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Lunedì, 15 Aprile 2024
I SEPARATISTI / Tarquinia

Roma "chiude" la Porta d'Italia, strada in salita per la nuova provincia con Tarquinia e Monte Romano

L'operazione dei due comuni secessionisti passa per un groviglio amministrativo. Il Campidoglio ha già detto no, cosa farà Viterbo?

Arriva il primo grande stop al progetto “Porta d’Italia”, la sesta provincia del Lazio che 12 comuni secessionisti delle province di Roma e Viterbo intendono creare per guadagnarsi maggiore autonomia. Il niet arriva direttamente dalla Capitale, con il vicesindaco della città metropolitana, Pierluigi Sanna, che ha etichettato come “non fattibile giuridicamente” l’operazione che le città separatiste - tra cui Tarquinia e Monte Romano per la Tuscia - intendono portare avanti. Da Viterbo, invece, non si è ancora espresso nessuno. Forse, in Provincia, le imminenti elezioni stanno portando via troppo tempo ai partiti, che non si sono ancora espressi sul caso. Nemmeno il presidente Alessandro Romoli, che nel mentre è anche impegnato sul fronte deposito di scorie nucleari, ha voluto pronunciarsi.

Dietro alla secessione di questi 12 comuni (Fiumicino, Civitavecchia, Tarquinia, Santa Marinella, Lasispoli, Monte Romano, Trevignano, Anguillara, Tolfa e Allumiere sicuri, più Montalto di Castro e Cerveteri in forse) c’è la regia di Enrico Michetti, considerato tra i più grandi esperti amministrativisti d’Italia. È lui che ha fiutato la fattibilità della sfida, muovendosi all’interno di una giungla burocratica. Il piano, del resto, sembra essere molto semplice: entro il mese di marzo l’iniziativa dovrà essere portata nei vari consigli comunali, dove sarà deliberata l’adesione a questa nuova provincia. Una volta che tutti i comuni aderenti avranno deliberato, i documenti saranno inviati al parlamento, il quale dovrà decidere, attraverso un’iniziativa legislativa, la costituzione di “Porta d’Italia”. Tutto sulla base dell’articolo 133 della Costituzione, nel quale è scritto che “il mutamento delle circoscrizioni provinciali e la istituzione di nuove province nell'ambito di una regione sono stabiliti con leggi della Repubblica, su iniziative dei comuni, sentita la stessa regione”. Dunque, anche la Pisana dovrà esprimersi sul da farsi, oltre al parlamento. Michetti sembra essere abbastanza convinto, così come i dieci sindaci esclusi quelli di Montalto e Cerveteri, che invece pensano sia opportuno consultarsi con i cittadini, probabilmente tramite un referendum.

A essere certo che il piano michettiano non sia assolutamente fattibile, come detto, è Pierluigi Sanna da Colleferro, vicesindaco metropolitano di Roma. “L’articolo 21 del Tuel - spiega - è superato da una deliberazione del consiglio dei ministri del 20 luglio 2012. Questa all’articolo 1 dice che per costituire una nuova provincia serve una dimensione territoriale da 2mila 500 chilometri e una popolazione residenti non inferiore a 350mila abitanti. Requisiti che i comuni che aderiscono non hanno”. Questo il principale aspetto che stopperebbe l’operazione “Porta d’Italia”. Ma c’è dell’altro: “Così pochi enti locali porterebbero ad avere un bilancio molto modesto”. Insomma, per Roma questa secessione non s’ha da fare. E ci mancherebbe, considerando che l’Urbe si vedrebbe privata del suo aeroporto più produttivo, quello di Fiumicino, e di un porto commerciale e turistico strategico come quello di Civitavecchia. Viterbo, che invece perderebbe uno o addirittura entrambi i suoi lidi marittimi, per il momento resta tacitamente all’ascolto.

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