Domenica, 14 Luglio 2024
CICLABILI E ALTRE OPERE FANTASTICHE

La federazione dei ciclisti europei boccia le ciclabili con curve a spigolo, tombini e asfalto pitturato. E quelle viterbesi?

L'Efc ha diramato un report sui parametri di design che le ciclabili dovrebbero rispettare. Il problema è che quelle viterbesi non li rispettano tutti

Da quando le foto sono girate su tutto il web, diversi viterbesi si sono chiesti se le piste ciclabili realizzate dal Comune fossero (o meno) a norma. Del resto, ha fatto scalpore vedere le curve a spigolo del Carmine, gli attraversamenti in prossimità degli incroci al Pilastro, sempre al Carmine e il semaforo sulla Tangenziale. Sono o non sono, queste, opere legittime? A rispondere a questa domanda è l’EFC, la federazione europea dei ciclisti, che ha diramato nei giorni scorsi un apposito report su quali criteri debbano essere rispettati dalle piste ciclabili. 

Tanto per cominciare, i percorsi “devono essere realizzati calcolando più forme di pericolo possibili”, questo chiaramente per evitare di mettere a repentaglio la sicurezza sia dei ciclisti che degli automobilisti. E, tutto sommato, a Viterbo non ci sono enormi situazioni di potenziale rischio. Tuttavia, una di queste puó essere rappresentata da un incrocio, come al Carmine e al Pilastro, dove gli attraversamenti per le bici sono stati fatti sorgere in coincidenza con quelli pedonali vicino a degli incroci. Sia nel primo che nel secondo caso, l’EFC riconosce la legittimità dell’operato del Comune: “I percorsi promiscui ciclopedonali possono essere impegnati sia dai pedoni che dai ciclisti. È consigliabile realizzare comunque l'attraversamento ciclabile con riquadri bianchi 50x50, affiancati alle strisce pedonali, in modo da mantenere due flussi separati e dare alle biciclette precedenza e legittimità nei confronti del traffico veicolare che interseca l'attraversamento”.

Dunque, attraversamenti okay. Passiamo al secondo caso, quello delle curve ad angolo retto. In questa circostanza, l’EFC boccia senz’appello, sostenendo come costituiscano un elemento di pericolo. Stando al report, quello delle curve angolari è un fenomeno comune in Italia: “I raggi delle curve dovrebbero essere adatti alla velocità di progettazione, ma non vengono forniti formule o valori”, sta scritto nel capitolo di analisi dedicato a tutti i Paesi dell’Unione Europea in relazione all’Italia. “Le biciclette - spiega la federazione - hanno bisogno delle curve anche per cambiare direzione agli incroci. Se non si tiene conto di ciò, con un’angolatura stretta, i ciclisti viaggiano al di fuori dello spazio assegnato, sorprendendo potenzialmente gli altri utenti della strada”.  

Il dossier dell'EFC parla anche di quali materiali andrebbero utilizzati per rendere fruibile io percorso dedicato ai velocipedi: rigorosamente vernici o resini antisdrucciolo e non semplice pittura sull'asfalto che viene usato per le strade. Nel capoluogo, peró, non è attualmente possibile stabilire quale di questi sia stato adoperato. Sicuramente, in fase di collaudo, l'assessorato renderà noto questo dettaglio.

Infine, in molti avranno visto nel bel mezzo del tracciato ciclabile degli ostacoli di varia natura come pali, tombini, dislivelli vari e quant’altro. Anche in questo caso, l’ente dei ciclisti europei stronca piste con queste caratteristiche, sottolineandone la pericolosità sia per le bici che per tutti gli altri utenti della strada: “Un ostacolo lungo il percorso può causare incidenti anche gravi. Il percorso deve essere libero da pali, alberature, dislivelli e dossi di qualsiasi genere”. Insomma, le piste viterbesi non soddisfano appieno gli standard europei. Come detto, in particolare è l’Italia a non essere al passo degli altri Paesi ma, nel caso di Viterbo, ci sono anomalie importanti che andrebbero sanate.  Come ha detto lo stesso assessore all’Urbanistica, Emanuele Aronne, nel caso delle curve a spigolo c’è stato un chiaro ed evidente errore della ditta incaricata dal Comune. E lo stesso, probabilmente, vale per quei pali in mezzo al circuito del Pilastro. Ma per essere al pari delle Nazioni in cui la mobilità sostenibile è davvero una risorsa, allora l’amministrazione Frontini dovrà rimboccarsi le maniche.

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