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Sabato, 15 Giugno 2024
RIGURGITO NEGAZIONISTA

Foibe e negazionismo nella Tuscia, Romoli: “Un comitato mi ha chiesto di non partecipare al giorno del ricordo”

Il presidente della Provincia afferma di aver ricevuto una lettera da un sedicente comitato antifascista. Nella missiva l’invito a non commemorare i martiri delle foibe

Foibe, rigurgito negazionista nella Tuscia. Sono passati vent’anni da quando lo Stato ha istituito, tramite una legge del 2004, il giorno del ricordo in onore alla memoria di tutte le vittime della persecuzione titina negli ex territori italiani alla fine della seconda guerra mondiale. Eppure, nonostante la tragedia degli infoibamenti sia stata ormai riconosciuta dagli storici e da tutta la politica, c’è ancora chi tenta di negare le atrocità perpetrate dai partigiani jugoslavi. 

Ieri, 11 febbraio, si è svolto in città il corteo per commemorare i martiri delle foibe. Alla cerimonia hanno partecipato tutte le più alte cariche politiche del Viterbese. Durante gli interventi, il presidente della Provincia, Alessandro Romoli, ha rivelato di essere stato contattato da un gruppo - per ora anonimo - che gli avrebbe chiesto di non partecipare al giorno del ricordo: “Giorni fa un comitato mi ha inviato una pec chiedendomi di non partecipare all’evento”. Le motivazioni citate dal sedicente comitato antifascista sono le stesse denunciate da Maurizio Federici, esponente del comitato 10 febbraio: “In alcune parti d’Italia - ha spiegato - sono stati affissi dei manifesti nei quali c’è scritto che le vittime delle foibe sono in realtà dei criminali fascisti”. Un fatto che evidenzia come una frangia politica d’estrema sinistra non abbia ancora riconosciuto gli eccidi nei territori della Venezia Giulia, del Quarnaro, dell’Istria e della Dalmazia. 

Romoli, dopo aver raccontato della lettera, ha stigmatizzato quanto accaduto: “Le foibe e l’esodo giuliano dalmata ci forniscono una drammatica testimonianza di cosa è capace l’uomo se accecato dall’odio. Le vittime e gli esuli hanno sofferto anche per il disinteresse dello Stato, in certi casi legato anche a ragioni politiche. Oggi abbiamo il dovere di essere qui per ricordare quei fatti, per quanto dolorosi, è doveroso: senza memoria non può esserci futuro”. Non è stato reso noto al momento se siano partite o meno indagini su quanto rivelato da Romoli.

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