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Giovedì, 18 Aprile 2024
RIQUALIFICAZIONE / Centro Storico / Piazza Martiri d'Ungheria

L’ex banca del Cimino pronta a diventare un complesso di appartamenti: sfuma il sogno hotel

L’edificio del Sacrario a breve dovrebbe trasformarsi in una serie di alloggi residenziali

Giovedì 13 aprile 1995 una notizia scuote la Tuscia, in particolare Canepina: Dante Napolitano, direttore della filiale della Banca del Cimino, ha preso 5 miliardi di lire ed è fuggito in Brasile. Immediatamente i cittadini si recano in banca per verificare lo stato dei loro conti, è la psicosi totale. Il Cda rassicura i clienti: “Non ci saranno conseguenze per voi”. Ma per la banca sì. Il buon Napolitano, infatti, grazie al suo modus operandi, ha causato nei conti dell’istituto un buco di circa 50 miliardi di lire. Il direttore gestiva conti correnti e libretti ma, quando qualcuno effettuava un versamento, solo una parte di esso finiva nei forzieri bancari. Il resto? Ancora oggi è un mistero, visto che di Napolitano si sono perse le tracce. 

E così, per la Banca del Cimino comincia l’inferno. Il Credito agrario bresciano si appresta a rilevare il pacchetto di maggioranza della Banca del Cimino, della quale possedeva il 28,5%. La banca lombarda ripiana la perdita e ricostituisce il capitale sociale nei termini proposti dal Cda di quella viterbese. L’infedeltà di Napolitano costa cara, perché ai suoi 50 miliardi si aggiungono gli 80 di rosso dell’esercizio ‘94. La spirale discendente avvolge sempre di più l’istituto viterbese, che prima si fonde con il Cab poi, nel 2016, vent’anni dopo, entra in Ubi e infine, nel 2021, confluisce in Intesa. In sostanza la Banca del Cimino è scomparsa trent’anni fa, ma le sue tracce a Viterbo ci sono ancora, a partire dalla storica sede centrale in piazza Martiri d’Ungheria (zona Sacrario). Oggi per lo stabile si prospetta un futuro completamente inedito.

Dopo le vicende di Napolitano e le continue fusioni societarie, la sede centrale del Sacrario è stata via via disattivata di tutti i servizi. Inizialmente l’edificio era un supermercato della catena “Centralmarket” e solo successivamente è stato preso dalla Banca del Cimino. La costruzione risale alla fine degli anni ‘80, a cavallo coi primi ‘90. Oggi, essendo da anni desolata, la struttura appare vuota, spoglia e soprattutto decontestualizzata rispetto alla zona del centro storico. Negli anni sono state tentate, sia dal Comune che dai privati, diverse strade per rivitalizzarla. Si è pensato di farne nuovamente un supermercato, una caserma dei pompieri, una succursale dell’Unitus, una scuola, un centro sportivo e, addirittura, un hotel. L’ultima idea a naufragare è stata proprio quella dell’albergo, inizialmente giudicata fattibile data la location - parcheggi a pagamento e gratuiti a pochi metri, ma soprattutto la vista mozzafiato su Valle Faul e il colle del Duomo - ma poi bocciata per ragioni tecniche dovute all’agibilità dei locali interni. 

Ciononostante, lo stabile è stato acquistato alcuni anni fa da un costruttore del capoluogo che, con la sua società, ha proposto di ristrutturare a proprie spese l’ex filiale della Banca del Cimino per trasformarla in un piccolo complesso di appartamenti. Il progetto c’è ed è all’attenzione del Comune, che insieme alla Soprintendenza dovrà decidere se dare o meno il via libera. Una soluzione, quella residenziale, che forse appare come la più facile da percorrere sotto l’aspetto burocratico, ma la città continua a sognare il suo hotel moderno in pieno centro, sfumato anche stavolta.

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