Domenica, 14 Luglio 2024
FUGA DI CERVELLI

Viterbesi popolo di migratori: in 12mila sono all'estero, (quasi) tutti tra i 18 e i 34 anni

37 cittadini ogni mille vivono fuori dalla Tuscia: ad andarsene sono soprattutto i giovani

Sono sempre di più i viterbesi che decidono di andarsene all’estero. Una vera e propria fuga dalla Tuscia, che offre senz’altro un ricco patrimonio culturale e ambientale ma, di certo, non è in grado di soddisfare le esigenze dei suoi figli, in particolare quelle dei più giovani. Fuga di cervelli o di braccia, diaspora, esodo di massa. Il fenomeno può essere ribattezzato con qualsivoglia termine, ma il risultato non cambia. Le città, specialmente i centri urbani più piccoli, si svuotano e questo ha un effetto che si ripercuote su altri aspetti sociali come, per esempio, il lavoro.

Secondo le tabelle riassuntive del Viminale, i viterbesi iscritti all’Aire sono attualmente 11994. A riprova del fatto che negli ultimi anni si è verificato un incremento ci sono i confronti con il 2021 (10811 iscritti), il 2016 (8351) e col 2009 (5mila iscritti). I migrantes della Tuscia sono divisi in misura quasi eguale tra donne e uomini, anche se a prevalere, seppur di poco, sono le prime. Interessante la ripartizione per fasce di età, dove si evince che la maggioranza di quelli che hanno deciso di lasciare il Viterbese sono per la maggiore cittadini tra i 18 e i 34 anni, ossia il 24,8% del totale. Ma anche gli adulti fanno le valigie, in particolare quelli tra 35 e 49 anni, (23,9%). Alto anche il numero dei minorenni, che rappresentano il 17,8% degli emigrati nostrani. Più rare le partenze nella fascia d’età compresa fra i 50 e i 64 anni (16,9%), così come quelle tra gli over 64 (16,5%). 

Secondo gli ultimi report, le famiglie viterbesi attualmente residenti all’estero sono poco meno di 5mila, 4818 per la precisione. Ciò significa che in tantissimi  decidono di partire sa soli e, infatti, il 58% dei nostri concittadini iscritti all’Aire è celibe o nubile. I coniugati sono il 35,6%, mentre i divorziati il 3,1%. C’è anche qualche vedovo, il 2,1% nel complesso. Un insieme di numeri che rende la Tuscia la sesta provincia in Italia per numero di migranti in percentuale sulla popolazione, che tra l’altro è la migliore performance all’interno dello studio sulla qualità della vita condotta da Il Sole 24 Ore. 

Come detto, però, c’è il risvolto della medaglia, che non è affatto positivo. Il fatto che molti viterbesi se ne vadano implica che diminuisca la forza lavoro e, infatti, la Tuscia è tra le province con saldo negativo tra pensionati e lavoratori. Nel 2022 le pensioni erogate sono state 126mila, mentre la popolazione attiva sul posto di lavoro si è fermata a 115mila. È evidente che non ci sia un ricambio generazionale, visto che mancano esattamente 12mila lavoratori, pressappoco lo stesso numero degli italiani residenti all’estero. Come la statistica insegna, non si tratta di una coincidenza. 

Viterbo perde così, di anno in anno, i suoi cittadini, specialmente quelli più giovani che, anziché costruirsi un futuro vicino casa, preferiscono prendere il primo biglietto aereo per tentare la fortuna fuori dai confini nazionali.  È sotto gli occhi di tutti come la politica locale, in questi ultimi anni, abbia praticamente ignorato la questione, non facendo assolutamente nulla per trattenere chi, scoraggiato dalle prospettive di un futuro grigio, decide di ripartire da zero all’estero. Che manchi una visione è certo, ma non è ancora troppo tardi per invertire la rotta.

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