L'AGGRESSIONE

Detenuto punta un coltello contro il comandante della penitenziaria a Mammagialla

Ha tentato di aggredire il poliziotto dopo aver chiesto un colloquio: bloccato da altri due agenti

Ha puntato un coltello contro il comandante della polizia penitenziaria del carcere di Mammagialla. Una tentata aggressione ai danni di Daniele Bologna da parte di un detenuto del penitenziario di Viterbo che, dopo aver chiesto e ottenuto un incontro con l'agente, avrebbe estratto un coltello artigianale per ferirlo.

L'episodio risale alla serata di mercoledì 20 marzo ed è avvenuto nell'ufficio del comandante, dove prontamente sono intervenuti altri due poliziotti che sono riusciti a bloccare il detenuto. Un tentativo di aggressione subito sedato dunque, ma nella colluttazione i due agenti avrebbero riportato lievi ferite.

Il detenuto, già segnalato come problematico, è poi stato riportato in cella. I sindacati di polizia penitenziaria definiscono "precarissima e pericolosissima la situazione del carcere di Viterbo", da poco intitolato a Nicandro Izzo, agente della penitenziaria ucciso dalla camorra. Su 348 poliziotti previsti, sono in servizio solo 155 circa. Ieri la manifestazione unitaria dei sindacati in tutto il Lazio, anche davanti ai cancelli di Mammagialla.

"In questi ultimi mesi, se non dire anni, abbiamo cercato di spiegare in quale buco nero è finito il nostro sistema carceri in termini di ordine, sicurezza e trattamento ma anche non tralasciare quello sanitario - commenta Daniele Nicastrini, segretario regionale dell'Uspp -. Nella regione Lazio sono ubicati oltre 6mila 500 detenuti in 4mila 800 posti. Una buona parte con problemi di carattere psichiatrico, dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari sostituiti dalle Rems, insufficienti a reggere le migliaia di richieste, impossibili da accontentare, che impone la permanenza nelle sezioni detentive insieme a tanti altri detenuti con altri problemi, che vanno dalla illegalità di atti ad atteggiamenti etero aggressivi nei confronti dei loro stessi compagni di detenzione e nei confronti del personale.

Allo stesso tempo l'amministrazione penitenziaria nel ridefinire l'organico della polizia penitenziaria con un nuovo decreto ministeriale, invece di prevedere incrementi che chiediamo da tempo, di fatto taglia di netto nella sola regione Lazio oltre 100 unità complessive, da 3mila 633 a 3mila 538, con ricadute praticamente su tutte gli istituti. A questo si aggiunge che per loro scelta tagliano anche gli organici dei nuclei traduzioni: addirittura oltre 190 unità dalla loro istituzione, che risale al 1996.

Questo taglio sull'organico previsto, per precisazione, non cambia la situazione catastrofica della carenza evidenziata in questi giorni nei comunicati unitari, dove anche Uspp Lazio è firmataria, anche se l'effetto dei oltre meno 900 ad oggi in base a questa “macabra magia” del Dap porterebbe la carenza a 800 in meno.

Nel frattempo arrivano le comunicazioni dalle direzioni degli istituti penitenziari che il piano delle ferie è seriamente a rischio non potendo concedere più di 10/12 giorni dopo un anno di lavoro giocato al massacro sulle spalle dei colleghi, dove continuano a subire aggressioni: ultimo caso a Viterbo nei confronti dello stesso comandante. Si registrano turni di servizio con zero personale presente nelle sezioni detentive di notte in alcuni istituti o un agente per trecento detenuti per reparto detentivo. Non mancheremo di farci sentire", conclude Nicastrini.

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