Lunedì, 15 Luglio 2024
IL PICCHETTO

Sit-in dei sindacati all’ingresso di Villa Immacolata: "Serve il nuovo contratto nazionale per i dipendenti della sanità privata"

Presenti i segretari di Cigl, Cisl e Uil: “Personale ostaggio di imprenditori predoni che fanno cassa sulla loro pelle”

“I dipendenti sono stanchi di aspettare. Pretendiamo salario, tutele e riconoscimento professionale per chi ogni giorno, insieme ai colleghi del pubblico, assicura salute alle persone e alle comunità. Vogliamo il nuovo contratto”.  Queste le richieste dei sindacati che questa mattina hanno organizzato il sit-in all’entrata di villa Immacolata, con la presenza dei segretari regionali delle tre sigle nazionali: Cgil, Cisl e Uil. L’obbiettivo era far sentire le istanze del personale medico delle strutture private e rsa.

“Bene l’impegno della regione Lazio a farsi parte attiva per costringere Aris e Aiop ad aprire i tavoli sui rinnovi di contratto per i 25 mila lavoratori della sanità privata accreditata e per i 10 mila delle Rsa – dichiarano i segretari Massimiliano Rizzuto (Cigl), Antonio Cuozzo (Cisl) e Alessandro Cammino (Uil) -. Abbiamo sollecitato con forza l’amministrazione regionale a intervenire e abbiamo ottenuto la disponibilità, ora sia conseguente”.

 “La mobilitazione nel Lazio - continuano i sindacalisti - come in tutto il paese, non si fermerà finché non si arriverà alla firma dei nuovi contratti nazionali e il 23 settembre scenderemo in piazza per lo sciopero. Le promesse fatte non sono state mantenute, le trattative per il contratto unico delle Rsa e per il rinnovo di quello della sanità privata non sono partite. Nel primo caso, grazie alla battaglia dei lavoratori tra ottobre e gennaio, le segreterie nazionali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl hanno sottoscritto due accordi ponte per il settore delle Rsa con l’obiettivo di arrivare entro giugno al contratto unico di settore, mettendo fine a 12 anni di blocco della contrattazione e al dumping contrattuale che mortifica chi lavora. Ad oggi la trattativa non si è aperta e viene vincolata alla garanzia di copertura delle risorse da parte del ministero e delle regioni. Nel secondo caso, i dipendenti con contratto sanità privata Aris Aiop hanno visto riconosciuto un rinnovo contrattuale solo nel 2020, dopo 14 anni di blocco della contrattazione, e solo allora è stato possibile riallineare le retribuzioni a quelle della sanità pubblica allora in vigore. Ad oggi in sanità pubblica c’è stato un rinnovo del contratto (2019-2021) e si sono aperte le trattative per quello successivo (2022-2024). In sanità privata, invece, anche in questo caso le associazioni vincolano il rinnovo alla copertura delle risorse”.

“Ma noi non ci stiamo - aggiungono i segretari -, è inaccettabile che il personale di un comparto che copre oltre il 40% delle prestazioni sanitarie e quasi la totalità del sanitario-assistenziale debba essere di nuovo ostaggio di imprenditori predoni che fanno cassa sulla pelle di infermieri, oss, tecnici, ostetriche, professionisti, terapisti, specialisti della riabilitazione, personale amministrativo e di assistenza che si spende ben oltre il proprio dovere per assistere i pazienti. Stiamo parlando di dipendenti che svolgono servizio pubblico, al pari dei colleghi della sanità pubblica, garantendo il diritto costituzionale alla salute e l’universalismo delle cure”.

“Per questo - concludono Rizzuto, Cuozzo e Cammino - le istituzioni non possono rimanere immobili di fronte a chi ne calpesta i diritti. A partire dalla regione Lazio che, come promesso oggi, deve esercitare ogni pressione possibile, su Aris e Aiop e in Conferenza Stato-Regioni, per cancellare questa vergogna. E chiudere i rubinetti delle risorse pubbliche alle strutture che non rispettano i lavoratori”.

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