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IMMOBILI E IMMOBILISMO

Il catasto è un disastro, tra 130mila euro di affitti non pagati e continue occupazioni: sugli immobili il Comune annaspa

Situazione surreale quella del patrimonio immobiliare comunale. Riecheggiano le parole di Marco Bruzziches: "Per la giunta la priorità è il Pnrr"

Senza girarci troppo intorno e senza mezzi termini, la situazione del patrimonio immobiliare del Comune di Viterbo è assurda. Anche ridicola per una città capoluogo di provincia che conta meno di 70mila abitanti e meno di 40mila abitazioni censite. Anni di lassismo, permissivismo e menefreghismo hanno innescato una bomba ad orologeria che altera - col rischio addirittura di poterlo falsare - il mercato del mattone e crea disparità sociali clamorose. Danni economici, quindi, ma anche alla collettività. Insomma, un disgraziato potpourri cucinato dalla classe politica nostrana, che dimostra ancora una volta di saper chiudere un occhio, ma anche tutti e due, con chi invece meriterebbe sanzioni salate.

Il patrimonio immobiliare di Palazzo dei Priori è composto da una miriade di capitoli. C’è letteralmente di tutto: alloggi popolari e appartamenti affittati, locali commerciali, scuole ed ex scuole, biblioteche, teatri, cinema (sic!), stadi, impianti sportivi di vario tipo, chiese sconsacrate, cantine, archivi, depositi, magazzini, bagni pubblici, lavatoi e pure diverse cantine. A questi, inoltre, vanno aggiunti i beni demaniali come boschi terreni sia coltivati che non. Un patrimonio, per l’appunto. Peccato che tutto questo ben di Dio non venga fatto fruttare. O meglio, non venga fatto fruttare a dovere. In Comune, difatti, i conti non tornano. Il sindaco Chiara Frontini conosce meglio di chiunque altro la portata di questa grottesca situazione, per questo aveva nominato sin dal suo insediamento un uomo che avrebbe dovuto rimettere a posto le cose. Marco Bruzziches, stimato e conosciuto imprenditore del centro storico, eletto consigliere comunale nell’estate 2022, era l’incaricato in questione. Lo stesso Bruzziches che oggi, dopo aver lanciato inquietanti sospetti circa presunte pressioni subite da lui e dalla sua famiglia (sulle quali sarebbero in corso delle indagini), è passato all’opposizione.

Quel che il buon Bruzziches ha scoperto, se possibile, è peggio di quanto ci si aspettava. Spulciando libri contabili, carteggi e scartoffie, è emerso l’ammontare delle morosità, pari a ben 130mila euro. Numeri più contenuti rispetto alla primissima stima, che ne considerava quasi 200mila, ma comunque enormi e mostruosi per una città che - ribadiamolo - ha meno di 70mila abitanti. 130mila euro di affitti non pagati che il Comune difficilmente riuscirà a recuperare. Perché dopo cinque anni, ma in alcuni casi ne bastano solo tre, scatta la prescrizione, con tanti carissimi saluti. Non è stato reso noto, per ragioni di privacy, l’elenco dei “furbetti” degli affitti, ma sia lo stesso Bruzziches che l’assessore Elena Angiani, più volte, hanno dichiarato come tra questi figurino per la maggiore proprietari di attività commerciali. Il consigliere comunale, che aveva la delega al patrimonio, nel giorno del suo addio alla maggioranza aveva parlato chiaramente, puntando il dito contro Frontini e la giunta: “Fin dall’inizio del mandato ho cercato in ogni modo di contribuire alla valorizzazione del vasto e ricco patrimonio immobiliare, stimolando un’attesa azione di  recupero della cosa pubblica. Ad ogni mio interessamento non ha fatto però seguito alcuna attività amministrativa. Questo immobilismo ha provocato in me un profondo senso d’inconcludenza, comunicato più volte all’assessore e alla sindaca. Ogni volta mi è stato risposto che la priorità e precedenza su tutto l’aveva il Pnrr”. 

