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DENTRO LA CITTÀ

Il Comune spinge per far nascere una nuova fondazione, ipotesi lobbista per il centro storico

Un istituto completamente privato che contribuisco allo sviluppo economico e alla cultura, questa l’ultima idea a Palazzo dei Priori. Nel frattempo gli imprenditori del centro pensano ad una figura che rappresenti i loro interessi a palazzo

Rumors sempre più insistenti che, utilizzando un’enfatizzazione, potrebbero essere definiti autentici boatos. Dai corridoi di Palazzo dei Priori da alcuni giorni riecheggiano voci piuttosto insistenti riguardo l’interesse del Comune a spingere per la costituzione di una fondazione. Non una fondazione qualsiasi ma un ente con finalità ben precise, composto da imprenditori, associazioni, cittadini ed autorevoli esponenti della società civile. Secondo le indiscrezioni, si tratterebbe di un istituto completamente privato, al quale l’amministrazione non parteciperebbe economicamente o fattivamente, svolgendo solo un ruolo di coordinamento per reperire le figure ritenute idonee e mettere insieme le idee. Ma da Palazzo dei Priori l’entourage della prima cittadina si dice estraneo all’operazione e non conferma i pettegolezzi.

L’obiettivo di questa ipotetica fondazione dovrebbe essere quello di intervenire in diversi settori, promuovendo attività ed eventi legati allo sviluppo economico e sociale, alla cultura e all’arte, all’istruzione e al volontariato. Scopi di utilità sociale ed economici ma anche benefici, per certi versi filantropici. Ciò che starebbe spingendo l’amministrazione a caldeggiare questa manovra è la volontà di poter avere una seconda istituzione cittadina con la quale interloquire, ritrovandosi ad avere una spalla dal punto di vista finanziario da affiancare ai vari assessorati nell’alveo delle iniziative promosse dal Comune. Contando anche sulla possibilità di elargire finanziamenti tramite i bandi. In pratica, si tratterebbe di un’organizzazione in grado, con fondi propri, di realizzare quelle idee che, con i soldi pubblici, sarebbe altrimenti impossibile realizzare.

Al momento, una fondazione Viterbo ce l’ha già. È quella della Carivit, la principale del capoluogo, da sempre impegnata impegnata a perseguire, senza scopi di lucro, finalità sociali nel segno della sussidiarietà. Il punto è che la Carivit è la fondazione di una banca, Intesa, ex Cassa di Risparmio della Provincia di Viterbo. In Italia, infatti, diverse fondazioni assumono questa conformazione, dato che le banche le costituiscono per virare su di essa, tra le tante, anche gli utili. L’obiettivo del Comune, secondo le voci, sarebbe quello di non far nascere una nuova fondazione legata ad un istituto di credito, bensì una struttura nella quale la banca, semmai, avrebbe un ruolo esclusivamente partecipativo. 

Nel frattempo, però, gli imprenditori sembrano voler fare rete anche senza questa fondazione. Tra gli esercenti, nel dettaglio quelli del centro storico, c’è chi ha proposto una possibilità inedita per la città: quella di rivolgersi ad un lobbista per far valere gli interessi dei negozianti nelle stanze del Comune. Si tratterebbe di una figura professionale la cui unica mansione è quella di fungere da portavoce dell’interesse di un gruppo, in questo caso quello degli imprenditori del centro. I lobbisti sono piuttosto diffusi su scala nazionale e locale in America e nel Regno Unito, ma in Italia questa ipotesi non è ramificata. Tuttalpiù, ne esistono quasi esclusivamente nel campo dell’alta finanza, dove si smuovono capitali importanti. Una soluzione, quella del lobbista, che somiglia più che altro ad un tentativo disperato di far arrivare le istanze degli impresari agli amministratori della città.

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