Domenica, 14 Luglio 2024
VERSO LA PRIVATIZZAZIONE

“Talete è piena di debiti e rischia il fallimento, servono 32 milioni di euro”: i sindaci votano di nuovo per la privatizzazione

Dai primi cittadini arriva un nuovo via libera alla cessione del 40% delle quote ad un socio privato, rigettata l’ipotesi di una ricapitalizzazione da parte dei Comuni. Pronto un piano d’investimenti da 3 miliardi in 50 anni

Ad oggi, Talete non ha senso di esistere. A dirlo non è la stampa ma la relazione di due tecnici incaricati di fare una fotografia della situazione finanziaria dell’ente e studiare possibili soluzioni. Se ne è discusso oggi alla conferenza dei sindaci andata in scena a mezzogiorno in Provincia. I primi cittadini, a maggioranza, hanno quindi deciso di approvare nuovamente un atto d’orientamento che va verso la privatizzazione della società, rigettando l’ipotesi di una ricapitalizzazione a spese dei Comuni.

L’ingegner Giancarlo Daniele, numero uno dell’area tecnica dell’Ato viterbese, ha ripercorso lo scenario del territorio viterbese, evidenziando le criticità dovute dai pochi investimenti fatti negli ultimi anni: “Su tutte il deterioramento delle opere esistenti, abbiamo un sistema che perde circa il 50% di acqua potabile. È una perdita mostruosa che va a incidere sui nostri costi. Scendere a un 15-20% sarebbe un successo. È stato previsto, poi, di portare a termine programma di risanamento ambientale”. In sostanza, è stato presentato un nuovo piano d’investimenti: “Il programma di investimenti complessivo – ha spiegato Daniele - porta 3 milierdi di euro in 50 anni. È un piano non legato al tipo di gestore pubblico o privato, ma di esigenza del territorio che vede quello che serve e quello che un sistema tariffario permette di coprire. Il piano che presentiamo oggi mantiene le stesse coerenze di finanziamento di fondi pubblici e di sviluppo temporale di investimenti nel tempo e le performance crescenti. Da un punto di vista gestionale abbiamo performance diverse”.

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Il momento clou è però arrivato dopo l’illustrazione, quando Daniele ha affermato: “Oggi Talete non riesce a far fronte al finanziamento bancario e si è indebitata verso il creditore. È una situazione che non possiamo più tollerare”. Gli aggiornamenti del piano d’ambito sono stati approvati all’unanimità, poi si è passati alla relazione elaborata dai due esperti incaricati dall’azienda. “Il documento – prosegue l’ingegnere - dice che il gestore per come ha lavorato oggi non ha più senso di esistere. O meglio, avrebbe senso di esistere ma serve una ricapitalizzazione da 32,3 milioni di euro da mettere entro il 2023 e 50 milioni negli anni successivi”. I tecnici si sono basati sullo scenario più basso, meno impattante dal punto di vista economico. “O i soci mettono questi soldi, se si vuole far bilanciare gli ingressi tariffari con le uscite per gli investimenti, o si chiederà ad un soggetto terzo di ricapitalizzare sia i 32 che i 50 e liberare così i soci da questo onore”, ha osservato Daniele. Fermo restando che l’ipotesi di fare l’apertura di una gara a doppio oggetto rivolta a terzi, in questo caso, dovrà coprire anche il capitale sociale di indebitamento attuale. Anche la relazione è stata approvata dalla conferenza con i voti favorevoli di tutti i sindaci tranne quelli di Viterbo (Chiara Frontini) e Ronciglione (Mario Mengoni), che si sono detti contrari, e quelli di Tarquinia (Sandro Giulivi) e Caprarola (Angelo Brogna), che si sono astenuti. 

Non c’è stata unanimità, in questo caso, perché nella delibera è stato inserito, nella parte finale, che l’atto era propedeutico al via libera per procedere all’esternalizzazione (cessione, ndr) del 40% del capitale ai privati. 

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La posizione della maggioranza dei comuni è stata in qualche modo motivata dal presidente della Provincia, Alessandro Romoli: “Nel 2023 – ha affermato - ci sono 32,3 milioni da ricapitalizzare, quindi, per quanto mi riguarda, non c’è alternativa alla ricapitalizzazione da parte dei privati perché i soci non hanno queste disponibilità. Sono dati incontrovertibili”. E dunque, stavolta tutto sembra apparecchiato per la privatizzazione, con i francesi di Suez – tramite la controllata Acea – pronti a fare il loro ingresso in Talete rilevando il 40% delle quote societarie. 

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