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C’È CRISI / Centro Storico

Dieci famosi negozi chiudono a gennaio: la mannaia della crisi si abbatte sul centro storico

L’indiscrezione che fa tremare il commercio viterbese: nel 2024 chiudono 10 negozi dentro le mura

La notizia è di quelle che fanno tremare: nel 2024 chiuderanno 10 negozi del centro storico, tra di loro anche nomi storici. A lanciarla sui social è la pagina Viterbo Centro Storico e Mobilità, da anni raccoglitore delle varie vicissitudini che si verificano dentro le mura. E la conferma arriva anche dalle associazioni di categoria, che adesso chiedono con forza provvedimenti di natura economica all’amministrazione comunale. Altrimenti, dicono, ne chiuderanno ancor di più. 

La mannaia della crisi, dunque, si abbatte sulle attività del centro. Secondo Confimprese, solo tra i loro iscritti saranno 8 i negozi che abbasseranno per sempre la saracinesca. Il saldo tra le imprese aperte e quelle chiuse è ormai preoccupante: dai 200 del pre-Covid si è passati a sole 30 unità. Ed il rischio è che la statistica possa ridursi ulteriormente. I nomi degli esercizi che chiuderanno non sono ancora stati resi noti ma, secondo alcuni commercianti, la maggior parte di queste sarebbe tra via Matteotti e Corso Italia. E le cause, a questo punto, appaiono ben diverse. 

Se da un lato, in via Matteotti, i lavori del Pnrr hanno creato disagi ai negozi presenti, rendendoli - a detta dei proprietari - invisibili e isolati, al Corso sembra che la motivazione derivi dall’incredibile desolazione che da alcuni anni ha avvolto quello che un tempo era il tempio dello shopping viterbese. Del resto, basta farsi un giro a piedi per rendersi conto della distesa di locali vuoti e sfitti in vendita, alcuni lo sono addirittura da dieci anni. Uno stato comatoso che, giunti a questo punto, potrebbe anche essere irreversibile. 

Il cocktail che ha mandato in overdose il centro storico è alla base di quanto è successo e di quanto succederà nel 2024: affitti alti e incassi fortemente diminuiti, oltre a cambiamenti in termini sociologici che hanno spinto la gente sempre più lontano da quel che si trova all’interno delle mira civiche. Ad aprire, in questi anni, sono stati soprattutto gli stranieri: minimarket, cinesi e parrucchieri. Solo nell’ultimo mese, però, sono stati inaugurati 5 nuovi locali tra bar, gelaterie e pasticcerie. Il problema è la sproporzione tra aperture e chiusure, con il saldo che, come detto, si abbassa di anno in anno. 

Negli anni, il Comune ha fatto pochissimo per scongiurare la catastrofe: il piano del commercio di areniana memoria si è arenato insieme all’ultima amministrazione di centrodestra, mentre la giunta Frontini - in carica da un anno - deve ancora emanare provvedimenti mirati. E prima ancora è stato fatto anche meno. Di certo, 8 o 10 chiusure incideranno negativamente non solo in termini economici ma anche a livello d’immagine, instillando a chi viene da fuori l’idea che Viterbo sia una città morente, dove la crisi sta erodendo pian piano la ricchezza del ceto medio, quello che una volta trainava il capoluogo. E questo è in evidente disaccordo con la narrativa che Palazzo dei Priori intende portare avanti fino alla fine del mandato di Frontini. Non è ad oggi pensabile di puntare alla candidatura a capitale europea della cultura con un centro storico sull’orlo della scomparsa, dove chiudono bottega gli imprenditori ed imperversa il degrado urbano e sociale. Perciò l’assessore competente, Silvio Franco, è chiamato a studiare soluzioni. Nella speranza che non si tratti solo di palliativi.

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