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Mercoledì, 12 Giugno 2024
PATTO PER LA NOTTE / Centro Storico

Patto per la notte, la richiesta delle associazioni di categoria: "Bar e locali del centro aperti fino alle 2 nel weekend"

Confcommercio, Confartigianato, Cna, Confesercenti e Confimprese tornano a chiedere al Comune di abolire il patto per la notte

“È giunto il momento di rivedere il Patto per la Notte, come primo passo verso una revisione più globale delle politiche del commercio della città di Viterbo, e in particolare del Piano di urbanistica commerciale”. È quanto chiedono al Comune le associazioni di categoria Confcommercio, Confartigianato, CNA, Confesercenti e Confimprese, che hanno redatto un documento, inviato qualche giorno fa all’amministrazione comunale, contenente proposte di modifica condivise dell’attuale assetto regolativo.

“Dopo il periodo pandemico, seguito da un lungo confronto nel tavolo di concertazione aperto nel 2023 e tornato a riunirsi anche di recente – spiegano - riteniamo che oramai il Patto per la Notte, inteso come strumento integrativo del Piano di urbanistica commerciale, sia da considerare superato e non più rispondente alle esigenze manifestate anche di recente in sede di concertazione. Siamo, infatti, convinti che la regolamentazione comunale vigente, insieme all’attuale congiuntura economica, stia contribuendo in maniera decisiva ai processi di spopolamento residenziale, depauperamento commerciale e degrado del centro storico. Dove, è bene chiarirlo, situazioni di criticità si manifestano purtroppo anche in pieno giorno, senza alcuna connessione con l’attività dei pubblici esercizi, i quali sono invece rispettosi delle regole e rappresentano presidi di socialità e sicurezza per i cittadini”.

In un’ottica di revisione più generale dei regolamenti comunali, che secondo le associazioni di categoria non possono più esimersi dal recepire le disposizioni normative delle leggi statali in tema di definizione degli orari di apertura dei locali di somministrazione, le richieste di Confcommercio, CNA, Confimprese, Confartigianato e Confesercenti vertono sulla definizione strutturale, senza più distinzioni stagionali, delle disposizioni contenute nelle ordinanze sindacali temporanee 33 del 10 agosto 2023 e 50 del 21 novembre 2023. Tradotto: possibilità di apertura per tutti i bar e i locali del centro fino all’1 nei giorni feriali e fino alle 2 nel weekend. 

“La sperimentazione estiva e invernale con gli orari di chiusura all’una durante la settimana e alle due il venerdì, il sabato, nei giorni festivi e prefestivi o in caso di eventi speciali, è stata un successo riconosciuto da tutti – chiariscono le associazioni -. Non ci sono stati problemi di alcun tipo, né risse né eccessi, pertanto dopo un anno e mezzo di trattative, in vista dell’arrivo dell’estate, chiediamo che sia l’equiparazione dell’orario di chiusura in tutte e quattro le stagioni sia il superamento del meccanismo delle deroghe diventino strutturali”.

“In riferimento al Piano di urbanistica commerciale, infine, auspichiamo anche il superamento dell’attuale suddivisione in zone colorate della città, considerando più funzionale allo sviluppo del territorio l’unificazione degli orari - concludono le associazioni di categoria -. L’eccessiva differenziazione per zone e colori porta, infatti, solo confusione sia per gli esercenti nella programmazione delle proprie attività, sia per i consumatori e i turisti rispetto ad orari e normative da considerare. La parcellizzazione del centro determina, inoltre, paradossali fenomeni di concorrenza sleale tra gli esercizi che, pur essendo in zone limitrofe e attigue, devono rispettare regolamenti differenti”.

Ora il Comune dovrà valutare la richiesta, anche se l’amministrazione Frontini sembra essere disposta ad un passo indietro, e confrontarsi con i residenti. Questi ultimi, tuttavia, hanno perso un po’ di forza al tavolo delle trattative, poiché anche a Palazzo dei Priori c’è chi è convinto che la possibilità di apertura fino alle 2 per i bar non sia un problema. Del resto, le sperimentazioni estive ed invernali hanno dato una dimostrazione di come, se controllata, la movida viterbese non sia affatto nociva ma, anzi, virtuosa in termini economici ma soprattutto turistici.  

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