Giovedì, 18 Luglio 2024
EVVIVA SANTA ROSA / Centro Storico

Grazie Gloria! Un addio da pelle d'oca

Ultimo straordinario trasporto per Gloria, la macchina di santa Rosa: i fazzoletti bianchi e le girate dedicate a chi non c’è più

Quando è arrivata per l’ultima volta sul sagrato del santuario, casa di Rosa, la città l’ha salutata commossa. È stato un trasporto carico di significati, emotivi, simbolici e non solo. Quello di quest’anno è stato forse il più trascendentale, un evento che ha legato chi è ancora in vita a chi non c’è più, facendo riabbracciare idealmente mariti e mogli, figli e genitori, fratelli e sorelle, amici e amiche. Un trasporto dedicato non solo al decennale del riconoscimento Unesco ma a tutti i viterbesi scomparsi negli ultimi anni. Lo dicono le targhe con i nomi dei defunti apposte sulla Macchina, che hanno sfilato insieme a lei. Il tutto suggellato, ancora una volta splendidamente, dalla forza travolgente dei facchini, che hanno accompagnato Gloria al suo ultimo ballo tra una folla oceanica. Da pelle d’oca il saluto della città, che ha salutato la sua Macchina con migliaia di fazzoletti bianchi sventolati per tutto il percorso.

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La lunga e febbricitante attesa della vigilia è stata spazzata via al primo "Sollevate e fermi" alla mossa in piazza San Sisto. Lungo via Garibaldi, fino alla sosta di Fontana Grande, le grida d’incitazione e di stupore hanno accompagnato lo sforzo dei 113 uomini in bianco capitanati da Sandro Rossi e Massimo Mecarini. Emozionanti le girate a piazza del Comune e piazza del Teatro, dedicate ai facchini scomparsi nel corso dell'anno: Antonio Scarponi, Luigi Scorzini, Rolando Venanzi, Luciano Scardozzi e Alessandro Radanich. Ma anche a persone e personalità che il Sodalizio ha sempre sentito sue come i due maestri Alessio Paternesi e Roberto Ioppolo, a Cesare Cencioni, vicepresidente dell'Avis di Viterbo morto prematuramente, a Mario Roselli, ex facchino e padre di un facchino, a Giancarlo Sabatini, ex presidente del Comitato Pianoscarano, a Cesare Laureti, ad Armando Costantini e infine a Ruben Ciarlanti, figlio del facchino Francesco morto a soli 22 anni.

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E sono stati loro a spingere la Macchina insieme ai facchini alla salita verso il santuario, dove i 12 metri di dislivello hanno richiesto un sacrificio possibile solamente grazie alla fede che arde nel cuore di ognuno di quei 113 uomini vestiti di bianco e con gli occhi carichi di passione. Le loro braccia sono rimaste ferme incollate alla base, mentre le loro gambe hanno spinto fino all’ultima dose d’energia per riportare Rosa a casa sua, lassù dove, ad attendere lei ed i facchini, c’erano i loro famigliari.

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È (orario) quando Gloria viene poggiata sui cavalletti e Sandro Rossi chiama il “Santa Rosa, fuori!”. I facchini escono da sotto la Macchina e si godono il tributo di una città intera, che ha accarezzato il suo simbolo nel mondo e l’ha fotografata, ammirata e pregata per una serata intera. Il vescovo Orazio Francesco Piazza, al suo primo trasporto, impartisce la benedizione. Rosa è a casa, nella casa di tutti i viterbesi. Al termine, i saluti e le lacrime di Raffaele Ascenzi, papà di Gloria. Lacrime di commozione piante da un uomo che, per 9 anni e 7 trasporti, si è dimostrato quasi sempre fermo e composto. Oggi saluta, ma domani chissà. Il suo nome potrebbe essere ancora legato al 3 settembre. Nel frattempo la città gli rende il giusto omaggio per tutte le emozioni vissute dal 2015 al 2023. Quello di Gloria è un addio, ma l’immagine di lei che sfila sulle spalle dei facchini in mezzo a migliaia di persone resterà per sempre negli annali.

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