni la causa sono i militarizc per altri gli agricoltori. Di certo, il rischio è che questa catastrofe potrebbe averla generata seriamente un umano. 

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