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Venerdì, 24 Maggio 2024
EROI DIMENTICATI

Gli idoli traditi: tutti i viterbesi che hanno scritto la storia ma di cui la città si è dimenticata

Politici, militari, artisti, attori, inventori: i nostri concittadini d'eccellenza che meriterebbero di essere ricordati più spesso

Ne “L’importanza di chiamarsi Ernesto”, commedia teatrale di fine ‘800, Oscar Wilde scrisse: “La memoria è il diario che ciascuno di noi porta sempre con se”. Ricordare è importante e spesso anche bello, in particolare quando si ricorda una persona. Di contro, dimenticare a volte può farci bene, ma altre volte può essere un male. E quando si finisce per  dimenticare le persone, specie quelle che hanno lasciato il loro timbro nella storia, si commette un peccato madornale. Anche Viterbo ha i suoi “eroi traditi”, personaggi che hanno scritto a modo loro il proprio nome nel firmamento di cui però la città, col passare degli anni, si è via via dimenticata. Si tratta di politici, militari, artisti, attori, inventori. Nostri concittadini d’eccellenza che meriterebbero di essere celebrati più spesso e che invece, in alcuni casi, non hanno nemmeno una via a loro intitolata. Addirittura, di qualcuno si sono perse completamente le tracce, come se non fossero mai esistiti. C’è pure chi ha un luogo che porta il suo nome, ma non trova più di tanto interesse.

Ad esempio, pochi sanno che Mario Fani - il cui nome è tragicamente legato a quello di Aldo Moro e delle Brigate Rosse - era un viterbese. Fondatore della Società della Gioventù Cattolica, antenata dell’Azione Cattolica, morì nel 1869 a causa di una tremenda malattia polmonare contratta per salvare un bagnante che stava annegando a Livorno. Ma ancor meno persone sono a conoscenza del fatto che era un viterbese anche Crispino Bonagente, inventore dei rivoluzionari cingoli Bonagente, utilizzati per muovere l’artiglieria pesante dal 1904 alla fine della Grande Guerra da tutti gli eserciti mondiali. Era viterbese anche il padre della museografia archeologica in Italia, Franco Minissi, storico docente di Architettura della Sapienza ed esperto dell’Unesco per il restauro. Sempre in campo archeologico, un nome noto è quello di Romualdo Moscioni, pioniere della fotografia che ha regalato al mondo le ultime foto delle aree archeologiche di Roma prima delle trasformazioni urbanistiche di fine Ottocento. E come non menzionare Giuseppe Moccia, al secolo “Pipolo”, regista di film cult come “Ragazzo di campagna”, “Grandi magazzini”, “Il bisbetico domato” e “Attila flagello di Dio”. A quest’ultimo è dedicato il premio “Pipolo” del Tuscia Film Fest. 

Ha portato in alto il nome di Viterbo e della Tuscia anche Gavino Polo, pittore, storico dell’arte e didatta che ha i meriti di aver fatto conoscere al grande pubblico i nomi di Matteo Giovannetti e Egidio da Viterbo, altri illustri concittadini. Esattamente come Vincenzo Fani Ciotti, per tutti semplicemente “Volt”, poeta e scrittore futurista che riuscì a stregare una mente raffinata come quella di Filippo Tommaso Marinetti. Sia Polo che Volt, ad oggi, sono caduti in una sorta di limbo, in particolare il secondo per via delle sue inequivocabili simpatie per il fascismo. Eppure i loro nomi sono parte della storia del Paese e la città dovrebbe fare di tutto per tener vivo il loro ricordo. Così come bisognerebbe valorizzare la figura di Carlo Vincenti, da molti indicato come l’antesignano della poesia visiva italiana nonché tra i primi testimoni della sperimentazione artistica a cavallo tra gli anni ‘60 e ‘70. Per altri motivi, forse per la sua appartenenza al Rosacroce, è caduto nell’oblio anche Vincenzo Bianchini, artista e medico le cui opere sono custodite ancora oggi in Iran, Algeria, Congo e Kurdistan. 

