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AGRICOLTURA

"I fitofarmaci influiscono negativamente sui bombi": lo studio che può stravolgere l'agricoltura viterbese

Il report targato Crea preoccupa la Tuscia: "I fitofarmaci sono nocivi per gli insetti impollinatori"

Utilizzare i fitofarmaci influisce in maniera negativa sui bombi, insetti membri della famiglia delle api, un animale che riveste un ruolo fondamentale nella fase dell’impollinazione. A dirlo è lo studio di monitoraggio targato Crea (Centro di ricerca agricoltura e ambiente), condotto in 128 siti di 8 paesi europei dal quale è emerso che, in tutti i passaggi Ue, i prodotti fitosanitari vanno a influire sulla vita degli animali, importanti soprattutto per quel che riguarda le colture e la flora spontanea.

Il report, pubblicato sulla rivista internazionale Nature, ha preso in esame diversi fattori di stress con un focus su colza e meleti, in quanto colture presenti in tutta Europa e sottoposte a differenti pressioni di parassiti e di fitofarmaci e fonte di nutrimento per gli impollinatori. Il polline raccolto e immagazzinato, difatti, è risultato contaminato da più fitofarmaci: 8 differenti molecole per colonia in media, in alcuni casi con fino a 27 diversi composti, in prevalenza fungicidi. L’indice di rischio, calcolato sulla base della tossicità di tali sostanze e della loro concentrazione nel polline, racconta come 9 insetticidi siano risultati responsabili del 99% del rischio. Le normative europee, come noto, impongano limiti all'uso dei fitofarmaci proprio per garantire che le perdite di individui nelle colonie di api mellifere (Apis mellifera) non superino il 10%, ma è stato riscontrato che più della metà delle colonie di bombi monitorate ha subito decremento di popolazione maggiore del 10%. Malgrado i parametri stringenti, dunque, un’agricoltura sostenibile sembra ancora essere lontana. 

Lo studio potrebbe sconvolgere completamente il settore agricolo viterbese. Nella Tuscia, infatti, l’uso dei fitofarmaci è una prassi, purtroppo anche quello smodato. Questo perché i contadini, spesso in buonafede, al fine di proteggere i loro campi e le loro coltivazioni, a volte esagerano con i pesticidi. Un effetto negativo, in questo senso, si è visto qualche mese fa, quando nei paesi dei Cimini la cimice asiatica - approfittando della scomparsa dei suoi antagonisti naturali causata proprio dai prodotti fitosanitari - ha preso il sopravvento per giorni interi.

In particolare, l’utilizzo di questi pesticidi nel Viterbese si intensifica nelle coltivazioni di nocciole, nocchie e castagne. Un problema che si somma a quello delle coltivazioni intensive, da sempre cavallo di battaglia degli ambientalisti. Ora, alla luce dell’analisi di Crea, l’agricoltura nostrana si trova di fronte a un bivio difficile da ignorare e le associazioni di categoria potrebbero vedersi costrette ad applicare nuove misure di contenimento.

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