Domenica, 14 Luglio 2024
SOCIALE

Supporto psicologico alla polizia penitenziaria, il vescovo: "Ridurre spazi di degrado tra detenuti e agenti"

La diocesi lancia il progetto "Il custode", rivolto agli agenti di polizia penitenziaria di Mammagialla

Offrire un supporto psicologico agli agenti di polizia penitenziaria, questo l’obiettivo del progetto “Il custode”, lanciato dalla diocesi di Viterbo. Questa mattina, a Palazzo Gentili, il vescovo Orazio Francesco Piazza ha illustrato il programma facendo anche delle considerazioni sul mondo delle carceri, in particolare quello di Mammagialla: “Vado fiero di queste iniziative perché credo facciano il bene della comunità e delle persone. Una società che perde la qualità umana non ha futuro. Dietro una veste istituzionale civile o militare ci sono persone che concretamente si fanno carico delle responsabilita e, in coscienza, misurano i processi sociali. Mammagialla, con tutte le sue difficoltà, deve entrare nei nostri pensieri. Non è un mondo di mezzo ma un mondo tra noi, come Diocesi ci stiamo attivando per avviare progetti che favoriscano la ripresa umana dopo l’esperienza traumatica dovuta a scelte sbagliate, dobbiamo recuperare l’equilibrio loro della loro vita servendoci di strutture di passaggio che lo accompagnino”. 

“Frequento spesso le carceri - ha proseguito monsignor Piazza - e ai detenuti dico sempre di aprire dall’interno le loro celle, di non aspettare che le aprano da fuori. Abbiate la consapevolezza di aprirvi ad una nuova dignità di vita”. Ma non ci sono solo i detenuti: “Dall’altro lato delle sbarre ci sono persone con famiglie, gli agenti di polizia penitenziaria, che a volte entrano purtroppo in conflitto con i detenuti e su questo si specula spesso, noi dobbiamo ridurre gli spazi di disagio trovando una sponda in una sensibilità diffusa. Le persone che hanno bisogno devono essere sostenute e non vedersi abbandonate. Serve un terreno comune in cui arrivare ad una convergenza tutelando entrambi, non solo grazie al supporto psicologico ma anche alla presenza di condivisione e accompagnamento. La parola ‘custodia’ è mirata su un determinato obiettivo, nobilissimo, quello di riconquistare la dignità. E questo non riguarda solo il contesto carcerario”. 

Piazza poi parla anche del 41bis, realtà tra le più delicate che a Mammagialla ha una struttura tra le più importanti in Italia: “Ho fatto due volte visita con le dovute autorizzazioni. Vedevo dentro le sbarre queste persone palesemente responsabili di efferati delititti e guardavo anche gli agenti di custodia che fanno la vita con loro. Scendendo, dissi alla direttrice che mi porto nel cuore le persone che stanno dentro, sia i reclusi che gli agenti, perché quella di questi ultimi è una libertà condizionata al servizio e hanno bisogno della nostra presenza. È importante rispettare e stimare le persone, senza questa base la qualità umana degrada verso forme terribili”. 

Luca Floris, vice segretario regionale del Sappe-2

Il progetto della Diocesi trova il favore di Luca Floris, vice segretario regionale del Sappe: “Troppo spesso attorno al pianeta carcere si crea un muro che chiude i problemi all’interno. Il benessere mentale è fondamentale, dobbiamo qualificare il ruolo della polizia penitenziaria sulle orme di san Basilide, che difese dalla lapidazione un condannato. Questo progetto eleverà l’agente a custode di quello che in quel momento la società civile ha definito condannato, delinquente o semplicemente una persona che ha sbagliato e deve pagare. Affrontare il turno di lavoro con serenità, tornando a casa senza sfogare le proprie frustrazioni sulla sfera privata, è un diritto di tutti gli agenti penitenziari”. 

Nel dettaglio, il progetto prevede cinque incontri organizzati dalla curia in cui degli psicologi romani incontreranno gli agenti per aiutarli nei loro disagi psicologici.

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