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Domenica, 23 Giugno 2024
L'EMERGENZA

Rifiuti, Viterbo (quasi) libera: il termovalorizzatore a Roma è vicino

La sindaca Chiara Frontini, però, prepara due ricorsi contro la Regione. Tutti gli scenari alla finestra per la discarica di Monterazzano: l'obiettivo è essere liberi dai rifiuti della Capitale entro il 2026

Viterbo può sorridere, anche se si tratta di un sorriso a mezza bocca. Già, perché se è vero che la discarica di Monterazzano sarà verosimilmente ampliata e continuerà a raccogliere i rifiuti di tutto il Lazio, dall’altro proprio oggi è arrivata una buona notizia che riguarda la questione del termovalorizzatore a Roma. 

Chiara Frontini, lunedì, ha annunciato che il Comune farà ricorso al Tar contro il provvedimento con cui la Regione ha dato via libera alla realizzazione del quarto invaso (Vt4) dell’impianto Le Fornaci, in zona Monterazzano, di proprietà di Ecologia Viterbo. Si tratta di un incremento significativo ma comunque meno corposo rispetto a quello inizialmente previsto: dai 950mila metri cubi inizialmente paventati si è passati a 550mila metri cubi. Un dimezzamento reso possibile grazie all’intervento del consigliere regionale Daniele Sabatini e della compianta Valentina Paterna, allora presidente della commissione Ambiente. Nello specifico, dunque, a Viterbo sarà edificato uno spazio in cui abbancare 640mila tonnellate di rifiuti provenienti dall’intero territorio regionale. L’emergenza rifiuti, difatti, è ancora ben lontana da una risoluzione e l’unica discarica attiva, appunto quella di Monterazzano, deve essere messa al servizio delle province prive di impianti di smaltimento.

Malgrado gli sforzi profusi, Sabatini non ha trovato il favore della prima cittadina viterbese. Lunedì scorso, in una conferenza stampa, Frontini ha annunciato di voler fare due ricorsi al Tar contro l’ampliamento. “Spiace - ha detto - che il consigliere Sabatini l’abbia presa sul personale per poi dopo buttarla in politica. Non è questione di posizionamento ma di difesa del territorio e, siccome il nostro partito è la città, noi alla città rispondiamo”. La “risposta” non è altro che un’azione legale. Questi i motivi: “Il progetto approvato è completamente diverso da quello esaminato in conferenza dei servizi. Il primo era molto più voluminoso, ma la società ha presentato un progetto nuovo che necessita di un nuovo iter autorizzatorio”. Inoltre: “Le osservazioni degli enti interessati sono state ritenute superate”. “Sul progetto del 7 febbraio - dichiara Frontini - nessuno ha espresso i pareri necessari, semplicemente è stato ritenuto che una diminuzione della volumetria superasse tutti i pareri delle istituzioni”. Il teorema frontinano si basa sul piano rifiuti: “La deroga al piano regionale di gestione dei rifiuti, disconoscenza delle previsioni che la Regione stessa si è data”. Il riferimento è al principio dell’individuazione degli Ato, che avrebbero dovuto, secondo il piano rifiuti, raggiungere autosufficienza all’interno del proprio territorio. La Tuscia, ad oggi, è l’unica provincia in grado di chiudere il ciclo dei rifiuti in autonomia, al contrario delle altre che devono conferire fuori dai propri confini. “Questo - spiega la prima cittadina - dovrebbe delegittimare la costruzione ulteriori invasi, lo vieta chiaramente il piano rifiuti che prescrive nuovi impianti laddove ci sia autosufficienza”. 

Dunque, secondo la linea del Comune, sebbene sia stato ridotto l’impatto volumetrico dell’ampliamento, il progetto non sarebbe tornato di nuovo in conferenza dei servizi. “È un’ingiustizia”, tuona Frontini. E così palazzo dei Priori presenterà un secondo ricorso al Tar del Lazio. Il primo, quello contro il parere dell’area rifiuti regionale dello scorso 20 giugno 2023, è ancora in piedi. Adesso, invece, vengono impugnati sia l’Aia che la Via, così come sarà probabilmente impugnato anche il Paur, ossia l’atto conclusivo dell’iter che concluderebbe il provvedimento. Tre ricorsi, in totale. 

È evidente che la mossa di Frontini sia quella di mettersi di traverso e complicare i piani della Regione. “Non nel mio giardino”, si direbbe in Inghilterra. Ma allora dove? La situazione è ingarbugliata, ma dopo quattro anni sembra essere molto vicina a districarsi definitivamente. La Tuscia è finita in questa faccenda nel 2021, quando Monterazzano è rimasto l’unico impianto funzionante in tutto il Lazio. La discarica, che già ospita rifiuti conferiti dalla provincia di Rieti, si è vista costretta ad accogliere anche quelli di Roma, in piena crisi dopo la chiusura di Malagrotta. L’amministrazione Zingaretti, per evitare il tracollo dell’intero sistema regionale, ha deciso di prevedere all’interno del piano rifiuti 2020 la possibilità per gli Ato (province) insufficienti di conferire i rifiuti in quelli di prossimità autosufficienti. Il cosiddetto emendamento P. Da lì sono cominciati i guai per la Tuscia e per Viterbo, costantemente invasa da camion provenienti da Roma e da altre zone sprovviste di una discarica. 

