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CASO BRUZZICHES

La strategia di Frontini: puntare sulla connivenza (non punibile) per far cadere l'accusa di concorso

Mentre il gip Rita Cialoni deve ancora decidere se accogliere o meno la richiesta di giudizio immediato, la sindaca e i suoi legali costruiscono la linea difensiva

Sono ore calde sul fronte giudiziario per il sindaco Chiara Frontini. Nel giro di pochi giorni, il gip Rita Cialoni dovrà decidere se accogliere o meno la richiesta di giudizio immediato depositata dai pm Massimiliano Siddi e Chiara Capezzuto. Sarà un crocevia non solo per la giovane prima cittadina ma anche per la sua amministrazione. Il reato per il quale Frontini risulta indagata assieme al marito Fabio Cavini è quello di minacce a corpo politico. La questione è quella delle presunte frasi intimidatorie pronunciate da Cavini nei confronti del consigliere comunale Marco Bruzziches, che le avrebbe registrate nel corso di una cena lo scorso 26 settembre 2023. L’audio di quella sera è stato depositato, con contestuale denuncia, alla procura. Da lì sono partite le indagini che hanno portato, ora, al momento cruciale, con la possibilità di un processo per la coppia.

Sebbene il procedimento non sia ancora in essere, in quanto il gip deve appunto decidere se mandare o meno Frontini e Cavini di fronte al giudice, la sindaca sta già costruendo, insieme al suo legale Roberto Massatani, quella che sarà la linea difensiva per far cadere l’accusa, definita “grave” dallo stesso avvocato, di minaccia a corpo politico. La strategia, secondo quanto emerso in queste ore, punterebbe sul dimostrare che la posizione di Frontini sia di “connivenza” e non di “concorso” rispetto al presunto reato. Come insegna il diritto, la prima non è infatti punibile, mentre la seconda è perseguibile penalmente. I pm contestano il concorso con il marito Cavini, in quanto riterrebbero che Frontini abbia in qualche modo dato un contributo partecipativo nel corso di quella cena, nella quale sarebbero state pronunciate le famose frasi attribuite al suo consorte. Ed è qui che si apre il dibattito, sia quello dei magistrati che quello pubblico. 

Per mera connivenza si intende “il comportamento di chi assiste alla perpetrazione del reato senza intervenire, non avendo però alcun obbligo giuridico di impedirne la commissione”. Secondo il sistema penale, questa fattispecie non è punibile in quanto il soggetto non apporta alcun contributo causale alla realizzazione della fattispecie criminosa. Diversa, e di molto, la definizione di concorso, che invece si configura quando l’atteggiamento del soggetto diviene rafforzativo dell’intento criminoso altrui ed è accompagnato dall’adesione psicologica al fatto di reato. La Cassazione, negli anni, ha tracciato un solco tra le due situazioni: la distinzione tra connivenza non punibile e concorso nel reato commesso da un’altra persona va individuata nel fatto che la prima impone l’esistenza di un comportamento meramente passivo, non idoneo ad apportare alcun contributo alla realizzazione del reato, mentre il secondo richiede un contributo partecipativo positivo, morale o materiale, alla condotta criminosa. E questo “contributo”, secondo gli ermellini, si realizzerebbe anche solo assicurando all’altro concorrente lo stimolo all’azione criminosa o un maggiore senso di sicurezza, rendendo in tal modo palese una chiara adesione alla condotta delittuosa.

Insomma, siamo in un autentico campo minato per quel che riguarda la posizione di Frontini. La quale, per far cadere l’accusa di concorso, dovrebbe dimostrare di non aver assolutamente sostenuto il marito mentre questi si rivolgeva a Bruzziches. La prova madre dell’incontro e di quelle presunte frasi, ossia la registrazione fatta da Bruzziches, assume dunque ora più che mai un ruolo centrale. Se al suo interno ci fossero evidenze di un contributo di Frontini, allora la strada sarebbe certamente in salita. Il principale dubbio riguarda la parte di registrazioni divulgata da Bruzziches, nella quale quest’ultimo attribuisce una precisa frase alla prima cittadina.

Nel suo comunicato stampa, il consigliere comunale (oggi passato all’opposizione) rivela quello che sarebbe un passaggio contenuto negli audio in suo possesso. “Mi devo sempre preoccupare per il domani - avrebbe detto Cavini - è uno dei miei compiti e il domani è la tutela della maggioranza, prima di Chiara poi della maggioranza. Allora io, noi, quando vogliamo colpire, o abbiamo qualcosa, o la inventiamo. Ora proprio come fare non te lo dico e questo lo facciamo in casi estremi. No… questo a tua conoscenza. Non siamo dei principianti, se io voglio fare male capisco chi del tuo stato di famiglia (“Soprattutto se so che stai a fa…”, interviene la sindaca) è più debole, e poi vado a colpire quella persona. O ce l’ha o gliela creo. Purtroppo io sono la sua anima nera ed è per questo che sono molto odiato, perché a volte devo fare delle cose anche molto brutte. A volte molto belle, ma purtroppo come diceva appunto Rino Formica “sangue e merda”, e quindi sappiamo come fare, vedi… La Chiatti adesso è nella fase in cui riflettiamo, perché se lei non fa danni noi non reagiremo”.

Quel “soprattutto se so che stai a fa’”, attribuito a Chiara Frontini, potrebbe assumere una posizione decisiva nell’ambito delle valutazioni. Anzitutto in quelle del gip, che non si è ancora pronunciato, e poi in quelle dei pm. Se fosse, successivamente, anche in quelle del giudice. È lì che si focalizza la differenza tra “concorso” e “connivenza”. Ed è lì che dunque Frontini si gioca tutto.

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