Tra gli intellettuali viterbesi, poi, figurano nomi del calibro di Raffaello Ramat, critico letterario, partigiano e professore di letteratura italiana presso l’Università di Firenze. Fondatore della rivista “Argomenti”, per la quale scrissero anche Eugenio Montale e Piero Calamandrei. Un personaggio che meriterebbe senz’altro un ricordo migliore del nulla odierno. Lo stesso vale per Cesare De Silvestri, psichiatra e psicoterapeuta che ha l’immenso merito di aver contribuito alla diffusione della  prospettiva psicoterapeutica cognitivo-comportamentale di Albert Ellis.

Quanto ai politici, sono diversi i viterbesi d’eccellenza. A cominciare da Adolfo Battaglia, ministro dell’Industria nei governi Goria, De Mita e Andreotti IV. Ci sono anche due membri dell’Assemblea Costituente, ossia padri della Costituzione e della Repubblica: Mario Merighi (celebre tisiologo) e Giulio Perugi (generale di divisione durante la II guerra mondiale). Figure quasi sconosciute al pari di Aldo Urbani, formidabile pilota militare che arrivò a ricoprire il ruolo di capo di stato maggiore dell’Aeronautica. Discorso diverso per Francesco Carnevalini, militare italiano insignito della medaglia d’oro al valor militare nel corso della guerra d’Etiopia. A lui venne intitolato un quartiere, l’odierno Pilastro, che cambiò denominazione nel dopoguerra. Infine non si può glissare su Giuseppe Savastano, carabiniere viterbese ucciso dai comunisti del Colp a Siena nel 1982 durante un controllo di routine. A lui sono intitolate varie vie nella provincia.

Silvio Laurenti Rosa, Aldo Nicodemi e Carlo Giustini-2

Tra gli idoli viterbesi ci sono anche Carlo Giustini, Silvio Laurenti Rosa e Aldo Nicodemi. Il primo recitó in oltre 50 film, anche al fianco di Alberto Sordi, ma di lui si persero le tracce negli anni ‘70. Figura per certi versi incredibile quella di Laurenti Rosa, prima regista antibolscevico e poi comandante partigiano. La sua vita ha ricalcato la trama del suo capolavoro, Katiuscia, dove alla fine i protagonisti terminano i loro giorni nell’indigenza. Assurda anche la vita di Nicodemi, ricordato per aver interpretato Mario Pontmercy ne “I Miserabili” e morto a soli 44 anni in un incidente stradale sull’Aurelia. 

Non mancano nemmeno gli sportivi. Ogni viterbese conosce Leonardo Bonucci, ma pochi sanno che il primo calciatore nato a Viterbo a vestire la gloriosa maglia della Juventus è stato Leonida Bietti, di cui purtroppo si sa pochissimo. Seguì le orme di Bietti il roccioso mediano Giuseppe Valenti, arrivato a indossare le maglie di Lazio, Lecce, Bari, Brescia e Reggiana tra il 1928 e il 1939. Non solo calcio, però, perché merita di essere citato anche Florio Marsili, strepitoso nuotatore e canottiere conosciuto nella Roma giolittiana deceduto durante la prima guerra mondiale, dove si battè al fianco di Enrico Toti, morto due settimane prima di lui. 

Infine, c’è chi è stato celebrato con l’intitolazione di un luogo ma sarebbe il caso di ricordare molto più spesso. Ad esempio Francis Leoncini, pluridecorato aviatore conosciuto come uno dei migliori piloti che l’Italia abbia mai visto. Oppure Adolfo Marini e Fiorenzo Ramacci, entrambi medaglia d’oro al valor militare. Tutti viterbesi di cui, purtroppo, i viterbesi stessi stanno perdendo la memoria.

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