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Domenica, 23 Giugno 2024
LA DECISIONE DEL GIP

Riempie di botte la fidanzata che si era fatta scappare un pesce, arrestato: "Ha tentato di strangolare il padre della ragazza"

Il 33enne è finito ai domiciliari con il braccialetto elettronico, la gip: "Indole violenta e maltrattamenti perduranti" 

Finisce ai domiciliari il 33enne viterbese che ha prima riempito di botte la compagna che si era fatta scappare un pesce dalla canna durante una battuta sul lago di Bolsena, per poi aggredire a Viterbo il padre e il fratello minorenne della ragazza. Già con il divieto di avvicinamento alla vittima e ai suoi familiari (500 metri) e con il braccialetto elettronico, la gip Rita Cialoni, su richiesta del pm, ha disposto l'aggravamento della misura. Arresti domiciliari con il braccialetto elettronico per "pericolo - scrive il giudice nell'atto datato 29 maggio - di reiterazione di analoghi reati". Il gip, inoltre, sottolinea "l'indole violenta e non rispettosa delle prescrizioni imposte" del 33enne.

Quanto accaduto intorno alle 4,30 del 13 maggio sulle sponde del lago di Bolsena, al "Fosso" di Grotte di Castro, sarebbe stato solo l'apice di una serie di violenti episodi di cui la ragazza, una 21enne che già un anno fa aveva denunciato il compagno - convivente, sarebbe stata vittima. Gli inquirenti hanno ricostruito maltrattamenti "perduranti", che avrebbero fatto vivere la giovane "in uno stato continuo di coazione psicologica". Il fidanzato avrebbe dato "in escandescenze per futili motivi o per gelosia, ingiuriandola con frasi tipo "deficiente e handicappata", nonché percuotendola anche con calci, pugni o tirandole contro degli oggetti, quali il cellulare, provocandole lesioni".

L'ultima aggressione risale al 13 maggio, con il 33enne che avrebbe perso la ragione durante una battuta di pesca sul lago di Bolsena perché la compagna avrebbe fatto slamare un pesce dalla canna. "Si è scagliato violentemente contro di lei, colpendola su tutto il corpo con calci e pugni per poi raggiungerla nell'auto dove era riuscita a rifugiarsi e continuare a colpirla", ricostruiscono gli inquirenti. La 21enne chiama il 112 e, in lacrime, chiede aiuto. Quando i carabinieri arrivano sul posto la trovano nella macchina "in evidente stato di agitazione psicofisica. Presentava - riportano - segni di percosse sul corpo, con perdita ematica dal naso, graffi sulla guancia sinistra, sulle braccia e sulle gambe, nonché un evidente gonfiore al polso della mano sinistra". Lesioni per cui i medici daranno trenta giorni di prognosi.

Eppure ai militari la ragazza dirà, in un primo momento, di essere caduta. "Ma al contempo - rilevano i carabinieri - guardava in direzione dell'indagato". Stando a quanto ricostruito, infatti, il 33enne le avrebbe anche rivolto frasi del tipo: "Stai attenta a quello che dici, di' che sei cascata sugli scogli". Inoltre avrebbe preteso, "con fare aggressivo", di farla scendere dall'ambulanza intervenuta per portarla in ospedale e si sarebbe rivolto ai carabinieri "in modo arrogante": "Sono cresciuto a Tor Bella Monaca e non mi fate paura", gli avrebbe detto.

Poi ci sono le aggressioni ai danni del fratello minore e soprattutto del padre della 21enne, avvenute tra il 24 e il 27 maggio scorsi alla Capretta a Viterbo. Nonostante il divieto di avvicinamento, il 33enne avrebbe seguito e ostacolato l'auto del suocero in transito fino a sbarrargli la strada. A quel punto, riportano gli inquirenti, lo "ha colpito al volto ponendo in essere un tentativo di strangolamento per poi strappargli di mano il telefono che ha calpestato per impedire all'uomo di chiedere aiuto". Il giorno dopo, come se non bastasse, in ospedale, dove entrambi erano finiti (per il padre 30 giorni di prognosi), avrebbe posto "in essere un'azione intimidatoria accusando con fare minaccioso il suocero di averlo menato". Inoltre, fuori dal pronto soccorso, avrebbe rivolto "epiteti ingiuriosi nei confronti della moglie dell'uomo", che poi avrebbe trovato l'auto del marito "fortemente danneggiata". Azione che il 33enne avrebbe preannunciato dicendo: "Vai a vedere che bella sorpresa ti ho fatto alla macchina...".

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