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Venerdì, 24 Maggio 2024
PARCHEGGI / Centro Storico

Gli architetti dicono sì al multipiano al Sacrario, ma Aronne spegne tutti: "Ci vuole il triplo dei fondi"

Tre architetti viterbesi sostiene che la realizzazione del parcheggio multipiano al Sacrario sia la soluzione migliore, ma l'assessore spegne l'entusiasmo e difende la scelta di farlo sopra il Teatro

Viterbo è uno dei pochi capoluoghi di provincia del centro Italia senza un parcheggio multipiano nei pressi del centro storico. Diverse città lo hanno realizzato anni fa, ma nel capoluogo della Tuscia tutto si è fermato alle chiacchiere e alle buone intenzioni. Tuttavia, grazie al Pnrr, l'amministrazione Frontini ha impegnato poco meno di 5 milioni di euro per dar vita alla chimera: il multipiano s'ha da fare, ma non al Sacrario. Esattamente, perché l'idea di edificarlo in piazza Martiri d'Ungheria, tra via Ascenzi, via Marconi e sopra valle Faul, era balenata in testa al sindaco Arena e agli assessori Ubertini e Allegrini. Tuttavia, i frontiniani una volta al governo hanno commissionato degli studi dai quali sarebbe emersa l'incompatibilità dell'opera con la location prestabilita. E dunque il Comune ha dovuto ripiegare su una soluzione alternativa, individuando la sede perfetta nel parcheggio di viale Raniero Capocci, sopra piazza del Teatro.

Una decisione che, seppur motivata tecnicamente, non convince pienamente gli architetti viterbesi. A dire la sua è Alfredo Giacomini, professionista cittadino con alle spalle diverse esperienze lavorative e professionali sia in Italia che all'estero. "Amministrazioni audaci e forse lungimiranti - argomenta Giacomini - hanno fatto forzature per realizzare strutture destinate a parcheggio di veicoli nei pressi dei centri storici, penso alle vicine Spoleto, Orvieto e Perugia. Roma, a causa delle sue dimensioni, ha agito su più fronti con parcheggi  multipiano fuori terra, con strutture interrate nelle piazze e nelle aree verdi come il capolavoro di Moretti nel parco di villa Borghese. Tra pochi anni, quando le auto diminuiranno, si dirà che i viterbesi sono stati lungimiranti a non creare ampi spazi di sosta per le auto a servizio del centro storico poiché inutili. È possibile che andrà così, ma oggi abbiamo l'urgenza di regolare e limitare il flusso e la sosta di veicoli con azioni decise e immediate. Il pensiero e gli sforzi non possono non considerare l'area del Sacrario ideale per realizzare un parcheggio multipiano che non altererebbe l'attuale orografia del sito e permetterebbe di utilizzare la copertura come spazio verde con funzione ricreativa, sociale e culturale. A Viterbo ne parliamo, altrove lo avrebbero realizzato da cinquanta anni". 

Giacomini spiega nel dettaglio. "La sua funzione ideale sembra sia suggerita dalle peculiarità dell'area: baricentrica alla città storica, situata a ridosso delle mura e vicino a porta Faul, adiacente ai due sistemi di risalita realizzati di recente, dimensioni ampie, volume di terra da asportare costituito recentemente da un riporto di terreno accumulato nel corso del '900 a partire dall'intubamento dell'Urcionio e una desolante distesa di auto e asfalto da eliminare. Qualsiasi problematica tecnica sarebbe superabile e non vi sarebbero inoltre particolari criticità da affrontare se non quella economica, che a Viterbo sembra facilmente superabile visto il cospicuo e disinvolto investimento messo in campo per piste ciclabili realizzate nella zona urbana e per la sostituzione intorno alle mura dei cigli stradali in travertino con più appropriati cigli in peperino. Non si comprende, infine, come possa essere più realistico e conveniente un parcheggio interrato a piazza della Rocca rispetto a quello che si potrebbe ottenere a piazza Martiri d'Ungheria". 

L'opinione di Giacomini viene condivisa da Massimiliano Marignoli, architetto e consulente sia per le pubbliche amministrazioni che per i privati: "Credo poi che possa essere realizzato tramite un intervento di Finanza di progetto (Project financing). Società interessate alla sua realizzazione ci saranno". Dello stesso avviso anche Maurizio Errigo, architetto e professore di Urbanistica alla Sapienza: "Nel mio corso a Roma di due e tre anni fa lo abbiamo ipotizzato valutando tutti gli aspetti e gli impatti. La valutazione risultante era ampiamente positiva, soprattutto perché il terreno è un accumulo di detriti e non ci sono abitazioni vicine che potrebbero essere in pericolo. I costi sarebbero molto più contenuti rispetto ad altre soluzioni (tipo l'interrato a piazza della Rocca) per il quale non basterebbero 25/30mila euro a posto auto per mettere in sicurezza le fondazioni degli edifici attorno alla piazza. Progettualmente è un abominio parlare di interato a piazza della Rocca mentre è assolutamente necessario riconvertire l'accumulo di detriti del Sacrario in qualcosa di utile, tra le poche cose che potrebbe davvero salvare il centro storico. Nel progetto di costruzione inserirei la predisposizione per ospitare un piccolo comando della polizia municipale che consentirebbe di aumentare la sicurezza pessima di quel molto prossimo vuoto urbano". 

Insomma, gli architetti viterbesi dicono "sì" al multipiano al Sacrario. Ma il Comune dice "no". A spegnere l'entusiasmo è l'assessore Emanuele Aronne, che è anch'esso un architetto: "Con il dovuto rispetto - dice rispondendo a Giacomini - c’è tanta imprecisione amministrativa tra quello che sostieni e la realtà. Parli come se i fondi Pnrr si possano spendere a piacimento, parli di una struttura che, per farla bene, ci vogliono tre volte i fondi che erano stati appostati. Troppo facile fare polemica così. Ma, si sa, sui social è tutto semplice". Una replica stizzita che trova la pronta risposta di Giacomini: "È stata confusa una motivata posizione personale con una polemica, cosa che non mi appartiene". A rispondere dettagliatamente, poi, ci pensa Errigo: "Assessore non è una polemica, credo, perché di questo progetto se ne parla da anni, l'abominio dell'interrato a piazza della Rocca non è tra l'altro una vostra proposta. Si parla e si discute di soluzioni tecniche, dialogo di cui la città ha bisogno senza pregiudizi e senza casacche politiche. Abbiamo bisogno di parlare di strategie, idee, prospettive e anche di confutare qualche idea se il dibattito lo renderà evidente. Non è polemica, almeno non la mia ma credo neanche quella del collega che da anni cerca di dare un contributo per migliorare la città. Dobbiamo uscire dalle fazioni guelfe e ghibelline e lavorare in sinergia, io e lei al museo dei Portici lo abbiamo dimostrato".

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