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Martedì, 20 Febbraio 2024
PAZZA IDEA

Tarquinia e Montalto pensano alla secessione dalla Tuscia: l'idea di una superprovincia del litorale con capoluogo Fiumicino

Si susseguono gli incontri tra i sindaci per staccare i comuni della costa tirrenica dalle province di appartenenza e crearne una nuova

Sei è meglio che cinque. E così, nel Lazio, c’è chi pensa di crearne una sesta provincia. L’idea sembra essere la classica bufala più adatta al 1 aprile che a dicembre ma, a quanto pare, c’è un fondamento di verità. I sindaci dei comuni secessionisti, infatti, hanno già dato vita a due incontri per capire quali siano i reali margini per realizzare la clamorosa operazione. E due di questi comuni si trovano proprio nella Tuscia, con voci di corridoio che parlano di un possibile terzo membro. 

La pazza idea, per la cronaca, circola già da diversi anni, ben prima dello scoppio della pandemia. Tutto è nato da Civitavecchia, con il sindaco Ernesto Tedesco che, esausto di amministrare quella che ormai è divenuta una remota periferia di Roma, propose all’allora primo cittadino viterbese Giovanni Arena di accorpare il “suo” comune alla provincia di Viterbo. La trattativa è naufragata senza mai sbocciare definitivamente e così il buon Tedesco ha cominciato a lavorare ad un piano B. Un’operazione addirittura più complicata, e per certi versi ambiziosa, che ha allettato anche altri sindaci: il progetto per una superprovincia del litorale, della quale farebbero parte dodici comuni della costa tirrenica laziale che si staccherebbero così dalle attuali province di appartenenza. 

A prendere parte alla secessione sarebbero perlopiù comuni romani: Fiumicino, Ladispoli, Cerveteri, appunto Civitavecchia, Anguillara, Trevignano, Tolfa e Allumiere. A loro si andrebbero ad aggiungere Tarquinia e Montalto, con la possibilità di aggregare anche la vicina Monte Romano. Insomma, qualora questa difficile ipotesi dovesse concretizzarsi, la Tuscia perderebbe i suoi due principali lidi turistici, che anche a livello economico costituiscono buona parte dell’indotto provinciale. E lo stesso vale per Roma. Questo, senz’altro, è quindi il primo ostacolo da superare, 

Lunedì scorso, al castello di Santa Marinella, c’è stato un primo incontro tra i sindaci. Per il Viterbese ha partecipato solo il tarquiniese Alessandro Giulivi, non la montaltese Emanuela Socciarelli (purtroppo vittima di un’aggressione) e nemmeno il monteromanese Maurizio Testa. Un secondo summit dovrebbe tenersi la prossima settimana e, al termine del vertice, potrebbe anche uscire un comunicato congiunto in cui saranno esposte le principali motivazioni che stanno spingendo i comuni litoranei alla secessione. In questo momento, dunque, Tarquinia sembra aver aderito a vagliare la possibilità, mentre Montalto e Monte Romano restano alla finestra ad osservare l’evolversi della situazione.

Una superprovincia del litorale, potenzialmente, avrebbe un peso economico non indifferente. Si tratterebbe, infatti, di una sorta di meta turistica al 100%, dotata di mari, laghi (quello di Bracciano), monti (quelli di Tolfa e Allumiere) e addirittura di un aeroporto internazionale come quello di Fiumicino, che sarebbe anche pronto a fare da capoluogo. Una superpotenza, insomma, da quasi 300mila abitanti, al pari di quelli della Tuscia. Un sesto incomodo che difficilmente avrà le simpatie di Viterbo e Roma, le quali si ritroverebbero azzoppate e private di alcuni asset strategici per l’economia del territorio. 

Come detto, in passato ci sono già stati dei tentativi di secessione. Civitavecchia, oltre a quello provato da Tedesco, ci aveva pensato anche nel 2015 con Antonio Cozzolino, sempre senza successo. Adesso, però, l’ingresso in scena di Fiumicino potrebbe accrescere la credibilità del piano. Sempre che la Regione e soprattutto il Governo non diano parere irrimediabilmente negativo. 

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