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Domenica, 14 Aprile 2024
SANTA ROSA

Speciale Tg1 racconta il trasporto della Macchina: "Un rito la cui origine si perde nella notte dei tempi"

Su Rai1 un viaggio nelle tradizioni d'Italia. La festa di santa Rosa "narrata" da Massimo Mecarini, Raffaele Ascenzi, Vincenzo e Mirko Fiorillo

"Il 3 settembre è un grande giorno a Viterbo". Quello del trasporto della Macchina di santa Rosa, "un rito la cui origine si perde nella notte dei tempi". Tra i "Tesori d'Italia" raccontati nella sera di Pasqua da Speciale Tg1 c'è anche il "Campanile che cammina" della Città dei papi.

Un viaggio, raccontato da Elisabetta Mirarchi, nelle tradizioni d'Italia, dove ogni anno si celebrano migliaia di feste religiose e laiche che si tramandano di generazione in generazione. Per l'Unesco queste pratiche sociali, frutto di antiche culture popolari, meritano di essere nominate patrimonio immateriale dell'umanità. L'Italia vanta ben diciotto riconoscimenti. Tra questi la Rete delle grandi macchine a spalla, strutture trasportate da centinaia di uomini che celebrano la devozione a un santo protettore o a un'entità spirituale che, secondo le leggende locali, hanno salvato la popolazione da tragedie. I Gigli di Nola, i Candelieri di Sassari, la Varia di Palmi e la Macchina di santa Rosa a Viterbo.

"Quella di santa Rosa - evidenzia la giornalista Mirarchi - è una delle più imponenti macchine a spalla". E Mirko Fiorillo, costruttore, ne elenca le caratteristiche: "Trenta metri d'altezza e 52 quintali di peso, è portata a spalla da 113 uomini che diventano 93 nei punti più stretti della città". I Fiorillo sono ormai esperti costruttori di Macchine. "Non è un fatto imprenditoriale - afferma Vincenzo Fiorillo -, è tutta un'altra storia. È una cosa che si ha dentro. È la macchinite, che si tramanda di generazione in generazione: io l'ho attaccata ai figli e poi ai nipoti. I sintomi sono 365 giorni all'anno, quando ci si addormenta e ci si sveglia con il pensiero del prossimo trasporto".

Raffaele Ascenzi, con alle spalle una delle sue creature, Ali di luce, accenna la storia della Macchina. Poi racconta il suo, personale, rapporto. "La mia storia con la Macchina è molto antica. È un rapporto di fede, una tradizione che ho sentito fin da piccolo. Mio padre è stato facchino per quattro anni, questa storia mi è entrata nel cuore e io ho iniziato a fare il facchino giovanissimo: a 18 anni, e per 20 sono stato nel Sodalizio".

E per il Sodalizio c'è il presidente Massimo Mecarini che spiega: "Per diventare facchino serve forze fisica, non bisogna essere necessariamente di Viterbo e si accettano anche aspiranti di sesso femminile. È una vocazione che si sente da bambini e da ragazzi. Il discorso del peso e del sacrificio è secondario. La soddisfazione è dare tutti se stessi affinché si realizzi questo evento così bello e particolare".

Speciale Tg1 ha raccontato anche arti antichissime ma poco conosciute, come il corno da caccia che tre secoli fa veniva utilizzato nelle battute di caccia dei reali per segnalare i movimenti dei cervi nelle foreste. Risale a oltre quattro secoli fa, poi, l'arte della falconeria portata in Italia da Federico II. E ancora i cantori sardi, circa 3mila 500 in tutta la regione, una volta espressione poetica dei pastori e oggi attività diffusa in tutti i ceti sociali. Infine, le testimonianze dei viticoltori dell'isola di Pantelleria che tengono viva la pratica della vite ad alberello, tramandata per generazioni.

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