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IL CASO

Lettera di Terme dei papi al Comune: "Manca l'acqua, danni per oltre 36 milioni di euro"

Fausto Sensi, legale rappresentante della Spa che gestisce lo stabilimento, ha scritto una lettera nella quale rivela la grave situazione in cui versano le Terme dei papi e lamenta la "indifferenza assoluta del Comune"

In una lettera indirizzata a tutti i consiglieri comunali, Fausto Sensi, rappresentante legale della Terme dei Papi spa, rivela retroscena clamorosi legati alla situazione di uno dei più noti stabilimenti termali viterbesi. Nella missiva, Sensi rende noto che da diverso tempo le Terme dei papi stanno facendo i conti con una grave carenza di acqua termale, alla quale il Comune di Viterbo non avrebbe finora posto rimedio pur avendo, secondo la sua versione, tutte le facoltà per intervenire. La mancanza d’acqua avrebbe cagionato inoltre un danno economico pari a 36 milioni di euro, oltre al ridimensionamento dei servizi offerti a clienti e avventori. 

La lettera integrale, datata 23 aprile 2024

“Constatata l'assoluta indifferenza dell'Amministrazione comunale alle problematiche determinate dalla carenza di acqua termale a disposizione dello Stabilimento Termale Comunale gestito dalla scrivente e la persistente assenza di misure idonee a contenere e, progressivamente, scongiurare il danno procurato alla gestione dello stesso, ci vediamo oggi costretti a manifestare pubblicamente il nostro sconcerto anche all'intera compagine dei membri del Consiglio Comunale, nella speranza di suscitare finalmente ascolto e adeguata considerazione.

Per meglio comprendere l'amarezza del nostro sfogo, riteniamo opportuno richiamare alla memoria almeno i fatti salienti del nostro percorso.

Socrate Sensi, Cavaliere del Lavoro, viterbese verace e precursore illuminato nel comparto commerciale della Grande Distribuzione, decise di cimentarsi, all'inizio degli anni 90, anche in un settore a lui sconosciuto, quello del termalismo intuendone le potenzialità di sviluppo e di stimolo all'economia dell'intera città. Sottoscrisse quindi un contratto di appalto tra il Comune di Viterbo e la Società gestione Terme

(S.G.T., oggi terme dei Papi spa) con successivi "Addenda" che regolavano gli accordi per la ristrutturazione, l'ampliamento e la gestione delle Terme Comunali. "Questo Stabilimento, diceva, deve crescere, evolversi e poter competere con i migliori, anche a livello internazionale!". Coinvolse nel suo stesso entusiasmo anche tutta la sua famiglia ed immolò, sull'altare dell'agognata realizzazione del "sogno termale", l'intero patrimonio dei suoi 50 anni di lavoro. L'iniziativa appariva alquanto temeraria, data la contingenza sfavorevole in cui versava, all'epoca, il termalismo italiano a seguito delle progressive ristrettezze delle disponibilità governative a favore del termalismo sociale, che ne determinarono a breve l'ineluttabile tramonto. Per altro verso, c’era da tener presente lo stato di degrado dell’ormai desueto stabilimento comunale termale dell’epoca, che avrebbe imposto un investimento “ardito” in prospettiva delle sfide future di un mercato sempre più competitivo e selettivo. Anche a livello sanitario, lo stabilimento termale di quei tempi mostrava ampi limiti e deficienze, risultando accreditato dal servizio sanitario nazionale per l’effettuazione della sola fango-terapia e, peraltro, nell’infima 4° categoria (la più bassa!). Non classificata e priva di accreditamento risultava, poi, ogni altra cura tipica del termalismo come le cure inalatorie, l’antroterapia (grotta), i bagni terapeutici, ed i percorsi vascolari. Fu dunque necessario allacciare, sin dall’inizio, rapporti e collaborazioni con le più blasonate università italiane e con i più riconosciuti specialisti dell’idrologia medica. 

Sotto la loro guida furono effettuati innumerevoli studi clinici e lavori scientifici a supporto e validazione dell’efficacia di tutte le cure termali proposte con le acque e i fanghi viterbesi. I risultati furono eccellenti tanto che lo stabilimento termale comunale (oggi Terme dei Papi) ottenne, dal servizio sanitario nazionale, l’accreditamento in 1° categoria super per tutte le cure fondamentali tipiche. Eccellenti e davvero incoraggianti, oltre che forieri di indiscussa notorietà ed attrattiva, furono i riscontri ottenuti dallo stabilimento a livello di clientela curata (oltre 40.000 all’anno), di cure e trattamenti erogati (oltre 350.000 all’anno) e di personale occupato (circa 200). Non da oggi però il nostro entusiasmo viene mortificato senza alcuna riconoscenza e il nostro impegno incomprensibilmente frustrato e vanificato. 

