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LE NOSTRE TRADIZIONI / Centro Storico

La Madonna Liberarice in trionfo per le vie del centro: "Ci liberi da indifferenza e insofferenza" | FOTO

La città ha rinnovato il voto alla Vergine con il trasporto della macchina e il corteo fino alla chiesa della Trinità: una tradizione che ha radici secolari. Il discorso del vescovo Orazio Francesco Piazza

Viterbo rinnova il voto alla Madonna Santissima Liberatrice, un atto di affetto e devozione. La tradizionale processione ha attraversato le vie del centro storico, da piazza del Comune alla chiesa della Trinità, con la macchina con l'iconografia della Vergine che è stata trasportata a spalla da portatori e facchini di santa Rosa. La protettrice della città ha avuto la scorta d'onore dei Cavalieri costantiniani di san Giorgio.

Uno sforzo incredibile quello di portatori e facchini - preceduti da musici e sbandieratori del Pilastro, figuranti del corteo storico, confraternite, associazioni e religiosi - che a passo deciso hanno trasportato la Madonna Liberarice in trionfo da piazza del Plebiscito alla volta della chiesa del quartiere San Faustino. Prima di entrare alla Trinità, con i portatori hanno dovuto calare il baldacchino alto circa due metri, lungo via Santissima Madonna Liberarice fedeli, devoti e residenti hanno lanciato petali di fiori dando ulteriore carica simbolica al momento.

"Un momento di estrema bellezza - ha definito il vescovo Orazio Francesco Piazza il corteo e la processione - che esprime l'identità di popolo. La Liberarice è nel cuore di ogni viterbese e di ogni credente. È una madre, la nostra madre, custodita amorevolmente dai padri Agostiniani".

Piazza ha sottolineato anche il valore simbolico nel portare a spalla la macchina: "È senso di coesione e responsabilità, la cui forza nasce dal senso di stupore e gratitudine, che per questa manifestazione hanno radici storiche. È sempre per gratitudine, invocazione e intercessione che  ci rivolgiamo alla Vergine che è nostra custode".

GALLERY | Processione Madonna Liberatrice 2024

Piazza dice "grazie a Dio e alla Madonna per lo scampato pericolo per la bomba in via Alcide De Gasperi, a nome di tutta la città. Se l'ordigno fosse esploso il volto di Viterbo sarebbe cambiato, ci hanno detto. Poteva succedere ma non è successo, grazie al coraggio e all'esperienza dell'Esercito e al lavoro corale di istituzioni, volontari e dei sacerdoti che hanno aperto le porte delle chiese per l'accoglienza degli evacuati e dei fragili".

Poi le invocazioni. "La Vergine ci liberi dai rischi e dalle incertezze della vita, ci sostenga nel dolore e nelle difficoltà senza lasciarci mai soli. Ci dia un cuore umano, senza durezza e aridità, che sia in grado di sentire le necessità e difficoltà di chi abbiamo accanto. L'indifferenza che ci fa girare dall'altra parte sta diventando insofferenza, eppure nelle difficoltà dobbiamo metterci le mani. L'insofferenza annientata la coesione, è il cancro che uccide ogni forma di vita comune. Ritorniamo ad avere sensibilità umana".

Dopo il discorso e la benedizione del vescovo Piazza, l'atto di affidamento della città di Viterbo a Maria Santissima Liberatrice. Tra i presenti il prefetto Gennaro Capo, il presidente della Provincia Alessandro Romoli e del Sodalizio dei facchini di santa Rosa Massimo Mecarini. Prima della partenza della processione, la sindaca Chiara Frontini ha ricordato un "grande devoto della Madonna Liberarice: don Alceste Grandori che è 50 anni che è morto. Quella della Madonna Liberarice è una storia che abbraccia sette secoli ma l'invito ad "andare alla Trinità" è sempre attuale, perché concilia gli animi".

Padre Giuseppe Scalella, priore della comunità agostiniana, ha ricordato come la processione sia un "atto di fede in seguito agli eventi miracolosi del 1320 quando i viterbesi, terrorizzati, si recarono alla chiesa della Trinità per chiedere la liberazione davanti all'immagine della Madonna".

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