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Domenica, 23 Giugno 2024
CRONACA

"Ti sei fatta scappare il pesce", e prende a pugni la fidanzata. Poi aggredisce il padre e il fratello di lei

Viterbese 33enne arrestato due volte in pochi giorni. Alla ragazza, a cui ha bruciato anche i vestiti, ha intimato di dire di essere caduta sugli scoglie

Picchia la fidanzata che si era fatta scappare un pesce dalla canna, poi aggredisce il padre e il fratello minorenne di lei. Guai "a catena" per un 33enne viterbese che ha preso a botte la compagna sul lago di Bolsena per aver sbagliato a pescare, per poi alzare le mani su suocero e cognato qualche giorno dopo a Viterbo.

Quest'ultimo episodio risale a lunedì scorso, 27 maggio. Intorno alle 21 l'uomo si è presentato sotto casa della fidanzata 21enne, alla Capretta, dove ha iniziato a discutere con il padre e il fratello della ragazza, finché non li ha aggrediti. Per i due, che hanno riportato diverse lesioni e ferite e sono stati soccorsi dal 118 che li ha portati in ospedale, circa trenta giorni di prognosi. Per placare gli animi, invece, sono dovute intervenire sia le volanti della polizia che, in supporto, i carabinieri.

Ieri mattina, mercoledì 29 maggio, dopo aver trascorso la notte nelle camere di sicurezza della questura di Viterbo, il 33enne è comparso davanti al giudice Jacopo Rocchi per la convalida dell'arresto per lesioni. Rimesso in libertà in attesa della prima udienza del processo, fissata per il 6 giugno, ha chiesto scusa per il suo comportamento e si è impegnato a seguire un percorso psicologico per il controllo della rabbia.

Alla base dell'aggressione a suocero e cognato la denuncia sporta dalla 21enne, presa a calci e pugni dal fidanzato sulle sponde del lago di Bolsena perché si era fatta scappare un pesce durante una battuta in notturna. È il 13 maggio, al "Fosso" a Grotte di Castro la coppia sta trascorrendo la serata nei sacchi a pelo praticando la pesca, passione che condividono. Durante la notte il segnalatore di una canna si attiva, la ragazza si alza ma non fa in tempo a tirare su l'amo che il pesce si libera. Scoppia la lite con il 33enne, che poi la aggredisce fino a bruciarle i vestiti.

La giovane corre in auto, si chiude dentro e chiede aiuto. Intervengono i carabinieri, a cui poi dirà che quello non è il primo episodio violento subito, e il 118. L'uomo prova a far scendere la compagna dall'ambulanza, ma i sanitari riescono a portarla in ospedale dove le riscontrano una frattura al polso e le danno trenta giorni di prognosi. Il fidanzato le avrebbe anche rivolto frasi del tipo: "Stai attenta a quello che dici, di' che sei cascata sugli scogli". Viene arrestato mentre dice ai carabinieri: "Sono cresciuto a Tor Bella Monaca, non mi fate paura". Poi viene rimesso in libertà dal giudice che dispone il divieto di avvicinamento (500 metri) e il braccialetto elettronico. Il procedimento per lesioni e maltrattamenti ai danni della fidanza è "autonomo" rispetto a quello nei confronti di suocero e cognato.

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