Alle fonti termali di approvvigionamento inizialmente riconosciute e accreditate allo stabilimento quali la sorgente principale del Bullicame (“Caldara”), ed il pozzo denominato “Pozzetto”, le quali alimentavano inizialmente lo stabilimento con oltre 40 litri/secondo, è stato inopinatamente ridotto l’apporto alla struttura a meno di 20 litri/secondo complessivi, a fronte di un fabbisogno accertato in almeno 35 litri/secondo. La congruità del suddetto fabbisogno (35 lit./s.) fu anche riconosciuta attraverso una perizia demandata dallo stesso comune di Viterbo all’Università della Tuscia già nell’ottobre 2015. Assurda e palesemente incomprensibile è stata per di più la pressochè totale eliminazione del flusso di acqua termale proveniente dalla sorgente principale del Bullicame (“Caldara”), connotazione ed autentico emblema  nonché patrimonio dello stabilimento termale comunale (su cui è basato il contratto di appalto/gestione ), acqua termale derivata sin dalle origini allo stabilimento attraverso il “cordone ombelicale” della storica condotta!

L’altra fonte di approvvigionamento (“Pozzetto”), sub-concessa alla scrivente per 23/24 lt./s., non riesce a tutt’oggi ad erogare più di 19/20 lt./sec! A causa dell’insufficiente disponibilità di acqua termale necessaria al corretto funzionamento dello stabilimento siamo stati costretti al contingentamento delle cure dei reparti di fangoterapia, ginecologia, delle cure vascolari e dermatologiche e, addirittura, alla riduzione dell’orario di apertura della grande piscina termale, all’eliminazione di alcuni settori strategici (su tutti quello di fisioterapia per trattamenti di fisiokinesi e riabilitazione motoria in acqua termale, la cui domanda, se opportunamente coltivata nei più prestigiosi canali medico-assicurativi, avrebbe avuto prospettive di ampio sviluppo, soprattutto in ambito post-operatorio e sportivo).

Purtroppo in mancanza di certezze sulle disponibilità del fabbisogno di acqua termale a disposizione, risulta impossibile anche programmare qualsiasi strategia imprenditoriale, con conseguenze di pericoloso stallo imprenditoriale. Tale danno si accentua ancor di più, per l’impossibilità di attivare i nuovi reparti già realizzati con ingenti investimenti, per dare impulso alla ripresa dopo la devastante crisi pandemica.

A fronte di tali vessazioni gravemente lesive, oltre che dell’immagine dell’azienda, della “credibilità” dell’intero stabilimento, sono state intraprese opportune iniziative giudiziarie culminate di recente anche in una richiesta risarcitoria dell’ingentissimo danno arrecato alla struttura, che ammonta fino ad’oggi ad oltre 35 milioni di euro. Sono giunte infatti, con sentenza definitiva del consiglio di stato, le conferme di quanto da sempre invocato da questa società, e cioè che le Terme comunali hanno per contratto “l’assoluta priorità nell’approvvigionamento dell’acqua termale necessaria al corretto funzionamento dello stabilimento” – priorità che il comune di Viterbo si è obbligato a garantire. Ciò nonostante l’amministrazione, pur avendo oggi acqua in esubero alla sorgente Bullicame, non risponde alla nostra richiesta di disincrostazione della condotta che adduce acqua allo stabilimento, di fatto negandoci l’attingimento che da sempre ha alimentato lo stabilimento. Come pure, questa amministrazione, non ha risposto alla nostra richiesta, fatta da mesi, di attingere attraverso emungimento meccanico almeno i 24 lt./s. previsti nella sub concessione del “Pozzetto”.

Ogni limitazione al fabbisogno dello stabilimento risulta, per di più, del tutto ingiustificabile alla luce dell’atteggiamento assente e inconcludente del comune anche rispetto al notorio e grave problema del diffuso abusivismo. 

Abbiamo quindi sentito il dovere di scrivere ad ognuno di voi, rappresentanti dei cittadini in questo momento, affinchè responsabilmente possiate valutare la gravità del caso ed agire per ripristinare l’equilibrio contrattuale richiesto e far cessare l’accrescimento del danno. Ritenendo ingiustificabile la sottovalutazione delle gravi criticità sin qui esposte e ormai intollerabile ogni ulteriore indugio nell'avviare i lavori di recupero del fabbisogno dello Stabilimento attraverso le due fonti (Bullicame "Caldara" e "Pozzetto") ad esso assentite e accreditate, confidiamo, finalmente, in un Vostro responsabile e tempestivo intervento".

Terme dei papi spa

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