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IL PIANO

Talete, privatizzazione e 8 milioni di euro di investimenti: così la politica vuole tenere in vita la società (coi soldi dei cittadini)

Il piano di sindaci e partiti per il futuro della società che gestisce la rete idrica viterbese

Entro il 2023, Talete dovrà essere privatizzata. A dirlo non sono solo indiscrezioni giornalistiche, come spesso affermato dagli esponenti della società, ma carte ufficiali vagliate dai sindaci, dalla governance e firmate dall’ingegner Giancarlo Daniele, dirigente dell’Ato viterbese.

Tutte le parti in causa (Egato, Ato, consulta d’ambito, sindaci e Provincia) hanno approvato l’atto di orientamento e indirizzo numero 123 del 2 agosto scorso, nel quale è contenuto il piano per quello che sarà il futuro dell’azienda. Un futuro che passa dalla cessione di quote societarie a un socio privato, con in pole position i francesi di Suez tramite la controllata Acea. L’operazione, probabilmente, consentirà a Talete di sopravvivere, ma a quale prezzo? Oltre alla perdita del controllo totale di infrastrutture fondamentali come le reti idriche e gli impianti, potrebbe esserci anche una revisione al rialzo delle bollette. Si possono certamente fare previsioni, tuttavia le risposte le potrà dare solo il tempo.

“Gli obiettivi per il 2023 – si legge nel documento - sono quelli inerenti il superamento della frammentazione gestionale, gli adempimenti per concretizzare la gestione del servizio idrico integrato nella forma della società mista a prevalente capitale pubblico e l'attuazione interventi oggetto di finanziamenti pubblici”. E dunque, il progetto si stanzia su tre fronti. Avanti tutta con la presa in carico della gestione del servizio idrico integrato dei Comuni che non hanno ancora trasferito il servizio alla Talete, cosicché venga definitivamente raggiunta la piena operatività della gestione unica del servizio dell'Ato. Ad agosto, data in cui è stato redatto il verbale, all’appello mancavano ancora 20 Comuni.

Ma la parte fondamentale è chiaramente quella che riguarda la trasformazione societaria: “Sulla base degli atti di orientamento n° 110/2022, 113/2022, 114/2022 e 116/2022 – recita il testo - dovranno essere attuate, avvalendosi anche del supporto di specifiche consulenze e collaborazioni in merito, le procedure finalizzate a concretizzare la gestione del servizio idrico integrato di questo Ato nella forma della società sista a prevalente capitale pubblico, tramite gara a doppio oggetto per l'individuazione di un socio privato operativo da inserire nella compagine sociale della Talete spa”. Il tutto secondo le indicazioni e i risultati che emergeranno dalla definizione dell'aggiornamento del piano d'ambito, dal piano industriale dell’azienda e dalle attività connesse da parte dei consulenti incaricati dall’Egato.

A curare gli aspetti tecnico-normativi di questa complicata operazione è l’avvocato Lorenzo Grisostomi Travaglini, al quale spetta il compito di predisporre le carte per la privatizzazione. Il legale, come giusto che sia, non rilascia dichiarazioni e mantiene il massimo riserbo sulla questione. Certo è che la politica viterbese gli ha fatto presente sin da subito che di tempo a disposizione ce n’è davvero poco e che prima la procedura viene conclusa e meglio sarà per la tenuta dell’azienda. Quest’ultima, infatti, essendo ancora partecipata al 100% dai comuni della Tuscia e dalla Provincia, nel frattempo continua a tenersi in piedi con i soldi dei contribuenti. L’ultima maxicifra elargita dagli enti è quella delle quote di partecipazione all’Egato, pari a poco meno di 600mila euro. Con la metà di questi sarà pagato il personale della segreteria tecnica dell’Ato. Ma è evidente che, in questo contesto, un sostegno incondizionato da parte delle varie amministrazioni comunali potrebbe venir meno. Del resto, continuare a investire – se di investimenti si può parlare – in una società che rischia di essere dichiarata insolvente da un momento all’altro. 

Il grande paradosso che i cittadini sicuramente faticheranno a capire è per quello relativo all’ultima tranche degli obiettivi fissati per il 2023. Talete, difatti, ha in programma di spendere la bellezza di 8 milioni di euro per progetti e interventi di varia natura. Questo malgrado le parole del presidente della Provincia Romoli, che ha agitato lo spettro della consegna dei libri in tribunale già il prossimo febbraio. Nello specifico, i soldi messi a budget sono 7 milioni e 735mila euro, con i quali tecnici e politica intendono realizzare e stringere un accordo di collaborazione con l'Istituto superiore di sanità (75mila euro) per le problematiche inerenti la qualità delle acque destinate al consumo umano dovute al superamento dei parametri di arsenico e altri metalli, un altro accordo con l’Iss per lo svolgimento delle attività aggiuntive per il Psa (350mila euro), un intervento da 1 milione al polo di depurazione di Civita Castellana, manutenzioni da 2 milioni e 300mila per il miglioramento del servizio idrico e la riduzione delle perdite di rete e, per finire, 4 milioni per la realizzazione e l’adeguamento delle reti fognarie e dei depuratori.

In tutti i casi, Talete conta di ottenere corposi finanziamenti dalla Regione Lazio, che però non ha ancora risposto e non è detto che lo faccia. Dulcis in fundo, anche la privatizzazione avrebbe il suo costo. Per avviare le procedure, infatti, è prevista una spesa da 372mila euro. Ad oggi, questo rimane ancora un mero libro delle buone intenzioni. Di certo c’è solo un particolare: vogliono privatizzarla ma, finora, se Talete non ha ancora fatto crac lo si deve soltanto alle ingenti quantità di denaro pubblico versati nelle sue casse. 

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