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Giovedì, 23 Maggio 2024
ACQUE AGITATE

"Se non approviamo l'aumento delle bollette Talete fallisce al 100%, Frontini irresponsabile"

Il presidente della provincia e il direttore dell'Ato lapidari nei confronti di Frontini, che ha disertato la consulta d'ambito. Il vicepresidente della provincia: "Pensa di essere padrone della Tuscia"

“Ci siamo resi disponibili a venirle incontro in tutti i modi, ma quanto fatto oggi è incomprensibile. Se non approviamo l’aumento delle bollette Talete fallirà al 100%“. Firmato Alessandro Romoli e Giancarlo Daniele, rispettivamente presidente della provincia (e dell’Ato) e direttore di Talete. Lo strappo con Chiara Frontini, sindaco di Viterbo, sembra ormai irrecuperabile. Alla conferenza indetta oggi pomeriggio, subito dopo la notizia dell’assenza di Frontini alla consulta d’ambito - in sui si sarebbe dovuto discutere dell’aumento delle bollette dell’acqua-, Romoli e Daniele hanno criticato quanto fatto dalla prima cittadina, poi hanno fatto un preoccupante annuncio: “Domani Talete rischia seriamente di fallire definitivamente”. 

E lo scenario prospettato da Romoli, c’è da dirlo, è nefasto: “Se domattina non passa in assemblea dei soci il piano di revisione tariffaria non potremo accedere ai bonus per l’energia elettrica, che in tre mesi ci è costata 7 milioni, e ai fondi messi a disposizione dal Governo. Inoltre, bisognerà restituire anche 17 milioni di fondi già attribuiti e spesi legati al Pnrr, che dovevano prevedere pure il collegamento col Peschiera. In poche parole, domani rischiamo il fallimento generale e definitivo di Talete. Non è terrorismo ma l’analisi di quel che sta succedendo”. E chi ci rimetterá, per Romoli, saranno i Comuni: “Vantano 17 mln di credito e vuoto nella gestione che provocherebbe l’obbligo da parte dell’Ato di riportare la gestione al privato al 100% per garantire la continuità del servizio”. 

“Siamo tutti basiti dall’atteggiamento di Chiara Frontini - ha concluso Romoli - perché non ci era mai capito di vedere il Comune di Viterbo disinteressato”.  Giancarlo Daniele, direttore dell’Ato, ha spiegato in termini tecnici la situazione: “Il nostro è un Ato debole, il più debole del Lazio. Gestire il servizio comporta già dei rischi d’impresa, aggravati dalla situazione arsenico e dai 25 milioni di morosità che non ci ha permesso di portare a futuro conguagli e ammortamenti. La Regione non ci ha mai aiutati e Arera impone che il gestore abbia una struttura finanziaria adeguata per sopportare costi e investimenti. Talete non ha queste caratteristiche perché nata con un economia già penalizzata. L’unica soluzione è quella di mettere mano alle tariffe, abbiamo pensato ad un aumento del 12,51% sotto forma di conguaglio per il 2022 ed uno dell’8,45% nel 2023. Quello più elevato passerà solo se Arera lo validerà”.

E quindi, domani, i sindaci questo dovranno votare. Un aumento del 12 e passa percento subito, uno leggermente meno esoso ad anno nuovo. Questo il piano. A Frontini, peró, non piace affatto. Prima di votare, lei vuole vedere un piano sì, ma di risanamento. E il suo atteggiamento non piace al collega Nocchi, vicepresidente della Provincia: “Viterbo con la sua sindaca pensa di essere padrone della Tuscia, forse. Se ne lava le mani ed osserva da lontano. Lei neanche sapeva dove fosse Arera…”. 

E la chiosa è spettata a Salvatore Genova: “Ho preparato un piano da sviluppo da 200 milioni, che ci consentirebbe di valorizzare al massimo le quote societarie quando ci sarà la gara a doppio oggetto. La mancanza di responsabilità degli amministratori darebbe il colpo di grazia alla Talete, non ci sarebbero le condizioni per continuare. Evidentemente il disegno è quello di svenderla ad un privato. Domattina, se non passerà l’aumento tariffario, valuterò se dimettermi o meno”.

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