A suon di ampliamenti si è arrivati ad oggi, con la Regione che ha dato via libera al quarto invaso delle Fornaci di Monterazzano. Considerando una mole di conferimenti costanti, come quella tutt’ora in essere, l’impianto avrà vita almeno per altri sette anni. L’amministrazione Rocca, insediatasi nel 2023, si è trovata a fare i conti con questa situazione chiaramente insostenibile e, a settembre dello scorso anno, ha approvato gli indirizzi per il nuovo piano di gestione dei rifiuti. Tra le novità, spicca sicuramente l’incentivazione della dotazione impiantistica e degli impianti di compostaggio. Ma il problema permane, soprattutto nella Capitale. E proprio mentre Frontini annunciava il suo ricorso, a Roma, accadeva qualcosa che potrebbe stravolgere la situazione. 

Acea, azienda pubblica attiva nel settore ambientale, idrico ed energetico, ha vinto il bando per la realizzazione del termovalorizzatore a Roma in quanto unica concorrente della gara comunale, come capogruppo di un'associazione temporanea di imprese di cui fanno parte Suez Italia, Vianini Lavori, Hitachi e Rmb. I lavori, secondo quanto annunciato dal sindaco Roberto Gualtieri, dovrebbero cominciare entro l'inizio del 2025, per terminare tra il 2026 e il 2027. L’impianto, da progetto, sarà costituito da due forni per una capienza complessiva di 600mila tonnellate annue. Secondo i piani verrà costruito nella zona di Santa Palomba, nel nono municipio, e dovrebbe arrivare a smaltire il 54% dei rifiuti indifferenziati di Roma e a produrre energia elettrica per circa 200mila abitazioni. Una buona notizia per Viterbo, che dunque tra due o al massimo tre anni si scrollerà di dosso le tonnellate di spazzatura romana.

L’ampliamento della discarica di Monterazzano, perciò, potrebbe anche rivelarsi una cosa positiva. Questo sarà solo il tempo a dirlo, ma intanto la città avrà a disposizione un nuovo invaso da 550mila metri cubi fino - almeno - al 2031. Ciò significa che la città e la provincia continueranno a essere pienamente autosufficienti dal punto di vista della gestione dei rifiuti e, nel 2027, saranno sgravate dall’obbligo di accogliere anche i rifiuti di Roma. La Capitale, infatti, nei prossimi anni dovrebbe vedere la realizzazione di due biodigestori, uno a Cesano (municipio XV) e uno a Casal Selce (municipio XIII), un impianto per il recupero delle terre di spazzamento al Salario (municipio III) e due strutture per lo smistamento dei multimateriali, a Rocca Cencia e Ponte Malnome (municipio VI e XI). In più, si vocifera anche di un impianto per la produzione di idrogeno da scarti non riciclabili in provincia a nord di Roma e di un rafforzamento con una quarta linea del termovalorizzatore di San Vittore, in provincia di Frosinone.

Giulio Zelli

Alle affermazioni del sindaco Frontini sull'ampliamento della discarica di Monterazzano replica il consigliere regionale Giulio Zelli: "Le parole di Chiara Frontini sono pretestuose, Fratelli d'Italia sta facendo di tutto per tutelare Viterbo e la Tuscia".

"Ho letto con stupore - dichiara Zelli in una nota - l’attacco del sindaco Frontini nei confronti dell’amministrazione Rocca, accusata di non perseguire gli interessi del territorio viterbese sulla questione rifiuti. In realtà, la Regione si è mossa concretamente per salvaguardare la Tuscia grazie all’impegno dell’assessore Ghera e del capogruppo Sabatini, oltre agli sforzi portati avanti da Valentina Paterna in qualità di presidente della commissione Ambiente. Sono stati approvati gli indirizzi per il nuovo Piano di gestione dei rifiuti, puntando sull’efficientamento dei servizi di raccolta differenziata dei rifiuti urbani nell’ottica di ridurre al minimo i quantitativi diretti verso le discariche. Inoltre, l’ampliamento del quarto invaso di Monterazzano è stato dimezzato grazie all’intervento di Fratelli d’Italia e sono in esame provvedimenti per valutare l’autorizzazione di altri impianti in ogni provincia”.

“Se da un lato - conclude Zelli - appare comprensibile la volontà di difendere una posizione politica, dall’altro non si può omettere il fatto che l’amministrazione Rocca sia subentrata in una situazione già compromessa a causa della malagestione targata Zingaretti. Occorre ricordare, infatti, che se oggi Viterbo è costretta ad accogliere i conferimenti delle altre province è per via di un emendamento contenuto nel precedente piano di gestione rifiuti emanato nel 2020. Aspetto cruciale, questo, che però Frontini ha sottaciuto. Forse perché ora la sua giunta, sulla carta civica, strizza l’occhio al centrosinistra. Fratelli d’Italia, pur sapendo di dover fronteggiare questa emergenza, ha accettato la sfida e ci sta mettendo la faccia alla guida della Regione Lazio. Insieme al capogruppo Sabatini confidiamo di poter trovare, nel più breve tempo possibile, una risoluzione che vada incontro alle istanze dei cittadini viterbesi”.

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