Certamente la giovane amministrazione Frontini, in carica da un anno e mezzo, non ha grandi responsabilità sulla kafkiana vicenda delle morosità. Però adesso sono loro a governare la città e a loro spetta l’onere di fare qualcosa per fermare una deriva pericolosissima per le casse comunali e non solo. Mentre si attendono ricette concrete e non meri palliativi, però, c’è un altra piaga che affligge gli immobili comunali: quella delle occupazioni abusive. Se da un lato qualcosa inizia a muoversi su questo fronte, anche grazie al pugno di ferro indossato dal presidente dell’Ater Diego Bacchiocchi, dall’altro più di qualcosa continua a non funzionare sulla prevenzione. In piazza San Carluccio, nel cuore del centro storico medievale, nell’ultimo mese sono stati occupati due appartamenti. Le famiglie protagoniste, a quanto pare indigenti, si sarebbero autodenunciate, congelando così l’iter per lo sgombero. Uno stratagemma che ormai è un must per chi decide di occupare uno stabile, il trucco più vecchio e più conosciuto del mondo. E, anche in questo caso, il Comune non vedrà il becco di un quattrino. 

Piazza San Carluccio-2

Il rischio di questo continuo laissez-faire è quello di far passare il messaggio che chiunque possa fare quello che vuole senza che vi siano conseguenze. Occupi una casa? Se ti autodenunci non succede nulla. Non paghi l’affitto? Non ti daremo la caccia e tra cinque anni tutto sarà prescritto. Tuttavia ci sono situazioni inverse, in cui famiglie che pagano regolarmente gli affitti e le tasse vengono intimate di smontare a loro spese piccole coperture ai balconi delle case popolari con la minaccia dello sfratto. Cosa ci sia alla base di questo doppiopesismo non è dato sapersi, ma queste sono storie vecchie come il mondo. Anzi, vecchie come Viterbo. Cronache di una città in cui i furbacchioni la fanno sempre franca e gli ultimi prendono le mazzate al primo minimo errore.

A pensar male si fa peccato, ma il più delle volte ci si azzecca. Non vogliamo però finire vittime di retropensieri, quindi è meglio credere che dietro ai 130mila euro di affitti non pagati e alle occupazioni facili ci siano motivazioni tecniche, seppur insufficienti. Ecco quindi che, nei giorni scorsi, è saltato fuori quella che potrebbe essere  una spiegazione plausibile. Il catasto comunale - anche se chiamarlo così è uno schiaffo alla decenza - sarebbe pieno zeppo di anomalie. Ad esempio, ben due scuole tra le più famose (la Vanni e la Canevari), non erano scritte nell’elenco degli immobili accatastati. Oppure il Museo del Sodalizio dei Facchini, a San Pellegrino, figurava come casa popolare. Situazioni fortunatamente sanate e regolarizzate dall’amministrazione, ma chissà quante siano quelle meno eclatanti ed ancora sommerse. Il catasto, che è un disastro e andrebbe completamente rivisto ed aggiornato, è solo la punta di un iceberg di cui sappiamo ancora molto poco. Eppure, come detto, il patrimonio immobiliare è ricchissimo: 140 case tra alloggi popolari e appartamenti in locazione, 25 locali ad uso commerciale, 35 scuole, una trentina di impianti sportivi, una biblioteca, un cinema, un teatro e molto altro ancora.  

Dulcis in fundo, la madre di tutte le piaghe: gli affitti in nero. Secondo i dati Istat - divulgati da ViterboToday in questo articolo - il 20% delle 38mila abitazioni sparse sul suolo cittadino sarebbe inabitato, quindi vuoto. Sarà davvero così? Sul finire del 2023 è stata costituita dalle forze dell’ordine, dal Comune e dall’Ater una task force per controllare le situazioni più spinose relative ad occupazioni ed affitti irregolari. Report e notizie, se non quelle inerenti a qualche sgombero, non sono ancora arrivate. Sarà interessante avere un quadro completo della situazione. Di certo, sul patrimonio immobiliare il Comune annaspa. Come detto, Frontini e la sua amministrazione, per ovvie ragioni, non possono essere additate come responsabili. Ma adesso spetta a loro l’arduo compito di dare delle risposte.

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