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IL CASO

Stadio, Frontini-Aronne: "Deve essere accatastato, noi non possiamo farlo". Ma le carte raccontano un'altra storia...

Il Rocchi risulta già nel catasto, a differenza di quanto affermato da sindaca e assessore nel consiglio comunale straordinario. Inoltre, in una lettera della Regione a palazzo dei Priori, si legge: "Qualora non risultasse censito, è il Comune ad avere l'obbligo di accatastarlo"

Colpo di scena nella questione stadio, l'ennesimo di questa storia. Durante il consiglio comunale straordinario di giovedì, la sindaca Chiara Frontini ha dichiarato quali saranno gli intenti del Comune: "Acquisire la proprietà al 100% del Rocchi e fare la gara una volta superati i tempi di accatastamento perché, come sapete, quando siamo arrivati abbiamo trovato l'impianto non accatastato. Verosimilmente, però, sarà impossibile far giocare chi vincerà la gara entro questo campionato". Eppure le carte ufficiali, di cui ViterboToday è in possesso, racconterebbero un'altra versione rispetto a quella della prima cittadina. Non solo. Anche le parole pronunciate sempre in aula dall'assessore Emanuele Aronne ("Lo stadio deve essere accatastato e non lo può accatastare il Comune ora, altrimenti lo avremmo già fatto") non trovano riscontro negli atti.

Lo stadio Enrico Rocchi di via della Palazzina non è interamente di proprietà comunale. La Regione detiene una porzione della struttura, composta dagli immobili. Tramite un emendamento presentato e firmato dai consiglieri regionali viterbesi Daniele Sabatini ed Enrico Panunzi, la Pisana ha concesso al Comune la possibilità di riscattare al 100% la proprietà dell'impianto, "cedendo" gratuitamente la sua parte. Frontini, dal 4 novembre, può infatti procedere al riscatto, ma ancora non lo ha fatto subordinando il tutto a "superati i tempi di accatastamento". Tuttavia,stando a una visura catastale datata 19 gennaio, ieri, il Rocchi figura essere già accatastato al foglio 168, particella numero 1, sotto la categoria D6 (fabbricati e locali per esercizi sportivi). 

E, stando alla lettera inviata sempre lo scorso novembre a Chiara Frontini e al dirigente del settimo settore Stefano Peruzzo dalla direzione regionale politiche giovanili e sport, riguardo all'accatastamento viene specificato: "Resta inteso che, qualora gli immobili da acquisire ovvero da assumere in comodato d'uso non risultassero censiti in catasto, il Comune avrà l'obbligo di effettuare, preventivamente e a sua cura e spese, le relative pratiche di accatastamento e di attestare, con proprio provvedimento, la conformità urbanistica, edilizia e catastale dei medesimi immobili". Insomma, a quanto pare, tutt'altro rispetto a: "Non possiamo farlo, altrimenti lo avremmo già fatto". Alla missiva, inoltre, pare che la sindaca non abbia mai risposto. 

A quali "tempi di accatastamento", quindi, fa riferimento Frontini? Per quale motivo il Comune non avrebbe dato seguito al riscatto del 100% dello stadio e perché non avrebbe risposto alla lettera inviata dalla Regione? Sulla base di cosa Frontini dice che "lo stadio non era accatastato al momento del nostro arrivo"? Sindaca e assessore Aronne, inoltre, per inciso, non hanno dato nemmeno una risposta esaustiva alla domanda sulla precedente manifestazione d'interesse, quella andata poi al macero a causa delle presunte "irregolarità" della Favl Cimini Viterbo, che tanto ha fatto infuriare Piero Camilli.  

Dalle carte, ammesso e non concesso che ce ne siano altre che possano avvalorare la versione di palazzo dei Priori, si evince non solo come lo stadio Rocchi risulti accatastato ma anche che, qualora non lo fosse stato, sia compito del Comune provvedere alla messa in regola. Tecnici amministrativi interpellati dalla nostra testata, in aggiunta, si dicono certi che l'accatastamento attuale, anche nel caso in cui fosse parziale, sarebbe comunque sufficiente per procedere con le azioni che la giunta comunale ha dichiarato di voler portare avanti, quindi manifestazione d'interesse per l'affidamento dello stadio e quant'altro.

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