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Domenica, 25 Febbraio 2024
E NOI PAGHIAMO

Talete sta per fare crac ma i Comuni sganciano mezzo milione per l'Egato: solo il personale costa 300mila euro

Il futuro di Talete è ancora tutto da decifrare ma i soldi dei Comuni intanto servono per pagare la segreteria tecnica dell'Ato

Non è ancora chiaro quale sarà il futuro di Talete, nonostante le dichiarazioni preoccupanti del presidente della Provincia, Alessandro Romoli, il quale ha agitato lo spettro del crac qualora non dovesse essere trovato un argine alle traballanti e pericolanti condizioni finanziarie in cui versa la società. Le strade, come ribadito ormai a perdifiato per quasi un biennio, sono solo due: privatizzazione o ricapitalizzazione. La prima comporta la cessione del 40% delle quote ad un socio privato, con i francesi di Suez (tramite la controllata Acea) in pole position per l’ingresso. Con tutto quel che ne comporterebbe: revisione, probabilmente al rialzo, delle bollette ed un occhio più ai conti che alla qualità del servizio, già scadente di per sè. La seconda imporrebbe invece l’immissione di nuovo capitale da parte dei soci pubblici, ossia i Comuni. Scenario non gradito a gran parte delle amministrazioni viterbesi, visto che si tratterebbe sostanzialmente di impiegare centinaia di migliaia di euro provenienti dai bilanci comunali per metterli in pancia ad un’azienda che ha già dimostrato di essere fragile come una foglia secca sui rami di un albero in pieno inverno, quando fuori infuria la bufera. 

Questo è il quadro. Finquando non sarà presa una decisione congiunta dalla politica, attuale gestore di Talete, è anche solo inutile tirare fuori l’argomento, anche perché si rischia di essere ripetitivi e spiegare in maniera quasi pappagallesca gli stessi identici concetti per la milionesima volta. Al momento, e questo lo si evince anche dalla relazione dell’ultima conferenza dei sindaci (di cui la nostra testata è in possesso), l’indirizzo è inequivocabile: procedere al più presto con la gara a doppio oggetto per individuare il socio privato e formalizzare il passaggio effettivo della società da completamente pubblica a mista pubblico/privata. Purtroppo per i sostenitori di questa soluzione, alcuni Comuni non sono affatto favorevoli all’ipotesi e faranno di tutto affinché la privatizzazione non diventi realtà. Questo perché, va detto, Talete ha fatto a sua volta di tutto per inimicarsi un bel gruppo di primi cittadini, spingendo per l’approvazione dell’atto d’indirizzo sulla cessione delle quote ad un privato proprio nel momento in cui il Comune di Viterbo ed altri enti non potevano essere presenti in quanto impegnati nelle elezioni amministrative. Motivo per cui è ancora in piedi un ricorso al Tar per annullare quell’atto. Una mossa astuta ma rischiosa, ordita dai due ingegneri Giancarlo Daniele e Salvatore Genova, che, giunti a questo punto, rischia di far affogare per sempre Talete.

Malgrado questo grottesco ed imprevedibile contesto giuridico, economico tecnico e politico, nel frattempo c’è comunque da garantire il funzionamento del servizio. In poche parole, nonostante Talete viva sul filo del rasoio e si barcameni tra la morte finanziaria ed un futuro di lacrime e sangue, vanno fatti tutta una serie di adempimenti obbligatori per far sì che la gestione della rete idrica proceda. In un modo o nell’altro. Per questo, notizia fresca fresca, il Comune di Viterbo ha già versato la bellezza di 120mila euro per garantire l’operatività della segreteria tecnica dell’Ato, l’ambito territoriale ottimale per la gestione integrata delle acque, l’organismo che manovra Talete (di cui tutti i comuni della provincia fanno parte) ed è a sua volta controllato dall’Egato. Altrettanto hanno dovuto fare tutti gli altri enti comunali, con le quote di partecipazione ripartite in base al numero di abitanti. In totale, la cifra che gli enti dovranno sganciare è pari a 590mila euro, più di mezzo milione. 

I quasi 600mila euro saltano fuori sommando le spese che l’Egato dovrà sostenere fino alla fine del 2023. Le uscite più corpose sono naturalmente quelle per il personale, che ammontano a 320mila euro, e per gli oneri riflessi (126mila). Ma figurano tra i costi anche le attività di gestione quali mezzi, locali, attrezzature, consumi, abbonamenti, aggiornamenti professionali, elaborazioni, pubblicazioni, adesione ANEA, eccetera (€ 45mila), le collaborazioni professionali, quindi consulenze, servizi tecnici e amministrativi (€ 86mila), le assicurazioni, i bolli e le tasse varie (€ 7mila) e l’eventuale contribuzione al funzionamento dell'Organismo Utenti e Consumatori (€ 5mila). Questo bel gruzzoletto sarà finanziato con le somme non spese nell'anno precedente per un importo di 34mila e, appunto, con proventi dei Comuni dell'A.to per l'importo di 556mila euro. E, se il costo del personale - calcolato tenendo conto dei costi contrattuali e degli oneri riflessi – vi fa storcere il naso, vi basti pensare che la segreteria tecnica non è nemmeno ancora completa. Questo perché, al fine di contenere il più possibile le uscite, è stato deciso di non mettere mano all’organico. 

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