rotate-mobile
Venerdì, 24 Maggio 2024
IL SOGNO / Centro Storico / Piazza della Repubblica

Viterbo studia il modello Milano: un'operazione "alla Kering" per salvare il palazzo Bankitalia dal degrado

Sembra non esistere nessun acquirente disposto a comprare il maestoso stabile di piazza della Repubblica. E così a palazzo dei Priori c'è chi pensa a una soluzione alternativa

Un’operazione “alla Kering” per salvare il palazzo Bankitalia. Lo stabile, sito in piazza della Repubblica, è stato messo in vendita dall’istituto ormai diversi anni fa, ma nessun acquirente sembra disposto a comprare il mastodontico edificio composto da otto piani per una superficie di oltre 8mila metri quadri. E così, in Comune, c’è chi sta studiando una soluzione alternativa prendendo spunto da Milano, dove un palazzo settecentesco è stato appena venduto a una cifra record (1,3 miliardi di euro) al gruppo francese Kering, holding leader nel settore del lusso che annovera sotto la propria ala brand del calibro di Gucci, Saint Laurent, Bottega Veneta, Balenciaga, Alexander McQueen, Brioni, Boucheron, Pomellato, Dodo, Qeelin e Ginori 1735.

L’acquisto da parte di Kering del palazzo, sito in via Monte Napoleone 8 a Milano, è la maggiore transazione di sempre in Italia effettuata su un singolo asset immobiliare. Un fatto storico, dunque. Nonché redditizio, come evidente dalle cifre in ballo. Certo, Viterbo non è Milano. E il palazzo Bankitalia non vale un miliardo di euro. Ma ci sono diversi spunti da poter fare propri per ripetere nella città dei Papi quanto fatto in terra meneghina, questo perlomeno è il pensiero di un gruppo di consiglieri comunali che stanno elaborando la strategia per dare un nuovo futuro alla ex filiale della Banca d’Italia, ormai ferma da molti anni e a rischio degrado.

Bankitalia valuta l’edificio tra i 2 e i 3 milioni di euro e, per l’acquisto, privilegia interlocutori istituzionali che vogliano promuovere iniziative per lo sviluppo delle comunità locali. Per questo, già in passato, la consigliera Laura Allegrini di Fratelli d’Italia aveva paventato l’idea di rilevare il mastodontico stabile con i soldi comunali per farlo diventare la sede ufficiale dell’ente, portando lì uffici, assessorati e la sede del consiglio comunale di modo da liberare palazzo dei Priori e favorirne la completa musealizzazione. Una possibilità interessante, soprattutto in ottica turistica ma, in particolar modo, sotto il punto di vista del rilancio del centro storico, ad oggi ampiamente rimaneggiato rispetto al passato per quel che riguarda la presenza dentro le mura di uffici. Riportarli in centro, fermando la decentralizzazione, potrebbe contribuire a far ripopolare dentro la settimana uno spazio che oggi ha imboccato la triste via della desertificazione.

Ma Allegrini sta all’opposizione e, malgrado dalla maggioranza siano arrivati timidi segnali di apertura verso la proposta, è tutto ben lontano dal realizzarsi. Tuttavia, sulla scia di quanto accaduto a Milano, c’è chi starebbe pensando a un’altra soluzione più strutturata. Il Comune dovrebbe rilevare l’edificio che affaccia su via Marconi, trattando con Bankitalia per tentare di strappare un leggero ribasso, per poi rivenderlo a un privato dopo aver effettuato delle opere di manutenzione, così da rivenderlo a un prezzo più alto. Una mossa tipica del trading immobiliare. L’altra strada, invece, è quella dell’affitto, con il Comune che percepirebbe una maxi-somma mensile da parte degli affittuari.

Ovviamente serve un progetto, una visione. Un complesso enorme come quello di piazza della Repubblica ha dei costi di gestione enormi, perciò gli eventuali acquirenti dovrebbero offrire delle elevate garanzie dal lato economico. L’idea, appunto, potrebbe essere quella di replicare - con cifre infinitamente inferiori - l’operazione Kering di Milano, rivolgendosi a gruppi internazionali oppure a facoltose holding italiane in cerca di nuove sedi. Un percorso complesso, disseminato di ostacoli e senz’altro oneroso per i forzieri di palazzo dei Priori, che al momento godono di ottima salute ma potrebbero risentirne qualora l’investimento dovesse andare storto.

L’argomento non è ancora arrivato sul tavolo delle discussioni in giunta, probabilmente perché i promotori dell’iniziativa stanno vagliando tutti gli eventuali soggetti potenzialmente interessati ad acquistare o prendere in affitto un immobile maestoso come quello in questione. Il sogno, o meglio, la visione, c’è.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Viterbo studia il modello Milano: un'operazione "alla Kering" per salvare il palazzo Bankitalia dal degrado

ViterboToday è in caricamento