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Mercoledì, 12 Giugno 2024
IL PROGETTO / Castel d'Asso

Un parco agrivoltaico da 107 ettari vicino alle terre della baronessa Hubner

La società Apollo Viterbo ha presentato istanza per la valutazione d'impatto ambientale per un impianto da 60 megawatt di potenza complessiva. Proprio nella zona prediletta dalla baronessa di Castel d'Asso

Un nuovo parco agrivoltaico a Viterbo, a Castel d’Asso, vicino alle terre della baronessa Bianca Maria Hubner. La società Apollo Viterbo, con sede a Bolzano, ha presentato istanza per la valutazione d’impatto ambientale per un impianto che mira a unire l’agricoltura alla necessità di produrre energia.

Il progetto prevede la realizzazione di un impianto agrovoltaico di superficie pari a 107,38 ettari costituito da coltivazioni di patata novella, asparago, cavolo a foglia e erbai, integrate ad un impianto fotovoltaico con tracker monoassiali (60 megawatt di picco) sito in località Vaccareccia, nel comune di Viterbo in zona Castel d’Asso. “L’area di realizzazione dell’impianto agrivoltaico - si legge - è sita nel territorio del comune di Viterbo e consta di tre lotti distinti siti in località Vaccareccia, a circa 5 chilometri ad ovest del centro abitato, in un’areale tipicamente agricolo, dedito a coltivazioni di colture ortive, foraggere e, in misura minore, arboree intervallate da lembi di aree boscate quercine e di vegetazione ripariale nelle zone occupate dai fiumi e torrenti”. Il parco verrà allacciato alla Rete di trasmissione nazionale.

L’estensione complessiva del campo fotovoltaico, come detto, sarà pari a circa 107,4 ettari, la potenza di picco dell’impianto sarà di 60 megawatt di picco e la potenza in immissione massima dell’impianto sarà pari a 57 megawatt. La nuova struttura fotovoltaica, si legge nei documenti presentati dalla società, “è realizzata mediante sistema ad inseguimento monoassiale (nord-sud), in modo tale da garantire una produzione ottimale, infatti l’inclinazione e l’orientamento dei moduli, scelti per ottimizzare la radiazione solare incidente, sarà a est/ovest e un tilt variabile ad inseguimento sul singolo asse”. L’intera superficie risulta destinata all’agricoltura ed è attualmente a seminativo. “Il progetto - continua il documento - prevede una totale integrazione fra la destinazione agricola dell’area e la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile. Può essere definito come “impianto avanzato”, cioè, impianto agrovoltaico che adotta soluzioni integrative innovative con montaggio dei moduli elevati da terra, anche prevedendo la rotazione dei moduli stessi in modo da non compromettere la continuità delle attività di coltivazione agricola”.

Stando all’atto, l’analisi degli impatti su tutte le componenti ambientali “ha mostrato la compatibilità dell’intervento nel quadro in cui si inserisce”. Questi i motivi. “Per la componente paesaggio l’area di progetto non ricade all’interno di nessuna area di tutela ambientale e naturalistica e l’effetto ‘intrusione’ è da valutarsi non significativo, in quanto l’impianto fotovoltaico e le colture integrate risultano essenzialmente non visibili e quindi completamente assorbite dall’attuale paesaggio agricolo. Per quanto riguarda il patrimonio culturale l’assetto storico e culturale attuale del Piano paesaggistico territoriale regionale non individua all’interno dell’area di progetto la presenza di beni paesaggistici e identitari. Per quanto riguarda la componente suolo e sottosuolo essendo la superficie maggiore dell’area impianto interessata da colture si può affermare che il potenziale impatto di perdita di suolo sia trascurabile”.

“In fase di cantiere - continua l’istanza - gli impatti maggiori riguardano l’inserimento dell’opera nel paesaggio, l’impatto sulla vegetazione, l’emissione di polveri, le modifiche dell’uso del suolo e l’impatto acustico, mentre si prevede, un impatto positivo sul contesto economico. In fase di esercizio, invece, gli impatti negativi sono prevalentemente non significativi e si prevede l’impatto positivo sul contesto economico, la flora, le modifiche all’uso del suolo e sul clima e sulla qualità dell’aria”. “L’analisi delle alternative progettuali - spiegano invece dalla Apollo Viterbo - ha evidenziato come la soluzione adottata risulti la migliore sia in termini tecnologici, andando a minimizzare il consumo di suolo e l’impatto sul paesaggio, che localizzativi, considerando che l’area in oggetto risulta idonea rispetto alle aree prossime all’impianto, che invece risultano gravate da vinco”.

“L’impianto agrivoltaico - conclude la relazione - è destinato anche alla produzione di energia elettrica ed avrà una potenza di picco pari a 60 megawatt di picco. Sarà collegato tramite cavidotto a 36 chilovolt alla Rete di trasmissione nazionale presso Grotte Santo Stefano, nel comune di Viterbo”.

La baronessa Bianca Maria Hubner-2

Tutto questo dovrebbe sorgere a Castel d’Asso, in località Vaccareccia, vicino alle terre care alla baronessa Bianca Maria Hubner, nobildonna piemontese diventata poi imprenditrice agricola a Viterbo durante la sua permanenza in Tuscia, durata circa vent’anni. Come racconta Silvio Cappelli nel suo libro, “nel mese di novembre 1941 la baronessa acquistò, dalla nobile famiglia Sagretti, alcuni terreni a Barbarano Romano per realizzare un oliveto specializzato. Un progetto che però durò pochissimo tempo perché il 16 maggio 1942 la nobildonna decise di acquistare dai coniugi Saverio Santovetti e da Maria Troili del marchese Paolo alcuni terreni siti a Viterbo in località Vaccareccia-Procoio comprendenti anche il sito archeologico della necropoli etrusca di Castel d’Asso. Bianca Maria Hübner creò così l’Azienda agricola Arcione, partendo da terreni poco sfruttati, facendone un centro agricolo e industriale che dava la possibilità di vivere a circa 600 persone. Volle rendere quanto più possibile e confortevole la vita dei lavoratori e delle loro famiglie creando un complesso di opere sociali. Così, oltre avere portato nei centri abitati l’acqua potabile e l’energia elettrica, dotò l’Azienda di uno spaccio, di una chiesa, di una scuola elementare, di corsi per adulti analfabeti, di corsi di perfezionamento agricolo, di una biblioteca circolante, del telefono, del telegrafo, del servizio postale a domicilio, di un servizio di linea tra l’Azienda e Viterbo, e di un ambulatorio medico”.

Nel 1956 Bianca Maria Hübner, per la sua opera di trasformazione fondiaria e per le benemerenze in campo agricolo industriale, su proposta del Ministero dell’Agricoltura e Foreste, venne insignita dell’onorificenza della Croce di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana. Nel ‘58, per i suoi crescenti e sorprendenti risultati conseguiti in campo agricolo, ottenuti impiegando capitali propri e sacrificando energia e lavoro, fu insignita dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi dell’onorificenza di Commendatore della Repubblica Italiana. Fino a quel momento in Italia erano soltanto tre le donne che potevano fregiarsi di questa decorazione. Chissà cosa direbbe oggi, nel 2024, a riguardo del progetto che prevede la realizzazione di un impianto agrivoltaico vicino alle terre da lei amate.

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