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IL PERICOLO

L'allarme degli esperti: "Rischio siccità nella Tuscia". Cosa dicono i dati

Tuscia a rischio siccità, secondo l'Autorità di bacino distrettuale dell'appennino centrale

Secondo l’Autorità di bacino distrettuale dell’appennino centrale, quella del 2024 potrebbe essere un’estate complicata per le coltivazioni a causa della siccità. A preoccupare gli esperti sono le temperature elevate e le piogge, giudicate “scarse”. Questo nonostante la stagione invernale, che evidentemente ha fatto suonare dei campanelli d’allarme.

Nell’ultimo rapporto bimestrale, emanato lo scorso 24 gennaio, l’Abdac raccoglie alcuni dati e fornisce un’interpretazione di quella che potrebbe essere l’estate 2024. “Il livello medio di precipitazioni, secondo i dati delle stazioni meteo dell’area, registra, fino al mese di novembre 2023 compreso, un deficit pluviometrico del 20,59% rispetto alla media storica 2004-2019, seppur con un incremento dell’8,35% rispetto al 2022, annualità però di scarsissima piovosità“. Confrontando le statistiche del Viterbese con quelle del resto d’Italia, i tecnici parlano di una bassa severità idrica, con il rischio che alcune zone della provincia possano fare i conti con dei cali idrici più fastidiosi del solito. “La situazione delle disponibilità alle fonti – si legge nel documento redatto dall’osservatorio – è di generale mantenimento rispetto ai livelli delle rendicontazioni precedenti, confermando però il generalizzato decremento rispetto al passato, soprattutto per quel che riguarda le sorgenti principali. Ciò significa che il mantenimento del servizio è allo stato attuale favorito soltanto dalla diminuzione dei consumi dovuti alle precipitazioni stagionali e alla conseguente diminuzione di usi impropri. Non si registra ancora alle fonti una inversione di tendenza e quindi un netto miglioramento di disponibilità“.

Nelle more di un monitoraggio che l’Abdac ritiene fondamentale, viene consigliato ai Comuni di promuovere un utilizzo razionale dell’acqua, evitando ad esempio sprechi e usi impropri. A tal riguardo, in quasi tutti i centri abitati, a partire dal capoluogo, i sindaci si sono già dotati in passato di apposite ordinanze per evitare dispersioni inutili e dannose. 

Tuttavia, come evidenziato dalla stessa autorità di bacino, la situazione va sì tenuta sotto controllo ma non bisogna generare panico o allarmismi. I dati generali, difatti, al momento sono stabili. Se è vero che le temperature per la media a cui eravamo abituati in passato sono anomale e gli inverni sono più caldi, per quel che riguarda i giorni di pioggia siamo sostanzialmente sui livelli del 2023. Prendendo in esame i primi due mesi dell’anno, attualmente siamo a 8 giorni di pioggia complessivi, 6 a gennaio e 2 in questo febbraio. Nel 2023, nello stesso periodo, erano 10, sette a gennaio e tre a febbraio. Due giorni in meno, ma con il mese di febbraio che deve ancora terminare. I dati dell’Abdac si fermano a novembre 2023 per quel che riguarda il deficit pluviometrico, sarà dunque necessario attendere almeno il secondo bollettino bimestrale di quest’anno per comprendere e giudicare il fenomeno.

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